Asus, i computer diventeranno occhiali da comandare con la voce

Pubblicato giovedì, 18 luglio 2019 ‐ Panorama

da Taipei
Nell’atrio principale del quartier generale di Asus, zona nord di Taipei intasata come ovunque in città di motorini, c’è una copia in scala generosa della Gioconda. Non è una riproduzione del celebre dipinto di Leonardo da Vinci, ma un mosaico realizzato accostando schede madri, i componenti principali dei pc. Il risultato, un po’ strambo però indovinato, rappresenta un buon segnale dell’ossessione per la materia dell’azienda, che proprio quest’anno festeggia i trent’anni d’attività: «Abbiamo sempre messo al primo posto i problemi che le persone devono risolvere, fornendo loro le tecnologie adatte per riuscirci» riassume parlando in esclusiva con Panorama Samson Hu, Ceo della società con il collega S.Y. Hsu.

Lo spazio ottimizzato


I due, che assicurano di andare molto d’accordo («siamo usciti dalla stessa business school, condividiamo la medesima mentalità, al massimo abbiamo opinioni differenti su piccole questioni quotidiane» dicono ridendo), assieme a un plotone di 200 giovani designer hanno architettato la loro visione del pc del futuro: rimpicciolire la tastiera e piazzarci sopra un secondo display, che si affianca a quello principale. O infilarlo nel trackpad, che da prateria semi-morta su cui muovere il dito per emulare il mouse, diventa un trionfo di app e programmi utili: per controllare la musica, giocare, prendere appunti, accedere a scorciatoie per modificare le foto e i video. Pura ed estrema ottimizzazione degli spazi. In grado di spalancare nuove abitudini: si potrà scrivere un file Word consultando informazioni in contemporanea da un documento o da una pagina web, compilare una presentazione o un foglio di calcolo con tutte le fonti subito a disposizione, giocare o vedere video e intanto chattare con gli amici mentre si risponde a una mail.
Multitasking ripensato 
«Passare di continuo da una schermata all’altra può essere frustrante, così invece il multitasking raggiunge un livello superiore» spiega soddisfatto Samson Hu. Mentre S.Y. Hsu tira fuori dalla tasca l’altro prodigio delle elucubrazioni ardite della casa, lo ZenFone 6: uno smartphone con fotocamere mobili che inquadrando ora lo spazio davanti ora quello dietro al telefono, così i selfie sfruttano gli stessi sensori e guadagnano la medesima qualità degli altri scatti. «Siamo anche riusciti a metterci dentro una batteria enorme e lo schermo è senza buchi né tacche. Fare design significa aggiustare le forme in base alle esigenze pratiche che s’intende assecondare» ribadisce S.Y. Hsu.
Connettività ubiqua
Cosa bolle in pentola nei laboratori blindati del quartier generale di Asus, rimane ovviamente un argomento top secret. Ma i due Ceo non si sottraggono di fronte ad alcuni concetti cardine sulla tecnologia che sarà, come l’internet delle cose: «Stiamo lavorando alla prossima ondata di oggetti connessi. Abbiamo una business unit che si concentra sulle fabbriche, le smart city e le applicazioni medicali di domani». Altro tema chiave è la realtà aumentata. «A differenza della realtà virtuale che esclude dal mondo, quella aumentata lo arricchisce, inserisce elementi digitali al suo interno. Certo, richiede molta potenza di calcolo, ma i prodotti matureranno». La domanda lecita è se, alla lunga, finiranno per mettere in ombra pc e smartphone: «In una fase iniziale» risponde Samson Hu «avremo ancora bisogno delle loro fotocamere e della loro capacità di elaborazione, ma poi, grazie anche al 5G, tutto passerà dal cloud. Le applicazioni gireranno dentro occhiali da comandare con la voce». E magari fra trent’anni nella sede di Asus, accanto alla Gioconda, ci sarà qualche altra opera d’arte. Anziché di schede madri, sarà un mosaico di lenti imbottite di chip.

Tag: #Mytech

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