F-35: storia e foto del “Lightning II”

Pubblicato martedì, 08 ottobre 2019 ‐ Panorama

Una nuova polemica è nata negli ultimi giorni sulla rinegoziazione degli ordini dei caccia Lockeed Martin "F-35" all'indomani dell'incontro tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Segretario di Stato americano Mike Pompeo. La conferma della prosecuzione della partecipazione italiana all'acquisto dei velivoli, già materia di tensioni negli ultimi anni a causa dell'aumento sensibile dei costi rispetto al piano originario, ha generato le proteste del Movimento 5 Stelle da sempre contrario all'acquisto dei caccia americani. La cancellazione degli ordini era nel programma del primo Governo Conte, poi vanificata dalle altissime penali previste per tale opzione. Ad oggi, gli ordini italiani ammontano a 90 unità, di cui alcune già operative presso i Reparti di Volo di Aeronautica e Marina Militare.
L'Italia infatti è stata uno dei partner più vicini allo sviluppo del progetto chiamato in termini militari "Joint Strike Fighter", riguardante lo sviluppo di una caccia multiruolo monopropulsore con caratteristiche antiradar (Stealth). Lanciato alla fine del 1996, il bando vide il successo finale della Lockheed Martin con il progetto X-35 considerato superiore a quello presentato dalla connazionale Boeing (X-32).
L'F-35, ad ala trapezoidale, è stato battezzato ufficialmente "Lightning II" in onore del caccia dell'Usaaf a doppia fusoliera Lockheed P-38 "Lightning", uno dei velivoli più temuti nei cieli della Seconda Guerra Mondiale.
Tre sono le versioni del nuovo caccia multiruolo NATO: la prima, l'F35A è la più convenzionale, trattandosi un caccia ad atterraggio e decollo tradizionali (CTOL). La seconda versione, o F-35B, è un velivolo in configurazione STOVL, sigla che sta per "Short Take Off and Vertical Landing" vale a dire che l'aereo così configurato è in grado di decollare e atterrare in spazi esigui e superfici diverse grazie al sistema di decollo/atterraggio verticale garantito da una turboventola di ultima generazione collegata da un giunto appositamente progettato al motore principale. Questa soluzione è stata in grado di risolvere alcuni gravi limiti dei precedenti STOVL come l'inglese Hawker Harrier, come l'impossibilità di utilizzo a velocità supersoniche e la tendenza al danneggiamento di piste e ponti di portaerei per l'azione dei gas di scarico a temperature troppo elevate come quelle presenti nei vecchi propulsori. Questa peculiarità tecnica è stata decisiva per la scelta degli F-35B (STOVL) da parte dell'Aviazione Navale della Marina Militare per le caratteristiche del ponte delle portaerei italiane "Garibaldi e "Cavour".
La terza ed ultima versione dell'F-35C è stata studiata appositamente per l'utilizzo su navi portaerei dotate di sistema di decollo a catapulta e recupero con cavi di arresto (CATOBAR). Tutte le versioni sono spinte da un motore Pratt & Whitney F35-PW 600 in grado di spingere il caccia alla velocità di Mach 1,6 (1.975 Km/h) con un'autonomia che varia dai 1.667 Km. dell' F-35B ai 2,200 Km dell'F-35A. La turboventola garantisce una spinta verticale di 18.370 Kg. Le dimensioni sono estremamente compatte: l'apertura alare è di 10,7 metri, la lunghezza totale di 15,6 metri. La capacità di carico di bombe/missili è di 6,800 kg.
Il caccia F-35 "Lightning II" si distingue per la tecnologia applicata ai sistemi di navigazione e combattimento, che gli addetti ai lavori hanno descritto come l'aereo "totalmente connesso" grazie a un sofisticatissimo sistema di tecnologia integrata che permette all'F-35 di ricevere ed inviare dati ai compagni di squadriglia o alla base sul volo o sulle condizioni operative durante il combattimento. Questi sistemi fanno parte di quella che viene chiamata "Situational Awareness", integrata da un particolare casco in dotazione al pilota che permette la proiezione di dati di volo ed una visione a 360 gradi grazie alle 6 telecamere ad altissima definizione installate all'esterno dell'abitacolo, con possibilità per il pilota di scegliere anche la visione notturna e quella termica. Uno dei vantaggi principali dell'utilizzo operativo del caccia multiruolo americano è l'alta capacità di sopravvivenza nelle fasi critiche del combattimento aereo.
Dall'inizio della fase di produzione nel 2006 gli F-35 vengono assemblati nello stabilimento Lockheed-Martin di Fort Worth, Texas. L'Italia ha un ruolo di primissimo piano nella realizzazione delle commesse dell'F-35 in quanto il caccia è assemblato anche nello stabilimento appositamente costruito presso l'aeroporto militare di Cameri (Novara), dove il consorzio Leonardo- Alenia Aermacchi impiega 750 addetti. Proprio dagli hangar di Cameri è uscito il primo caccia F-35 destinato al 32° Stormo di Amendola (Foggia) il 12 dicembre 2016.
Ad oggi le maggiori preoccupazioni sullo schieramento del caccia americano, i cui ultimi lotti produttivi hanno visto un taglio progressivo del costo di unitario del "Lightning II" (passato da oltre 200 milioni di dollari dei primi esemplari ad una proiezione che dovrebbe abbassare i costi fino a circa 90 milioni entro il 2020), riguardano principalmente l'integrazione operativa con il caccia europeo Eurofighter "Typhoon" per quanto riguarda i sistemi di comunicazione ed arma, con l'obiettivo di scongiurare una situazione di separazione stagna nella vita operativa dei due caccia.
In questi giorni sei F-35 del 32° Stormo dell'Aeronautica Militare Italiana sono impegnati in Islanda nel' operazione "Northern Lightning", un'esercitazione di Air Policy (difesa dello spazio aereo). Si tratta dei primi "Lightning II" impiegati in un operazione di questo tipo in ambito NATO.

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