Tinder cambia algoritmo. Addio alle "caste dei belli"

Pubblicato lunedì, 18 marzo 2019 ‐ La Repubblica.it

SE NE era parlato tanto qualche anno fa, del famigerato "Elo score". Si trattava di un sistema segreto che Tinder, la più celebre applicazione per appuntamenti, sfrutta - o sarebbe meglio dire, sfruttava - per incrociare gli utenti più desiderabili. Secondo molti, era la formula (non troppo magica) responsabile del fatto che, pur scorrendo per ore sull'applicazione, non si riuscisse mai a combinare con nessuno che potesse interessarci. O, al contrario, la chiave per cui i migliori "match", cioè gli incroci più desiderabili, capitassero sempre ai soliti utenti. Insomma, quella dannazione per cui se sei brutto avresti incontrato solo brutti e se invece sei desiderabile l'algoritmo ti avrebbe spianato la strada. Bene, la piattaforma - controllata da Match Group - ha messo una volta per tutte le carte sul tavolo. Comunicando di aver sospeso ormai da tempo l'uso di quel meccanismo sulla pelle di chi cerca incontri e appuntamenti.

 

All'epoca, un paio di anni fa, era stata un'inchiesta di Fast Company a svelare il mistero dell'"Elo score". Quel sistema interno di classificazione, invisibile agli utenti, mutuato dal lessico degli scacchi. Mentre nel gioco di abilità con pedoni e cavalli serve a classificare la forza relativa di un giocatore, su Tinder serviva a votare gli utenti, contribuendo a costruire una sorta di sistema di caste nascosto per cui sarebbe stato molto difficile per i poco attraenti, quelli che raccoglievano pochi apprezzamenti, sfondare il muro e accedere a incontri gratificanti. Un incrocio di destini orchestrato da un sistema che però l'azienda dice di aver finalmente mandato in pensione.

 

In un post sul suo blog ufficiale, la piattaforma sostiene ora di aver eliminato l'"Elo score" definendolo addirittura "una cosa vecchia, una misura datata sulla quale non facciamo più affidamento". E fornisce anche qualche informazione in più sulla piattaforma. Si rimane sempre piuttosto sul vago, per non svelare le "regole del gioco" di un'applicazione che punta moltissimo sulla cosiddetta logica della gamification. Ma gli algoritmi sono ora definiti "aperti". L'applicazione sostiene infatti di riorganizzare i profili mostrati e di incrociarli ogni volta che un utente riceve un apprezzamento e che questo rimescolamento dei profili avviene nell'arco di 24 ore.

 

"Ci si chiede costantemente come funzioni l'algoritmo di Tinder - si legge nel post - come vengano ordinati i profili proposti e perché? Se ci sia un modo di ingannare il sistema e ottenere più "match"? E se esista davvero un sistema chiamato Elo score?". I responsabili spiegano appunto di non poter chiarire tutti gli ingredienti della loro "salsa segreta". Ma i principali sì. Ecco quali sono e in base ai quali vengono proposti i match agli utenti. E che vale dunque la pena tenere presenti se si vuole ottenere il massimo dall'app di dating più famosa del mondo.

 

Il fattore principale è il più banale. Cioè l'engagement. Tradotto: usare, e tanto, l'applicazione. "Diamo la priorità ai potenziali match di utenti attivi, e attivi allo stesso tempo - scrivono da Tinder spiegando come facciano incontrare le persone - non vogliamo farvi perdere tempo mostrandovi profili di utenti inattivi. Vogliamo che chiacchieriate e vi incontriate nella vita reale. E non c'è nulla di meglio che incrociarsi e iniziare subito a conversare. Usare l'app vi aiuta a guadagnare rilevanza, vedere più profili e godere di più match. Questa è la parte più importante del nostro algoritmo ed è totalmente sotto il vostro controllo".

 

Ma quali altri parametri intervengono nella formula segreta di Tinder?  In effetti, le informazioni caricate sul proprio conto non solo poi molte. A parte il sesso e la localizzazione ci sono l'età, le preferenze sessuali e la distanza fra uno e l'altro. Oltre alle immagini che, ovviamente, sono la parte più importante. Anche la prossimità è tuttavia un fattore essenziale per ottenere più probabilità di incrociare un potenziale amico o una partner: "È sempre divertente incontrare qualcuno della propria zona perché si condivide una comunità di riferimento" spiegano dal gruppo, che conta più di 50 milioni di utenti attivi in tutto il mondo, 4 dei quali pagano diverse forme di abbonamento "premium" come Tinder Plus e Tinder Gold che includono azioni come il Super Like, utile a piazzarsi in testa alle scelte di un singolo utente, o il "boost" per farlo con molti altri profili. Tutto al fine di ottenere più incroci e contatti. Ecco perché la distanza di una persona dalla localizzazione di un'altra è un parametro cruciale per il successo sull'app. "Non consideriamo se sei di colore, bianco, rosso o blu - aggiungono - il nostro algoritmo non sa se guadagni 10 dollari o 10 milioni all'anno. Insomma non crediamo negli stereotipi. Il nostro algoritmo è progettato per essere aperto".

 

E l'Elo score che fine ha fatto? "Era un ingrediente del nostro algoritmo che teneva in considerazione come gli altri trattassero il profilo di un utente e quanto se ne facessero coinvolgere - spiegano dall'app statunitense - così, confrontavano gli apprezzamenti e i rifiuti e mostravamo potenziali utenti che potessero allinearsi agli altri, basati sulle similarità in cui i loro profili attraevano le persone. In questo senso si riceveva un punteggio, un valore numerico nei nostri sistemi che si interfacciava con altri aspetti dell'algoritmo". Adesso quella porzione del sistema è stata disabilitata e "il nostro sistema organizza i match potenziali ogni volta che un profilo è apprezzato o bocciato".

 

Secondo la piattaforma, insomma, il caso sarebbe "chiuso": le persone vengono fatte incontrare in base a quanto usino l'app, a dove si trovino e alle proprie preferenze. Non ci sarebbe più spazio per discriminazioni, votazioni e punteggi in base all'estetica, all'attrattività delle foto o ad altri parametri di questo tipo. Piuttosto, secondo l'ipotesi del sito The Verge l'algoritmo sfruttato oggi da Tinder (ma anche, per ammissione, da un'altra app come Hinge) ricorderebbe quello di Gale-Shapley, noto anche per essere in grado di fornire una soluzione al "problema del matrimonio stabile", un quesito economico di allocazione stabile delle risorse risolto nel 1962 dagli economisti che danno il nome all'algoritmo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag: #Tecnologia #Social-network

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