Un errore il taglio dei fondi alla Difesa voluti dai M5S. La Lega ora reagisca

Pubblicato giovedì, 11 ottobre 2018 ‐ Secolo d'Italia

Il ministro della Difesa del governo giallo-verde Elisabetta Trenta, che prima dell’entrata nel governo era una perfetta sconosciuta alla totalità del popolo italiano, si è prontamente messa sull’attenti davanti al vice premier Luigi Di Maio e, in perfetto stile militare, ha ottemperato agli ordini tagliando 500 milioni di stanziamenti al suo dicastero destinati a importanti progetti a elevata tecnologia. Del resto, stando almeno ai racconti della stampa Di Maio era stato talmente duro con lei da farla piangere. Le aveva ricordato che era grazie a lui che era diventata ministro, cosa ovviamente vera e innegabile, e che doveva prontamente tagliare il budget del suo dicastero pena forse la perdita della poltrona. E ciò è avvenuto. La verità e che uno può essere a favore o meno delle spese militari ma che tagliare degli investimenti in settori di alta tecnologia che creano lavoro, know-how e ricchezza per destinarli al reddito di cittadinanza è veramente pura follia. Se non si è d’accordo di spendere in armamenti tali somme allora spendiamole in infrastrutture, nell’ammodernamento della rete telematica, nella ricerca, nella difesa dal dissesto idrogeologico, nella protezione dell’ambiente, nella messa a norma delle scuole ma, per favore, non li buttiamo al vento nel reddito di cittadinanza. Gli aspetti gravissimi di questa triste vicenda sono due e vanno puntualizzati con forza. Il primo è che, solo poche settimane fa durante la sua visita a Washington, il nostro premier Giuseppe Conte aveva rassicurato il presidente americano Donald Trump che le spese per la difesa non sarebbero scese ma anzi cresciute. E qui l’Italia, Conte e il governo fanno una brutta figura a livello internazionale, che conferma ancora una volta l’opinione di coloro che credono che noi si sia un Paese poco affidabile. Il secondo è che ieri il premier Conte ha chiesto alla aziende di Stato di assumere. Quindi prima il governo taglia alle aziende di stato gli investimenti, i contratti e le commesse e poi gli chiede di assumere. Una contraddizione che la dice lunga sulla incapacità del governo di gestire in modo razionale ed unitario l’economia e la politica industriale. Ma la cosa veramente grave è che i tagli alla difesa andranno a colpire pesantemente il nord produttivo dove sono locate le aziende che fabbricano materiale di armamento, con prevedibili conseguenze quali cassa integrazione e licenziamenti. A questo punto viene veramente da chiedersi fino a quando Matteo Salvini potrà gestire una situazione che obiettivamente e innegabilmente vede un Def che drena pesantemente risorse dai ceti produttivi ed imprenditoriali del nord per trasferirli a quelli improduttivi del sud, e non per dare lavoro o per investire ma per concedere rendite parassitarie che disincentivano al lavoro e non creano nessun ritorno per il Pil della nazione. Certo, siamo ancora nel periodo della cosiddetta luna di miele e i sondaggi ancora sono positivi ma i campanelli d’allarme iniziano a moltiplicarsi. Un recentissimo sondaggio ha accertato che, nella preoccupazioni degli italiani, l’economia è al primo posto e l’immigrazione all’ultimo e questo dovrebbe far riflettere Salvini che ha puntato tutto su un tema che, inevitabilmente, sarà sempre meno interessante per il popolo italiano, anche se gli va dato atto che la percezione è diminiita proprio per l’ottimo lavoro del dicastero dell’Interno. Altro sondaggio ha accertato che la netta maggioranza degli italiani, specie al centro nord, è assolutamente contraria al reddito e alle pensioni di cittadinanza. Insomma, un quadro preoccupante che vede un governo a trazione pentastellata impegnato in politiche che danneggiano gravemente l’economia e la Difesa nazionale in nome di una demagogia populista che ci richiama sempre più alla mente gli slogan del Sessantotto. Si dice che Salvini voglia tenere duro fino alle elezioni europee di maggio ma la domanda che tutte le persone serie e responsabili con angoscia si pongono è: in che condizioni l’Italia arriverà a maggio ?

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