Cirino Pomicino: "Tangentopoli ha distrutto i partiti e aperto la strada ai populisti. Io ora voto Pd"

Pubblicato domenica, 21 luglio 2019 ‐ La Repubblica.it

«Il mio giudizio storico su Francesco Saverio Borrelli non può che essere negativo», dice Paolo Cirino Pomicino, 80 anni a settembre, “o ministro” degli anni d’oro della Prima Repubblica, l’andreottiano che balla scatenato alle feste della Prima Repubblica nel "Divo" di Paolo Sorrentino.

 

Dice: «Io ho avuto 42 processi, di cui 17 solo a Napoli, e una sola condanna, a 1 anno e otto mesi per Enimont. Mi sequestrarono dapprima la casa e il motorino di mia figlia, ricordo il clima di terrore, che poi fu decisivo per spianare la strada a Berlusconi. Avevo stima di Borrelli, come uomo, ottimo magistrato, e specialmente per il ripensamento che in seguito ebbe su Tangentopoli, una vicenda che ha cambiato il Paese, e che ci ha portato fin qui, a questo governo autoritario, dove decidono due persone, Salvini e Di Maio, e dove i partiti si chiamano Lega e Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia. I nomi sono importanti. Infatti questi soggetti non hanno più una cultura di riferimento, né esprimono una visione. Ecco spiegato il declino italiano, forse unico nel suo genere in Europa».

 

«Borrelli era napoletano come me, ma non ci siamo mai incontrati. Invece conoscevo bene il suo aggiunto, Gerardo D’Ambrosio, un suo fratello militava nella nostra corrente, quella di Andreotti, consigliere circoscrizionale a Napoli. Siamo due trapiantati di cuore, lui nel ‘91, e io nel 2007, prima dell’operazione lo interrogai a lungo sui postumi dell’intervento, lui era già senatore dei Ds. Sia detto sottovoce: anche D’Ambrosio alla fine, in privato, era critico su Tangentopoli. Vede, a sua insaputa, Borrelli ha coperto un progetto politico. Ha scardinato un sistema, con elementi di violenza, con alcuni morti. Che bisogno c’era?».

 

Come, che bisogno c’era?, interrompiamo il flusso di coscienza di Pomicino. Il paese era soffocato dalla corruzione. Il finanziamento pubblico ai partiti aveva assunto forme abnormi. Il Paese gravava sotto un cumulo di reati.


«Ma cosa dice? Noi sbagliammo infatti a non denunciare i costi della politica, e nessuno di noi si è arricchito. Ci trincerammo dietro a un’ipocrisia. Ma pagammo il fatto che per noi cattolici della Dc e per i comunisti il denaro era lo sterco del Diavolo. Dovevamo dire la verità sui prezzi enormi delle campagne elettorali. Che poi quelli che mi finanziavano erano tutti amici, si sapeva perfettamente chi mi sosteneva. Lo disse anche Craxi nel famoso discorso in Parlamento. Ma col senno di poi su può dire che molte accuse contro quella classe dirigente furono esagerate. Di me si disse che avevo comprato un’autostrada, la Torino-Milano, e che avevo tesori nascosti. Nel 2003, durante un ricordo di Guido Carli Milano, un certo Airoldi, vicepresidente della Padania Assicurazioni, mi avvicinò: “Lei mi riconosce?”. “Veramente non ho il piacere”, risposi. Mi disse che in carcere aveva detto di avermi dato 400 milioni di lire pur di ottenere la scarcerazione. Per questa accusa, e per altre campate in aria, ho patteggiato altri due mesi”. 


Ma scusi, se il fatto non era vero, perché lei si accordò con i magistrati allora? “Patteggiare non significa ammettere la responsabilità ed io ero peraltro alla vigilia del trapianto di cuore  e non potevo fare altri processi”, risponde o' ministro, che oggi è presidente della Tangenziale di Napoli.

 

Perché per i primi due anni i magistrati furono idolatrati, e poi invece finirono attaccati dall' opinione pubblica, al punto che l’Italia si consegnò a Berlusconi? “Inizialmente era l’applauso del popolo che vedeva rotolare le teste, è sempre così quando finisce nel mirino il potere, ma anche nella Rivoluzione francese dopo il Terrore arrivò Napoleone. Più o meno quello che stiamo vivendo con questa maggioranza. Dovevamo capire tutto dopo la fine del Muro di Berlino. Era finito un mondo. Prenda il Pci, come si dice a Napoli “non aveva più cielo da vedere, né terra su cui camminare”. I laici e il mondo dell’establishment a loro legato fiutavano un ribaltone storico.  Nell’autunno del ’91 il Pri fece la campagna elettorale con questo slogan: Mani pulite. Io alle ultime elezioni ho votato Pd, perché è l’unico partito non personalizzato, che per me è una questione dirimente. Siamo nella fase degenerativa della Seconda Repubblica, che è nata grazie a Tangentopoli. In 27 anni di Seconda Repubblica la maggioranza del Parlamento non era la maggioranza del Paese. Con noi della Prima Repubblica le due cose coincidevano, il che assicurava stabilità. Le pare poco?”.

 

 

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