80 anni di Hewlett-Packard, l’ex startup “fatta per durare”

Pubblicato sabato, 12 gennaio 2019 ‐ Wired.it

Ottanta anni fa è iniziata l'avventura di una delle più famose società della Silicon Valley, la Hewlett-Packard company, fondata nel 1939 da due giovani neolaureati in ingegneria elettrica nella prestigiosa università di Stanford, Bill Hewlett e David Packard. Una storia che vale la pena raccontare oggi, visto che le startup sono viste come la principale novità e il sale dell'economia. Non è esattamente così: le moderne startup poggiano su una tradizione che va invece parecchio indietro nel tempo, soprattutto negli Stati Uniti. E sono stati proprio questi due signori, mister H. e mister P., a definire che cosa sia la moderna startup (e anche una buona fetta di cosa sia un colosso dell'hi-tech). Ma come è iniziato tutto?Le originiAlla fine degli anni Trenta, dopo la Grande depressione economica che aveva travolto le economie occidentali a partire dal crollo delle borse del 1929, e con i primi bagliori in Europa di quella che poi sarebbe diventata la seconda guerra mondiale, l'economia dell'area attorno a San Francisco era in crisi. La città era nata a metà dell'Ottocento per dare spazio ai cercatori d'oro e poi era stata rinvigorita dalla ferrovia transcontinentale e dal traffico navale con l'Asia.All'epoca due giovani ingegneri Hewlett e Packard affittarono un piccolo garage (il primo nella storia delle aziende nate in garage) e cominciarono a lavorare a piccoli progetti tecnici part time, con uno spirito imprenditoriale che non era molto comune per dei laureati in ingegneria. Il merito era del loro mentore e principale punto di riferimento in quei primi anni di attività.Erano entrambi allievi di Frederick “Fred” Terman, docente di Stanford, considerato assieme a William Shockeley uno dei padri della Silicon Valley. Terman ebbe soprattutto il merito, dopo la guerra, di creare lo Stanford Research Park. L'università affittava uffici o appezzamenti di terra, sui quali costruire piccole palazzine prefabbricate, a startup come Varian Corporation, Kodak, General Electric, Lockheed e molte altre. Tra le quali la neonata Hewlett-Packard.In breve il parco divenne un hub di innovazione e fece da catalizzatore per la trasformazione dell'area a sud di San Francisco, che sino a quel momento era focalizzata sulle commesse dell'arsenale del porto militare e nella ricerca sulle valvole per radio e radar sempre per la marina americana. Stava arrivando una discontinuità tecnologica, rappresentata dal transistor, e presto le micro-tecnologie con il silicio avrebbero trasformato la valle, una volta dedicata alla coltivazione di frutta.Il boomLa Hewlett-Packard, come presto venne chiamata l'azienda (l'ordine dei nomi fu scelto lanciando una moneta: se fosse capitata testa parleremmo tutti di Packard-Hewlett) venne ufficialmente incorporata come azienda il 18 agosto del 1947 e quotata in Borsa il 6 novembre del 1957. A lungo fu una azienda di tecnologia di precisione: dagli oscillatori (i primi vennero venduti alla Walt Disney per la sincronizzazione della colonna sonora dei suoi film di animazione) ad altri strumenti di analisi e rilevazione elettronica.Hp fu anche una delle prime grandi azienda che, negli anni Sessanta, cominciarono attivamente a lavorare sui transistor, ovvero i circuiti allo stato solido che a breve avrebbero sostituito le onnipresenti valvole termoioniche. Il primato spetta al già citato William Shockeley e soprattutto, a fine anni cinquanta, agli “otto traditori”, come sono stati ribattezzati, suoi allievi e ex dipendenti che lo abbandonarono per creare la Fairchild Semiconductor, dalla quale anni dopo sarebbe germogliata Intel.All'epoca Hewlett-Packard cominciò a lavorare a vari progetti stringendo alleanze con alcune aziende giapponesi, tra le quali ci sono Sony e Yokogawa Electric. Era l'alba delle radio a transistor e Sony, per esempio, nata prima della guerra producendo scaldariso elettrici per l'esercito nipponico, avrebbe costruito uno dei suoi primi business di successo proprio sulle radio portatili.Solo nel 1966, dopo aver tentato anche una breve alleanza con Digital equipment corporation (Dec, il cui nome tornerà più avanti), Hewlett-Packard decise di produrre in proprio un computer, a partire dalle due serie Hp 2100 e Hp 1000, realizzati per più di venti anni.La svolta del computerCome Ibm, che aveva rifocalizzato le proprie attività dalla produzione di strumenti per l'ufficio all'elettronica (e lo stesso era accaduto in Italia con Olivetti), anche Hp cominciò a produrre computer nelle forme e fogge più diverse. Da sistemi per i bancomat a piccoli strumenti digitali per automatizzare le pompe di benzina, da mainframe (i server dell'epoca) ai primi computer da scrivania.A proposito di Olivetti, è proprio con l'azienda di Ivrea che Hp gareggiò a distanza per la realizzazione del primo personal computer. Nel 1966 Olivetti presentò alla Fiera di Milano la Perottina, ufficialmente chiamata Programma 101 (ma ribattezzata in onore del suo creatore ingegner Pier Giorgio Perotto), il primo apparecchio a essere definito “computer personale”. Ma fu Hp a commercializzare nel 1968 quello che invece venne ribattezzato desktop calculator, secondo gli storici dell'azienda per non essere in concorrenza con i mainframe di Ibm. Era lo Hewlett-Packard 9100A, che ha un posto di rilievo nei musei di storia dell'informatica americana.Soprattutto, tra gli anni sessanta e settanta, Hp divenne la produttrice delle migliori calcolatrici elettroniche scientifiche, oltre ad altri strumenti scientifici come oscilloscopi, analizzatori logici e apparecchiature di precisione. L'azienda cresceva e i due fondatori si dimostrarono non solo bravi ingegneri, ma anche ottimi imprenditori e innovatori nel rapporto con i dipendenti. Come Google e Apple in tempi più recenti, lavorare da Hewlett-Packard era considerata un'ottima opportunità anche per i bonus, la gestione flessibile del tempo, le stock options, i beer Fridays. Idee che se non sono state inventate da Hp, sono state elette a sistema dai due ingegneri di Stanford.Sul versante imprenditoriale, il colosso provò anche a entrare per prima nella standardizzazione dei personal computer, a partire dalla fine degli anni Settanta, ma senza arrivare al successo che nel 1981 ebbe il pc di Ibm, con sistema operativo Ms-Dos di Microsoft e architettura standard realizzabile su licenza dai primi produttori Ibm compatibili.L'espansioneA partire dalla metà degli anni Ottanta l'azienda si allargò a un altro mercato nel quale riuscì a conquistare una posizione dominante: la stampa, sia a getto di inchiostro che laser, sia per apparati industriali che per desktop. Assieme agli scanner, alle copiatrici e ai fax, questo ha rappresentato uno dei pilastri del business di Hewlett-Packard nei tempi più recenti, collaborando (e competendo) con l'americana Xerox e la giapponese Canon.Le dimensioni (fatturato, dipendenti, aree di business) di Hp non avevano mai smesso di crescere e, oltre allo sviluppo organico di nuove linee di business, tra gli anni Settanta e Ottanta cominciò anche un'epoca di grandi acquisizioni: da piccoli produttori di computer (come Apollo e Convex, mentre rifiutò però di acquistare la piccola Apple a fine anni settanta, nonostante Steve Wozniak e Steve Jobs si fossero proposti) a Compaq, colosso informatico, prima di Dec.Si tratta di una mossa fortemente voluta dal primo dei quattro amministratori delegati che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita dell'azienda, due uomini e due donne. La prima è Carly Fiorina, alla guida di Hp dalla fine del 1999 sino al 2005, che volle fare l'acquisizione, per l'epoca gigantesca, con Compaq e la lanciò, per sua sfortuna, pochi giorni prima dell'11 settembre 2001. Anche senza la coincidenza negativa (secondo molti la fusione non fu comunque all'altezza delle aspettative), la crisi seguita alla scoppio della bolla di internet di fine anni Novanta aprì la strada a un periodo di crisi, ridimensionamenti, licenziamenti e rifocalizzazioni dell'attività di Hewlett-Packard.Dopo Carly Fiorina fu la volta di un manager che veniva da un altro settore, quello dei registratori di cassa. Sotto la guida di Mark Hurd (2005-2010) l'azienda ha acquisito 3Com e poi la piccola Palm nel 2011, azienda specializzata in palmari con un sistema operativo - webOs - che nei piani di Hp avrebbe dovuto essere l'equivalente di iOs per Apple.I conti miglioravano e sembrava che tutto dovesse andare per il meglio. Invece la fine improvvisa dell'epoca Hurd nel 2010, a causa di uno scandalo mai completamente chiarito, ha portato a un periodo di transizione culminato nella nomina di Léo Apotheker (2010-2011), il cui periodo alla guida di Hewlett-Packard è stato molto criticato. Caratterizzato da una strategia spericolata mirata allo sviluppo soprattutto dei servizi (e in particolare quelli cloud, ma con un mercato non ancora maturo) anziché dell'hardware, non ha dato i risultati sperati. Con, di conseguenza, altri licenziamenti e ridimensionamenti, l'abbandono del mercato degli smartphone e dei tablet. Fino all'uscita di scena dell'ad.Al greco-cipriota con origini turche è seguita l'attuale numero uno, Meg Whitman, veterana del settore, che ha presentato un piano di ristrutturazione lacrime e sangue culminato nella separazione in due tronchi dell'azienda.A partire dal novembre del 2015 esistono due Hp, indipendenti l'una dall'altra. Da un lato c'è la Hewlett-Packard Enterprise, guidata dal brasiliano di origine italiana Antonio Neri, che si occupa di software, storage, server, networking ma anche consulenza e supporto per le imprese. E dall'altro lato c'è HpP Inc., specializzata nei personal computer, nella stampa personale e industriale, che ha mantenuto il codice della quotazione alla Borsa di New York, buona parte degli ufficie lo stesso ad, cioè la Whitman.Anche il giro del business delle due aziende è diverso. Hp nel 2017 ha fatturato 52 miliardi di dollari, mentre Hewlett-Packard Enterprise si è attestata poco sotto i 29 miliardi di dollari. Soprattutto, Hpe (come è conosciuta la nuova azienda) nei suoi tre anni di vita ha già esternalizzato parte delle sue attività. Sia i suoi servizi per le imprese, fondendoli con quelli di Computer sciences corporation (dando vita alla Dxc Technology), sia il suo business software, confluito in Micro Focus.Oggi il garage di Palo Alto è diventato un punto di interesse storico, protetto dalla legge della California e visitato da giovani imprenditori in cerca di ispirazione nei fondamentali della Silicon Valley, dopo Stanford e Berkeley.David Packard, nato nel 1912, è morto il 26 marzo del 1996. È stato anche segretario alla Difesa (dal 1969 al 1971), durante gli anni di Richard Nixon alla presidenza degli Stati Uniti.Bill Hewlett, nato nel 1913 e scomparso il 12 gennaio del 2001, è stato anche direttore nei consigli di amministrazione di altre aziende (dalla banca d'affari Jp Morgan Chase alla produttrice di automobili Chrysler). Fu lui a rispondere alla telefonata ricevuta all'ora di cena a casa dell'allora dodicenne Steve Jobs, che chiedeva dei pezzi per costruire un piccolo strumento elettronico. Una chiamata che gli valse un'estate da stagista in Hp.Steve Jobs ammirava Hp soprattutto per lo spirito con il quale era stata costruita, cioè “per durare e non solo per fare soldi”. Nonostante molte trasformazioni, crisi e gli inevitabili cambiamenti che lo scorrere del tempo porta con sé, parte di questo spirito è rimasto ancora oggi.

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