Ci sono nuovi candidati alla presidenza degli Stati Uniti

Pubblicato lunedì, 11 febbraio 2019 ‐ Wired.it

Manca poco più di un anno alle elezioni presidenziali statunitensi del 2020, e già ci sono una ventina di candidati. Questa settimana si sono aggiunte alla lista tre donne, tutte del Partito democratico: la senatrice del Minnesota e avvocato Amy Klobuchar, il simbolo della lotta anti-Wall Street Elizabeth Warren e la deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard. Quest’ultima aveva già battuto due record: è stata la prima indù e la prima reduce di guerra a essere eletta al Congresso. A breve dovrebbero sciogliere le riserve altri tre pezzi forti del partito dell’asino: l’ex vicepresidente Joe Biden, il senatore Bernie Sanders e il texano Beto O’Rourke.Per quanto riguarda il fronte repubblicano, nessuno ha finora formalizzato le sue intenzioni, tranne il presidente in carica Donald Trump. Chi potrebbe trovarsi a sfidarlo nell'Election Day, a partire dai nuovi arrivati?Kirsten GillibrandLa senatrice dello stato di New York è considerata una paladina dei diritti delle donne. Secondo gli osservatori potrebbe essere tra i favoriti perché ha fiuto politico, e soprattutto capisce in anticipo dove tira il vento. A molti americani piace anche perché si oppone alla lobby delle armi, la National Rifle Association (Nra). Dopo un primo periodo in cui ha appoggiato la Nra, Gillibrand ha infatti deciso di cambiare rotta (e per questo la lobby ha abbassato il suo grade da A, il migliore, a F, il peggiore).Kamala HarrisKamala Harris, senatrice dello stato della California, è stata l’ottava democratica ad annunciare la sua candidatura, nel giorno del Martin Luther King Day. Frettolosamente definita da molti media "l’Obama donna", ha un passato da procuratore distrettuale a San Francisco e procuratore generale della California. Viene spesso definita afroamericana, ma in realtà le sue origini sono per metà indiane (da parte di madre) e per l’altra metà giamaicane (da parte di padre). Harris ha di recente cambiato idea su due posizioni importanti: la legalizzazione della cannabis e la pena di morte. Per quanto riguarda il primo tema, ora è favorevole alle droghe leggere (per anni si era detta contraria). In riferimento alla pena di morte, invece, Harris era possibilista sul suo utilizzo, ma negli ultimi anni si è riallineata alle posizioni del partito schierandosi, contro la sua applicazione nel caso dell’omicidio di un poliziotto. Il suo slogan è “Kamala Harris For The People”, e la sede della sua campagna si trova a Baltimora, nel Maryland.Elizabeth WarrenDi origini riconducibili ai nativi americani, Warren è conosciuta soprattutto per le sue battaglie contro i colossi della finanza di Wall Street. Nel 2010 – poco prima della nascita del movimento Occupy Wall Street – una sua intuizione ha dato formalmente vita al Consumer Financial Protection Bureau, una nuova agenzia governativa per tutelare i consumatori  nei rapporti con banche e istituti finanziari; Warren all'epoca ha più volte ripetuto che “la cosa peggiore che può fare il governo è aiutare i ricchi”. Time l'ha eletta Persona dell'anno del 2010.La senatrice del Massachusetts ha annunciato la sua candidatura alla Everett Mill, una fabbrica teatro di Lawrence dove, nel 1912, donne e immigrati diedero il via a uno sciopero per migliorare le loro condizioni di lavoro. La senatrice – già al centro di una possibile corsa nell'ultima tornata elettorale presidenziale – piace soprattutto all’ala più a sinistra del partito. Il suo programma prevede università e assistenza sanitaria gratis per tutti, più controlli sui monopoli, riforma dell’immigrazione e un aumento delle tasse per i più ricchi. A questo proposito, Warren ha rifiutato di accettare i soldi dei comitati elettorali per la raccolta fondi della sua campagna, e ha invitato i colleghi a fare lo stesso.Howard SchultzIl ceo di Starbucks ha detto di volersi candidare perché “viviamo in tempi molto fragili e l’attuale presidente non è assolutamente qualificato per il suo incarico”. Schultz correrà da indipendente. Secondo lui, nessuno dei due partiti “fa il necessario per il popolo americano” ed entrambi “sono impegnati solo in ripicche politiche”. Secondo Forbes, Schultz ha un patrimonio di circa 3,3 miliardi di dollari. Elemento non del tutto irrilevante nella corsa alle presidenziali. Spesso, infatti, alcuni candidati devono desistere proprio a causa degli sforzi economici; o, in altri casi, si sentono limitati perché sostenuti da determinati personaggi o poteri. Schultz non avrà di questi problemi.Michael BloombergL’ex sindaco di New York e fondatore dell’agenzia stampa omonima non ha ancora ufficializzato la sua posizione ma si è unito al partito dell’asino – i democratici – nel periodo precedente alle elezioni di midterm. In quell'occasione ha dichiarato: “Mi sono registrato al partito democratico perché abbiamo bisogno che i democratici ci ci diano quelle garanzie di controllo e di equilibrio di cui la nostra nazione ha disperato bisogno”. Altro elemento che rende probabile la sua corsa nel 2020 è un’affermazione fatta al New York Times lo scorso settembre. Alla domanda su una sua discesa in campo, Bloomberg rispose che se avesse deciso di farlo, lo avrebbe fatto come democratico, poiché sul fronte repubblicano c’era già un candidato polarizzante come Trump.In 2020, the great likelihood is that an independent would just split the anti-Trump vote and end up re-electing the President. That's a risk I refused to run in 2016 and we can't afford to run it now. https://t.co/SmHM6cYUg7 pic.twitter.com/iQ2CK5o2k6— Mike Bloomberg (@MikeBloomberg) 28 gennaio 2019Commentando la candidatura di Schultz, l'ex sindaco di New York ha spiegato di aver pensato di candidarsi da indipendente, ma di non averlo voluto fare per non dividere il voto antitrumpiano. "Non c'è modo in cui un indipendente possa vincere", ha scritto su Twitter.Non è la prima volta che Bloomberg pensa di candidarsi. Lo aveva già fatto nel 2016 ma poi si era ritirato ed aveva appoggiato Hillary Clinton.

Tag: #Politica

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