Governo, nervi tesi su autonomia e grandi opere. La Lega: "Basta no, M5S rispetti accordi"

Pubblicato domenica, 21 luglio 2019 ‐ La Repubblica.it

Dopo l'attacco dei governatori di Veneto e Lombardia in seguito all'accordo al ribasso, ma non ancora sancito, raggiunto venerdì scorso sull'Autonomia, si allungano le ombre sulla vita dell'esecutivo gialloverde. Il premier Giuseppe Conte non ci sta, ma non si presta a repliche ufficiali, pur rivendicando con i fedelissimi la validità del suo operato.

 

I nervi sono tesissimi e non è un buon preludio per il vertice di domani a palazzo Chigi, dove Conte avrà più grane da affrontare. Prima di tutto dovrà tentare di riportare la pace tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini.


Oltre all'Autonomia, ci sono altri nodi da sciogliere, come quello sulle grandi opere. E, sullo sfondo, rimane il caso dei presunti fondi russi alla Lega, su cui Salvini è stato chiamato dalle opposizioni a rispondere in Parlamento. Vediamo uno per uno i principali motivi di scontro tra i due soci di governo.
Moscopoli e l'ipotesi di un intervento di Salvini al Senato  Al momento non ci sarebbero stati contatti tra Salvini e il premier Conte, né tantomeno con Di Maio. Lo snodo potrebbe esserci mercoledì quando alla Camera si dovrebbe votare la fiducia sul dl sicurezza e al Senato parlerà il presidente del Consiglio Conte. E non è un caso che Salvini stia valutando di intervenire proprio mercoledì in aula al Senato, poco dopo le comunicazioni del premier sul Russiagate. Il leader non ha mai dato la disponibilità di riferire e potrebbe scegliere il colpo di teatro, seduto dai banchi di Palazzo madama come senatore semplice, per rubare la scena a Conte e alla fine, ripetere quanto dice giorni: "La Lega non ha mai preso un rublo...". Per ora, però, la possibilità che Salvini possa riferire dopo il premier non viene confermata.  

Vertice sull'autonomia lunedì

Ma già dal vertice di lunedì sull'autonomia si capirà di più. Conte tenterà di chiudere proprio sull'Autonomia e portare l'intesa nel prossimo Cdm. Il 25 luglio potrebbe infatti essere il giorno decisivo, in cui si deciderà il futuro del governo. E intanto la base spinge: "Ora il dubbio non è più se rompere ma quando", ripete una fonte parlamentare, "ma sarà Salvini a decidere". Il vicepremier della Lega non ha ancora staccato la spina. E il timore tra diversi 'big' del partito di via Bellerio è che non è detto che poi alla fine lo faccia.rep Approfondimento L'ira di Conte: “Attacchi inqualificabili, giovedì si decide sul governo” di TOMMASO CIRIACO Tav e grandi opere
Se il M5s ha dato il via libera in commissione all'iter del decreto sicurezza bis, che domani approderà alla Camera, il clima è tornato infuocato sulle infrastrutture. La Lega attende risposte su Tav e grandi opere. Mentre il ministro Toninelli confermava qualche giorno fa che l'iter della Gronda di Genova è sospeso in attesa della revoca della concessione ad Autostrade, sulla Tav è tornato alla carica stamattina Salvini, dopo l'azione dei No Tav a Chiomonte: "Chi attacca la polizia e il cantiere della Tav in Valsusa attacca tutta l'Italia: le divise sono il simbolo di chi difende la sicurezza dei cittadini perbene, l'alta Velocità è l'emblema di un paese che vuole andare avanti e non indietro". E conclude: "Nessuna tolleranza per i criminali mi aspetto condanne inequivocabili da tutti gli schieramenti politici. Basta ambiguità: ora controlli a tappeto, arresti e accelerazione dei lavori". Ancora più chiaro il capogruppo leghista alla Camera  Riccardo Molinari: "Grazie ai 'No' dei 5 stelle alle opere il Paese ha perso gia' abbastanza tempo. La smettano di trovare ancora scuse sul Tav, che invece va realizzato nel rispetto del contratto di governo e degli accordi internazionali. Ora avanti tutta senza 'se', senza 'ma' e senza ulteriori ritardi per consentire agli italiani di viaggiare di piu' e meglio, spendendo e inquinando meno". Flat tax e salario minimo
Sul salario minimo interviene oggi Di Maio, promettendo alla sua base che la legge si farà: "Vi diranno tutti che non si può fare, semplicemente perché non lo vogliono fare - scrive su Facebook -  mentre in 22 paesi europei già è legge da molti anni. Parlano facile certi politicanti con il portafogli gonfio e stipendi da quasi 15 mila euro al mese... Ma noi non ci arrendiamo e vi prometto che presto diventerà legge anche in italia. Si chiama salario minimo orario: se hai un lavoro, non puoi prendere meno di 9 euro lordi l'ora. Altrimenti non è lavoro, è schiavitù! questa non è solo una legge del m5s, è molto di più. È Una battaglia di tutti, è una battaglia di civiltà! basta stipendi di 500-600 euro al mese". Ma la Lega continua a mantenere perplessità nei confronti del provvedimento. "L'unica cosa che non si può fare in questo momento è aumentare i costi alle aziende", ha detto di recente il viceministro leghista all'Economia Massimo Garavaglia. Viceversa il M5s continua a rimanere tiepido sulla flat tax, al punto da scatenare lo scontro con la Lega sulle coperture della riforma. Durigon: "Pronti ma a costi invariati per Pmi"
"Il salario minimo fa parte del programma della Lega delle elezioni del marzo 2018, abbiamo condiviso con il M5S di inserirlo nel contratto di Governo per dare risposte ai lavoratori e alle aziende. Nel nostro Paese c'è una forte contrattazione collettiva e, nonostante questo, il fenomeno dei contratti che fanno dumping è ancora palesemente evidente". Lo dice il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon che si dice pronto al salario minimo ma "a costi perlomeno invariati per le Pmi" perché "è necessario, per creare lavoro dignitoso, dare sostegno alle piccole e medie imprese, incentivandole e non creando nuovi costi".


"Siamo convinti - prosegue - che è necessario fissare dei limiti di paga di inserimento al lavoro cosi quanto è necessario legiferare sulla rappresentanza sindacale e datoriale che 'permetterebbe di mettere fine, una volta per tutte, al dumping contrattuale'. Non esistono stipendi orari a 2 o 3 euro imposti dalla contrattazione collettiva".


" Sono molti i lavoratori che debbono essere tutelati ad avere una busta paga dignitosa e su questo è necessario non solo un intervento normativo, ma anche di sostegno e copertura per l'aziende che ad oggi si ritrovano con costo del lavoro altissimo e rischierebbero degli stati di crisi per un ulteriore aumento del salario. Lavoratori ed aziende devono andare di pari passo, non possiamo permetterci altri stati di crisi che fino ad oggi sono stati gestiti passivamente con la reintroduzione degli ammortizzatori sociali.", conclude in una nota.

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