Chi ha inventato il reddito di cittadinanza? 

Pubblicato venerdì, 14 settembre 2018 ‐ La Stampa


Il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto una nuova versione di reddito universale per i cittadini francesi
. In Italia è ancora in discussione la proposta di un reddito di cittadinanza che vada a sostituire il reddito di inclusione. 
 
Quando si parla delle origini dell’idea di reddito di cittadinanza viene spesso citato il filosofo inglese Thomas More (Tommaso Moro) come primo ad averlo proposto. In realtà, nel suo libro Utopia il personaggio di nome Raphael dice a un certo punto che siccome “non c’è pena abbastanza orribile per impedire di rubare a chi non ha altro mezzo di sussistenza” anziché punire i ladri “bisognerebbe provvedere affinché abbiano i mezzi per guadagnarsi da vivere, in modo che nessuno sia portato alla necessità estrema di rubare”. 
 
La proposta è dunque di aiutare a guadagnare chi è senza soldi, non di sostenerlo economicamente. More esprime un’idea più vicina a quella del lavoro garantito
, di cui si sta tornando a discutere negli Stati Uniti, piuttosto che quella di un reddito garantito per tutti, anche senza che una persona lavori. 
 
La storia del reddito di cittadinanza è stata ricostruita nel libro Il reddito minimo universale, scritto dal filosofo politico Philippe Van Parijs e dal docente di Scienze politiche Yannik Vanderborght. 
 
Il primo esperimento di uno strumento di aiuto economico generalizzato risalirebbe al 1795 e sarebbe stato realizzato a Spennhamland, nell’Inghilterra meridionale, dove i magistrati obbligarono le parrocchie “a versare un sussidio che integri i salari dei lavoratori poveri, in modo da raggiungere una soglia che tenga conto della composizione della famiglia e che sia indicizzata sul prezzo del grano”.  
 
Per gli economisti e i sociologi quello di Spennhamland era in realtà un sistema di reddito minimo: una integrazione che consenta di raggiungere la cifra considerata quella minima per poter sopravvivere.  
 
Il reddito di cittadinanza in senso stretto è invece una misura di tipo ancora più generale: una cifra che lo Stato versa a tutti i propri cittadini, indipendentemente dal fatto che lavorino o guadagnino. In questo senso, anche quello di cui si sta discutendo in Italia e in Francia va qualificato come salario minimo e non come reddito di cittadinanza.  
 
La prima proposta di un vero e proprio reddito di cittadinanza venne avanzata dal filosofo illuminista britannico Thomas Paine, vissuto nel 1700, il quale propose che a tutte le persone che avessero compiuto 21 anni fosse assegnata una somma di 15 sterline.  
 
Le politiche di sostegno al reddito sono considerate di sinistra, ma la prima proposta di applicazione su larga scala per uno Stato moderno fu del presidente repubblicano degli Stati Uniti Richard Nixon, che la portò avanti tra il 1969 e il 1970, senza riuscire ad ottenere la sua approvazione da Camera e Senato. 
 
Oggi nel mondo sono in corso poche sperimentazioni di un reddito di cittadinanza. La più famosa, quella avviata in Finlandia nel 2016 su un numero limitato di persone, è stata interrotta dopo due anni. In Kenia è in corso un altro esperimento per il quale è stata programmata una durata di 12 anni. Non esistono dati univoci sui risultati che si possono ottenere con queste misure economiche. Anche le analisi dedicate all’esperimento di Spennhamland, considerato fallimentare, sono state riviste. L’argomento è oggetto di dibattito scientifico, come dimostra l’articolo pubblicato dalla rivista Nature a maggio

 










Tag: #Italia #Politica

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