Foodora dovrà pagare a 5 ex rider stipendi e contributi

Pubblicato venerdì, 11 gennaio 2019 ‐ Wired.it

Ribaltata in parte in appello la sentenza sul ricorso di alcuni ex fattorini di Foodora contro la multinazionale delle consegne del cibo a domicilio. I giudici della Corte di appello del tribunale di Torino hanno condannato la app di food delivery (che nel 2018 ha chiuso le attività in Italia e si è fusa con Glovo) a rifondere cinque ex corrieri di una somma parametrata sul contratto collettivo della logistica e dei trasporti, per compensare paghe e contributi previdenziali di cui non avevano potuto beneficiare a causa del rapporto di lavoro autonomo instaurato allora con la app. Il verdetto in parte rovescia le conclusioni del giudizio di primo grado. L'11 aprile 2018 i giudici avevano respinto del tutto le richieste di sei ex fattorini della piattaforma tedesca.Cinque di loro hanno impugnato il verdetto. Il giudizio d'appello riconosce ai lavoratori un risarcimento per il loro operato. Nello specifico, interviene sull'aspetto monetario, basando la retribuzione su parametri identici a quelli dei contratti collettivi nazionali e ancorando quindi il pagamento di queste prestazioni agli standard del settore. Un principio innovativo nel campo della gig economy. Foodora dovrà versare ai cinque ex corrieri quando dovuto sulla base di stipendio e contributi previdenziali previsti dal quinto livello del contratto collettivo nazionale della logistica e dei trasporti. Quello a cui i fattorini italiani guardano per stabilizzare la propria posizione con le app di consegna di cibo. La multinazionale quindi dovrà versare anche ferie, tredicesima e malattia, come se si trattasse della busta paga di un lavoratore dipendente. E non di un autonomo, com'è considerata la figura del corriere delle app.Inoltre Foodora dovrà indennizzare i ricorrenti di un terzo delle spese legali, nella somma di 15.840 euro per il primo grado e 10.400 euro per il secondo grado.La sentenza di appello accoglie solo in parte le istanze dei corrieri. I lavoratori avevano anche chiesto il reintegro, con il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, e un indennizzo per la violazione della privacy legata all'uso della app. Due istanze respinte, come è avvenuto nel primo grado.“È in parte una vittoria. Si è deciso di trattare i fattorini come fattorini, pagandoli come da contratti colletivi e applicando l'articolo 2 del Jobs Act. Hanno respinto le istanze su sicurezza, licenziamento e privacy, capiremo dalle motivazione perché. Questo è un primo traguardo. Ci sono voluti due gradi di giudizio ma ci siamo arrivati”, le parole dell'avvocato dei fattorini, Giulia Druetta, raccolte a margine della sentenza da Wired.Su Facebook Deliverance Project, la rappresentanza autonoma dei corrieri, commenta: “Vittoria parziale. Ma pur sempre una vittoria! Foodora è stata condannata a pagare secondo gli standard fissati dai contratti collettivi nazionali, però non deve essere la sola adeguarsi a questi standard. Glovo, Deliveroo, Uber Eats, Just Eat e ogni altra compagnia che finora si è arricchita sulle spalle di migliaia di lavoratori e lavoratrici dovrà pagare e riconoscere rapporti di lavoro subordinati e relative tutele”.Il processo di Torino è iniziato dopo che sei ex lavoratori hanno chiesto il reintegro e la stabilizzazione. Collaboratori dell'azienda e coinvolti nelle proteste del settembre 2016 contro le condizioni di lavoro di Foodora, dopo pochi mesi, alla scadenza del contratto, non era stato offerto loro il rinnovo.

Tag: #Lavoro

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