Pensionati bancomat

Pubblicato lunedì, 20 maggio 2019 ‐ Panorama

Dal 10 giugno prossimo, cioè dopo le elezioni, il governo metterà le mani in tasca ai pensionati. Non a tutti, diciamo a quelli un po’ più ricchi, che non incassano assegni al minimo. La legge di bilancio, su spinta grillina, contiene infatti una norma che stabilisce un prelievo di solidarietà a carico di chiunque percepisca una pensione superiore ai cento mila euro l’anno lordi, ovvero 3.800 netti. Per costoro lo scippo sarà del 15 per cento, mentre con chi ha importi più elevati il governo userà la mano ancor più pesante, applicando un’aliquota progressiva che arriverà a un massimo del 40 per cento. Il Sole 24 ore ha calcolato che in questi casi sarà come se la tassazione fosse spostata dal 43 attuale (considerato già elevato) al 67 per cento. Una stangata mica male, che all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte garantirà un incasso di 415 milioni. La misura però sarà accompagnata anche da un diverso calcolo dell’inflazione, che di fatto alleggerirà ulteriormente gli assegni dai due mila euro lordi in su: un giochino che alle casse dello Stato farà risparmiare 2,15 miliardi. In totale dunque, a spese dei pensionati, il governo si porterà a casa 2,5 miliardi, una somma che verrà risucchiata dalla voragine del bilancio pubblico.
Secondo i 5 Stelle, che all’interno della maggioranza più hanno spinto per introdurre la tassa sulle pensioni, il prelievo è giustificato perché colpisce gli assegni d’oro, cioè quei vitalizi da nababbi che certi furbastri hanno ottenuto grazie a leggi fatte su misura per loro. Il riferimento è ovviamente alle pensioni che non sono supportate da adeguati contributi. In realtà, la narrazione grillina si basa su un falso, perché la legge non fa differenza fra chi abbia maturato l’assegno previdenziale grazie al sistema contributivo e chi lo incassi perché favorito dal retributivo.
Se è vero che in molti godono di una pensione che non è sostenuta dai contributi è altrettanto vero che altri hanno pagato e oggi si vedono ingiustamente tartassati, ossia penalizzati in quanto non pensionati poveri. Già questo è sufficiente per capire quanto sia iniqua una tassa che viene spacciata per equa e che va a colpire una categoria in particolare, i pensionati, e non la totalità dei contribuenti. Infatti, nessun contributo di solidarietà è richiesto a chi abbia un reddito superiore ai 100 mila euro lordi. Per i pochi contribuenti che guadagnano tali somme (come è noto le dichiarazioni dei redditi che superano una certa soglia sono una minoranza) il trattamento rimarrà uguale a quello del 2018, senza aggravi di sorta. La carineria del prelievo di solidarietà, dunque, è riservata solo a chi, dopo aver lavorato una vita, pensava di meritarsi un riposo dignitoso, sostenuto da una buona pensione.
La stangata che entrerà in vigore a giugno è però accompagnata da una notizia che renderà ancor più sgradevole il cosiddetto prelievo di solidarietà. Forse non tutti ricordano che nella legge di bilancio il governo ha inserito la web tax, ovvero l’imposta sui giganti dell’online. Amazon, Facebook, Google e altri operatori dell’ecommerce, con un sistema ingegnoso di triangolazione delle tasse, da anni evitano di pagare tutte le imposte in Italia e questo è stato oggetto anche di indagini della magistratura e di patteggiamenti. Per evitare il giochino, il governo aveva deciso di introdurre un’apposita norma, che quest’anno avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato un gettito di 150 milioni. Il prelievo era poco più di una carezza per le holding del web, perché a differenza di quello sulle pensioni prevedeva un’aliquota del 3 per cento.
E però la notizia che farà avere un travaso di bile ai pensionati tartassati è che nel 2019 molto probabilmente quel gettito del 3 per cento non ci sarà. Infatti il governo si è dimenticato di approvare i decreti attuativi che entro il 30 aprile avrebbero dovuto renderà operativa la web tax. Risultato, il bancomat dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte rimangono i pensionati, i quali daranno alla Patria 16 volte quello che per una curiosa dimenticanza i giganti del web non verseranno allo Stato. E poi lo chiamano prelievo di solidarietà. Ma solidarietà è a favore di Mark Zuckerberg e dei suoi fratelli? 
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