Conte al Copasir; mai mischiare politica ed intelligence

Pubblicato mercoledì, 23 ottobre 2019 ‐ Panorama

Conte al Copasir: perché non si deve mai mischiare politica e intelligence

Già il fatto che il Copasir - il Comitato parlamentare di controllo sulla sicurezza della Repubblica - lo abbia audito sul caso «Russiagate», non è una buona notizia per il premier Giuseppe Conte. Che poi il presidente del Consiglio possa aver confessato di aver autorizzato i servizi segreti italiani a riferire notizie al ministro della giustizia americano William Barr a proposito dei contenuti delle mail di Hillary Clinton trafugate dai russi, è ancora peggio.
Questo perché in Italia, da prassi consolidata, i dirigenti dell’intelligence possono parlare soltanto con gli omologhi funzionari dei servizi segreti stranieri; peraltro, solo se di pari grado, se autorizzati dal presidente del Consiglio (cui spetta la delega sui servizi) e in forza di accordi multilaterali tra Paesi alleati, o comunque per ragioni di servizio.
Conte, invece, autorizzando il comandante del DIS Gennaro Vecchione (che sovrintende ai servizi segreti interni ed esteri) a «spifferare» informazioni agli uomini di Trump, ha rotto un protocollo consolidato nonché una regola aurea internazionalmente riconosciuta. C’è un motivo preciso se l’intelligence di un Paese democratico non può e non deve riferire alcunché a un rappresentante politico di un altro Stato: si chiama sicurezza nazionale.
Infatti, i politici hanno per loro natura esigenze e scopi del tutto divergenti dall’intelligence, tra i quali non di rado ci può essere anche quello di destabilizzare un altro Paese. Al contrario, compito dei servizi segreti è per legge tutelare la nazione che hanno giurato di difendere da qualsiasi ingerenza, sia essa interna o esterna. Evitare di trascinare il proprio presidente del Consiglio in una scivolosa querelle internazionale, ad esempio, rientra tra i loro compiti.
Perché, dunque, Vecchione ha acconsentito all’inopportuna richiesta del premier? Vecchione avrebbe potuto tranquillamente confrontarsi con CIA ed FBI, così come Giuseppe Conte avrebbe potuto parlarne direttamente con Donald Trump. Eppure, nulla di tutto ciò è stato fatto.
Con tutta probabilità, Giuseppe Conte ha peccato d’inesperienza, agendo in questo modo non per malafede, ma soltanto per compiacere una richiesta espressa di Donald Trump. Il quale ha inviato più volte Barr e il procuratore federale John Durham in Italia, a raccogliere prove di quella che a tutti gli effetti è una contro-inchiesta sul caso «Russiagate», tesa a dimostrare che Clinton e Obama avevano complottato contro l’allora candidato americano affinché non vincesse le elezioni.
Il che, tuttavia, non scagiona affatto il premier, considerato che Conte si è volontariamente intestato l’intera gestione della sicurezza nazionale: dalla delega sui servizi segreti alla nomina di un tecnico al ministero dell’Interno, che di conseguenza dipende da lui. Tutto ciò è ovviamente lecito nel nostro ordinamento, ma sconveniente per chiunque. Specie per chi non ha mai masticato questioni di sicurezza nazionale.
Quale sia la verità dietro questa intricata spy-story non è dato sapere. Sia perché l’audizione al Copasir è stata secretata sia perché il testimone chiave dell’intera vicenda, il docente maltese della Link University di Roma Joseph Mifsud, è sparito nel nulla da ben due anni. Mifsud è colui il quale avrebbe rivelato per la prima volta l’esistenza di una serie di e-mail compromettenti su Hillary Clinton, comportandone la sconfitta alle presidenziali del 2016. E, secondo indiscrezioni rese alla testata americana Daily Beast, i servizi segreti italiani avrebbero fatto ascoltare a Barr e Durham proprio dei nastri contenenti intercettazioni telefoniche di Mifsud.

Inoltre, anche se secretata, la versione che Conte ha reso al Copasir dovrà collimare con quella di Barr, a sua volta finito sotto l’indagine che l’FBI ha istruito per valutare un possibile impeachment nei confronti del presidente Trump. Se così non dovesse essere, allora i problemi per la presidenza del Consiglio potrebbero non essere finiti qui.
In conclusione, il filone italiano del «Russiagate» ha dimostrato tanto la debolezza delle nostre istituzioni di fronte alle pressioni del potente alleato, quanto l’impreparazione o lo sprezzo delle regole da parte di alti dirigenti della sicurezza nazionale. Che, di conseguenza, hanno prestato il fianco a ennesime strumentalizzazioni politiche.

Tag: #News #Politica

Altri articoli pubblicati da Panorama

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Ronaldo non convocato contro l'Atalanta fa notizia ma non rappresenta una novità assoluta per il mondo Juventus. Prima Allegri e poi Sarri hanno imparato a fare di tanto in tanto a meno del fuoriclasse portoghese, se...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

C’era una volta lo Stato. E lo Stato aveva una fabbrica. Era una grande fabbrica, a Taranto, che produceva acciaio e purtroppo inquinava. Le persone morivano e nessuno se ne curava. Soprattutto non se ne curava lo Stato. Un giorno la fabbrica venne...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Huawei riparte da Microsoft, prima azienda statunitense che ha ottenuto l’autorizzazione del Governo a stelle e strisce per tornare a vendere il proprio software al colosso cinese delle telecomunicazioni. L’annuncio...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Il cerchio intorno all'assassino di Chiara si stringe ma a un passo dalla verità, un clamoroso colpo di scena rischia di lasciare tutti senza parole. Comincia così la sesta e ultima puntata de L'Isola di...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Quello che vedevano di notte le generazioni prima della nostra era uno spettacolo sublime. Ogni cultura vi aveva dato il suo nome: per i Greci era il “Galaxias Kyklos” (il cerchio di latte), per i Romani la “Via Lactea”, per i cinesi il “Fiume...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

"Il Sud è da sempre luogo geografico e luogo dell'anima. Inferno e paradiso, cronaca e favola. Così è questo film". Così presenta il suo Aspromonte, dal 21 novembre al cinema, Mimmo...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

«Purtroppo il mondo è sempre più governato dagli affari e nessuno vuole irritare Pechino». È una analisi amara quella che fa Vittorio Emanuele Parsi sull'indifferenza con cui i grandi della terra guardano alle proteste anti-governative di Hong Kong. ...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Dieci miliardi di euro in 40 anni. E' quanto lo Stato italiano ha speso nella storia recente per tentare di salvare, recuperare e ricapitalizzare Alitalia. Alitalia: quanto ci costi! E quando si parla di ...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Dieci miliardi di euro in 40 anni. E' quanto lo Stato italiano ha speso nella storia per tentare di salvare, recuperare e ricapitalizzare Alitalia. Alitalia: quanto ci costi! Dieci miliardi cui vanno...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Oltre a Mentana, c'è un'altra maratoneta a La7. A infrangere il record di permanenza in video sul canale di Urbano Cairo, ci penserà tra qualche giorno Tiziana Panella: Panorama.it è...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Tiziano Ferro, insieme a Laura Pausini ed Eros Ramazzotti, è uno dei nostri cantanti più amati all’estero, specie nei paesi latinoamericani, dove i suoi album vengono distribuiti nella versione speciale in spagnolo. Un successo...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Si condensano nella serata le notizie politiche del giorno che sono dei veri e propri siluri per Di Maio, il Movimento 5 Stelle ed il Governo Conte-Bis. Già l'aria che tira non è delle migliori ma dalle 20 ecco le scosse di terremoto. La prima arriva...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Immaginate che in una gara di Formula 1, ad un certo punto, scenda in pista Giuda Ben-Hur con la sua quadriga trainata da cavalli, pretendendo di partecipare alla corsa. E’ più che scontato che, già dopo la prima curva, il celebre personaggio del ...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Lotta alle fake news, cancellare i troll e stop ai profili falsi che avvelenano il dibattito sui social network. Questo è l’obiettivo di Jimmy Wales, noto al mondo per aver fondato Wikipedia (insieme a Larry Sanger),...

Pubblicato venerdì, 22 novembre 2019 ‐ Panorama

Gli ultimi sondaggi di politica sulle intenzioni di voto degli italiani confermano la situazione di grossa difficoltà del Movimento 5 Stelle che perde ancora proseguendo il calo che va avanti da settimane e sembra...