“I benefici del reddito di cittadinanza finiranno per due terzi al Sud”  

Pubblicato giovedì, 08 novembre 2018 ‐ La Stampa


Per i due terzi i benefici del reddito di cittadinanza finiranno al Sud. Nonostante questo, però, l’intervento del governo gialloverde sui redditi sotto la soglia di povertà rischia di trasformarsi in un flop. Non solo, ma i fondi a disposizione, pur ingenti, non sono assolutamente sufficienti ad assicurare a tutti i 780 euro al mese promessi. Al posto degli 8 miliardi stanziati con la legge di Bilancio ne servirebbero infatti 15.
 

 
In attesa che questa misura venga dettagliata, la Svimez - che ha presentato il suo rapporto annuale - ha effettuato una stima sull’impatto del Reddito di cittadinanza oltre che del complesso della manovra per il 2019. Risultato? Considerando una spesa di 8 miliardi, al netto di 1 miliardo destinato alla riqualificazione dei centri per l’impiego, la misura – spiega il rapporto - consentirebbe di ampliare significativamente la platea dei destinatari rispetto all’attuale Reddito di inclusione ma non di assicurare il raggiungimento della soglia dei 780 euro indicata dal governo, in quanto, secondo i calcoli dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, per arrivare a questa soglia bisognerebbe stanziare il doppio dei fondi, 15 miliardi di euro. Con le risorse attuali, infatti, sarebbe possibile erogare solamente un sussidio compreso tra i 255 euro per una famiglia con un solo componente e i 712 per una con 5 o più componenti.  
 
Il gap dei servizi per l’impiego 
L’efficacia di un sussidio monetario in zone quali le periferie urbane, le aree interne del Sud come del Nord in cui sono estremamente deboli le strutture pubbliche che offrono servizi al cittadino – rileva poi la Svimez - dipenderà dal collegamento tra il beneficio economico e la partecipazione a programmi di attivazione e di accettazione di offerte di lavoro. E ciò, nel Mezzogiorno soprattutto, rischia di non potersi realizzare per le attuali, scarse potenzialità dei centri per l’impiego. Senza dimenticare che solo la effettiva disponibilità di posti di lavoro nelle aree meridionali può consentire di non trasformare questa misura in assistenziale. 
 
Più in generale, grazie al significativo incremento delle di prestazioni sociali e consumi collettivi, sostenute dal pensionamento anticipato (Quota 100) e dall’avvio del Reddito di cittadinanza, è comunque il Mezzogiorno che guadagna di più dalle misure espansive inserite nella manovra assorbendo ben il 40% delle maggiori spese previste nel 2019-20. Col risultato che il Pil del Mezzogiorno aumenterebbe dello 0,3% nel 2019 rispetto all’1% previsto e di poco più dello 0,4% nel 2020 rispetto al +0,9% ipotizzato rimanendo di fatto stabile, contro il +02% e +0,24% del Centro-Nord che invece continuerebbe a declinare rispetto al 2017-2018.  
 
La Svimez ha valutato anche l’effetto dell’ampliamento dello spread: ipotizzando una innalzamento nel 2019 e 2020 sui livelli attuali (300 punti) nel Mezzogiorno si avrebbe una minore crescita nel 2019 di circa lo 0,33% e dell’ 0,35% nel 2020. Nel Centro-Nord, invece, l’effetto sarebbe più morbido: -0,22% nel 2019 e dello 0,25% nel 2020.  










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