Stefanos, Alex e i sogni di Hubert

Pubblicato giovedì, 08 novembre 2018 ‐ La Repubblica.it

Stefanos Tsitsipas e Alex de Minaur saranno tra i Top 10 l'anno prossimo. Credetemi sulla parola, se non li avete visti a FieraMilano, oppure su SuperTennis o Prime Video. Non solo per la qualità del loro gioco, che è già notevolissima: è l'autorevolezza con la quale lo impongono a lasciare a bocca aperta, come possono testimoniare i ventimila o giù di lì che li hanno ammirati in questi giorni dagli spalti dello stadio allestito nel padiglione 1. Dove tutti erano consapevoli in anticipo del loro valore.

 

Alzi invece la mano chi conosceva Hubert Hurkacz prima che il suo nome apparisse, inatteso, nell'elenco dei sette protagonisti di diritto delle Next Gen Finals. Dieci giorni prima del via al supertorneo, il polacco era undicesimo nel ranking Race to Milan, preceduto dal francese Hugo Humbert e dall'americano Michael Mmoh. Senza un'imponderabile casualità bretone, sarebbe toccato a uno di loro subentrare a Denis Shapovalov, il biondo russo-canadese colto da incontenibile stanchezza, certificata dal medico, quando a Rho stavano già allestendo le guglie di stoffa rossa. Invece, il Challenger di Brest ha scompigliato programmi e prospettive: Humbert s'è ritirato ancor prima di scendere in campo e Mmoh le ha prese di santa ragione da Ricardas Berankis, mentre Hurkacz ha inanellato cinque vittorie consecutive conquistando il secondo titolo in carriera e, con il relativo bottino di punti ATP, l'accesso alle Finals.

 

Eppure il ragazzone di Wroclaw - che noi c'intestardiamo a chiamare Breslavia, nell'italianizzazione del tedesco Breslau - è forse oggi lo sportivo polacco più popolare, calciatori esclusi, grazie ai recenti risultati in Coppa Davis che hanno titillato il nazionalismo locale. In febbraio, contro la Slovenia a Maribor ha perso la partita d'esordio contro Aljaz Bedene (4-6 5-7) ma nel match decisivo ha sconfitto Tom Kocevar-Desman (6-3 6-2). In settembre, convocato per la sfida contro i romeni a casa loro, a Cluj-Napoca, prima ha regolato di misura Adrian Ungur (7-6 7-5), poi s'è ripetuto con Marius Copil (6-3 6-4), contribuendo a riportare la nazionale nel gruppo I. Un successo storico. 

 

Ventun anni compiuti in febbraio, 196 centimetri, muscoli lunghissimi ancora da potenziare, Hubert disse nel 2016: "Tra due anni voglio essere tra i primi cento della classifica mondiale", e adesso è 85. La sua rigorosa tabella di marcia ha subito una forte accelerazione negli ultimi mesi. Numero 238 a inizio stagione, ha fatto il primo salto dopo il Challenger vinto a Poznan in giugno. Sia al Roland Garros che a Flushing Meadows ha raggiunto il secondo turno dopo le qualificazioni, che peraltro aveva superato anche a Wimbledon.


Diventare il numero 1 di Polonia è costato parecchio, a lui e alla famiglia, in termini di sacrifici e rinunce, anche se non tanto quanto si racconta di altri illustri connazionali: il nonno delle sorelle Radwanska dovette vendere una preziosa collezione di dipinti per permettere loro di partecipare ai primi tornei, i genitori di Jerzy Janowicz cedettero alcun negozi. "Fino a poco tempo fa mamma e papà hanno coperto tutte le spese. C'è un'azienda di integratori che m'ha dato una mano. Di sponsor se ne vedevano pochi". Ora è tutta un'altra storia. Un giornalista gli ha chiesto di recente se si sente pronto a diventare una star: "Non lo so - ha risposto - perché sto solo cominciando a gestire il successo. Affronto molto seriamente tutto quanto faccio. Perché è da quando avevo 10 anni che sogno di essere il migliore del mondo e voglio riuscirci". Intanto Hubert sta pensando di stabilirsi a Tampa al Saddlebrook's Florida Tennis Center, 45 campi, ottimi istruttori, specialisti in preparazione fisica, fisioterapisti e dietologi. In zona si allenano, tra gli altri, Alexander e Mischa Zverev.

 

Stasera Hurkacz ha affrontato la testa di serie numero 1 Tsitsipas nel match di chiusura della fase eliminatoria. Come gli capita spesso, ha faticato a ingranare, subendo un 4-1 quasi istantaneo. Trovata la misura, nel secondo set ha messo in serie difficoltà il greco (4-3). Nel terzo ha tentato inutilmente la rimonta (4-2). Il calcolo di set e game vinti e persi gli preclude comunque l'ingresso alle semifinali.

 

Degli altri tre match della giornata il più sorprendente è stato quello tra lo spagnolo Jaume Munar e l'americano Frances Tiafoe. Lento e impreciso, l'unico tennista di colore delle Finals non è mai entrato in partita, mentre il maiorchino ha mostrato di avere fondamentali e grinta a sufficienza (lui e Rafael Nadal si allenano spesso insieme a Manacor) da fargli chiudere la pratica in 56 minuti con un netto 4-1 4-3 4-1. Munar, che come Tiafoe e Hurkacz ha vinto una sola partita del suo girone, va in semifinale grazie alla somma favorevole dei set. 

 

Ha impiegato sei minuti in più il russo Andrey Rublev ad aver ragione di Liam Caruana (4-3 4-1 4-2), nonostante l'italiano con casa in Texas abbia avuto qualche buona occasione nel primo set. 

 

Impressionante, infine, lo sfoggio di qualità tennistica e velocità di esecuzione da parte dell'australiano Alex de Minaur, che a furia di passanti e veroniche ha annichilito (4-3 4-1 4-2) il californiano Taylor Fritz in un'ora e dieci minuti.

 

Domani sera le semifinali: da quanto osservato in campo, né Munar contro de Minaur, né Rublev contro Tsitsipas sembrano avere chance. Ma non si sa mai.
Twitter @claudiogiua

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