'Lupin III - The First', Takashi Yamazaki e il suo ladro in 3D: "Quando sul grande schermo appare il titolo, mi commuovo. Ogni volta"

Pubblicato domenica, 23 febbraio 2020 ‐ La Repubblica.it

Il Lupin III immaginato nel 1967 da Kazuhiko Kato, meglionoto come Monkey Punch, era un uomo spregevole. Tutto il contrario dell'Arsène Lupin ideato da Maurice Leblanc nel 1905, che era tutto d'un pezzo, un vero 'gentiluomo' - e non solo con le donne - come è stato ribattezzato. Elegante, generoso - rubava per sé ma donava anche ai poveri sottraendo beni preziosi sempre e solo ai più ricchi - e, soprattutto, contro la violenza. L'ultimo della stirpe dei Lupin, nella mente del mangaka Monkey Punch,è sprofondato invece in una dimensione oscura, sia personale che sociale. Uno psicologo lo avrebbe definito un individuo maligno affetto da narcisismo perverso, qualcuno che gode nel manipolare e umiliare il prossimo al fine di ottenere qualsiasi cosa lo gratifichi. E, per farlo, uccide senza provare pietà. La realtà (e la censura), però, cambiò tutto: nella trasposizione tv dell'atmosfera del manga originale rimane ben poco di tutto ciò grazie alla mente immaginifica e delicata di Hayao Miyazaki che stempera il carattere adulto delle prime, sparute puntate commissionate al regista Masaaki Osumi. Miyazaki portò in tv il suo Lupin, geniale ma al tempo stesso goffo, riuscendo nell'impresa di trasformare una storia già perfetta in un capolavoro in grado di tenere incollati al piccolo schermo milioni di persone. Non soltanto bimbi.

'Lupin III - The First', il mistero del Diario di Bresson. La clip in anteprima in riproduzione.... Condividi  

Mezzo secolo dopo, Lupin è ancora pronto a compiere imprese fuori dal comune, protagonista per l'ennesima volta di un lungometraggio, Lupin III - The First, dopo le numerose versioni per la tv e per il cinema, persino in carne e ossa. Se volete ridere, cercate il delirante primo esperimento live action Lupin III - La strategia psicocinetica, del 1974, e non ve ne pentirete: sarà come trovarsi nel mezzo di un crossover tra La Pantera Rosa e Hollywood Party. Oggi, però, il ladro con la giacca verde smeraldo (e poi, come qui, rosso fuoco) è risorto grazie alla più raffinata tecnica di animazione attuale, la 3DCG, la computer grafica 3D in grado di compiere meraviglie. Dietro alla macchina da presa - o meglio, ai comandi della sala di controllo del progetto - c'è Takashi Yamazaki, che già aveva portato sul grande schermo in versione live action altri gioielli del fumetto giapponese come La corazzata Yamato di Leiji Matsumoto e Doraemon di Fujiko Fujio.


'Lupin III - The First', il ritorno al cinema per la prima volta in 3D - trailer in riproduzione.... Condividi  

Questa volta, da dove partiamo? Da un mistero che nemmeno il nonno di Lupin III, Arsenio I, è stato in grado di risolvere: mettere le mani sul Diario di Bresson, l'unico oggetto mai trafugato dalla dinastia dei Lupin che racchiuderebbe oscuri segreti di grandissimo interesse per una malvagia organizzazione contro cui la banda - certo, perché anche qui non mancano i fedeli Jigen, Goemon, Fujiko e perfino l'ispettore (stavolta alleato) Zenigata - si troverà a lottare in giro per il mondo. Dopo una serie di peripezie degne della più spinosa avventura del ladro gentiluomo, riusciamo finalmente a parlare con Yamazaki; anche se, come un vero furfante, eviterà di rispondere alle domande più insidiose: gli inflessibili estimatori di Lupin usciranno contenti dalla sala?

Lupin III, non solo cartoon. Arriva la versione in carne e ossa benedetta da Monkey Punch
Monkey Punch disse che Lupin III era la sua 'proiezione'. Ciò che apprezzava di più in lui era la libertà senza confini che gli permetteva di fare qualsiasi cosa volesse. Lo stesso, lo ricercava nella sua professione: lei a cosa ambisce quando è al lavoro?

"Miro a realizzare un’opera che faccia sussultare il cuore di quante più persone possibili. Potendo, qualcosa che ricorderanno per tutta la vita".

Cosa rappresenta per lei Arsenio Lupin III?

"Una forte volontà che permette di ottenere a ogni costo qualunque cosa ci attiri. Che sia un tesoro o anche la realizzazione del desiderio di qualcuno".

Quali ricordi custodisce del suo primo incontro con il personaggio? Leggeva i manga e guardava la serie in tv?

"Il mio primo incontro con il personaggio l’ho avuto vedendo la serie televisiva a casa di parenti, da piccolo, durante un viaggio nella metropoli. Pensai che una metropoli era davvero straordinaria se vi trasmettevano un’opera tanto adulta in una fascia oraria dedicata ai bambini. Ho visto spesso le serie tv e possiedo i manga ma a piacermi in modo particolare è il secondo film, Il castello di Cagliostro".

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A proposito de Il castello di Cagliostro, nelle interviste rilasciate in Giappone avrà probabilmente parlato del film di Hayao Miyazaki. Se potesse fare un paragone con Lupin III - The First, quali analogie e differenze troverebbe?

"Personalmente penso che Il castello di Cagliostro non rimanga confinato nell’ambito di un’avventura di Lupin ma sia invece un’opera che si colloca al vertice della 'entertainment animation'. Perciò, dovendo fare anch’io Lupin, ho realizzato il mio film volendo ereditare il più possibile l’essenza di quel capolavoro. Il grande intento di liberare una donna prigioniera dall’irragionevole gabbia degli adulti segue l’esempio di Cagliostro".

Non è la prima volta che si confronta con i colossi manga: ha già diretto i film de La corazzata Yamato di Leiji Matsumoto e Doraemon di Fujiko Fujio. Come ci si avvicina a dei miti tanto imponenti?

"Si tratta di un lavoro che spezza le ossa, perché i grandi manga vengono letti a diversi livelli dalle persone più varie. In definitiva non posso far altro che seguire le mie impressioni dopo la lettura. Per questo c’è chi apprezza il mio modo di fare come chi non lo fa. Ma alla fin fine non posso fare altro che adottare una metodologia che mi consenta di non mentire a me stesso, nella speranza che quante più persone possibili provino empatia verso il mio approccio".

C’è qualche trasposizione da manga classici o fumetti occidentali che vorrebbe realizzare in futuro?

"Sono entusiasta della concezione del mondo di Moebius. Mi capita di sognare di fare qualcosa con quella stessa visione".

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Come ha scelto la carriera di regista?

"Ho fatto una lunga carriera nel settore della VFX (gli effetti visivi, ndr) e gradualmente sono arrivato a desiderare di volerla utilizzare non per gli altri ma per le mie opere. Di voler rappresentare liberamente, con la VFX, il mondo come io lo penso. E per farlo, diventare un regista era la miglior scorciatoia".

Sappiamo che sa anche disegnare. Sognava forse di diventare un mangaka?

"Ho la sensazione che un discreto numero di registi desiderasse diventare un mangaka, così come penso che un discreto numero di mangaka vorrebbe provare a fare il regista. Per me la professione del mangaka è come un’eterna 'erba del vicino'. Ma adesso mi sento piuttosto sollevato, perché più mi rendo conto di quanto quella carriera sia dura, più credo sia stato fortunato a non avere avuto talento sufficiente per intraprenderla".

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È stato difficile inventare una nuova avventura di Lupin III?

"Dopo aver redatto la prima bozza ho ricevuto una gran quantità di pareri dallo staff del comitato di produzione, a iniziare da Marza Animation Planet (uno studio di animazione specializzato in computer grafica, ndr) e da TMS Entertainment (uno storico studio di produzione di anime, ndr), sulla base dei quali ho rifinito la trama".

Gli italiani amano moltissimo Lupin III e sono in particolare affezionati alle voci che doppiarono l’anime originale, che qui ritornano: che effetto le fa sentirle?

"La lingua italiana sta molto bene sui personaggi. Mi auguro che anche stavolta molti italiani si innamorino di Lupin e dei suoi compagni".

Il pubblico si farà una propria idea del film. Qual è per lei, invece, la parte preferita di Lupin III - The First?

"Quando appare il titolo. Quando lo vedo abbinato alla musica mi commuovo, perché prendo coscienza che noi ci siamo occupati di Lupin. Ogni volta".

Tag: #Spettacoli #Cinema

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