César, a Parigi trionfa Polanski tra le proteste delle femministe: il regista ha disertato la cerimonia

Pubblicato sabato, 29 febbraio 2020 ‐ La Repubblica.it

PARIGI - Dentro lustrini e paillette. Fuori urla, scontri, lacrimogeni. E' stata una cerimonia surreale quella organizzata per i César, gli Oscar del cinema francese. La festa è stata travolta da violenti tafferugli tra polizia e gruppi di femministe venute ancora una volta a dire la loro indignazione per le 12 nomination assegnate all'ultimo film di Roman Polanski, "L'ufficiale e la spia". 


A guidare la protesta fuori dalla Salle Pleyel c'era l'associazione Osez le Feminisme che aveva tappezzato i muri con slogan come "Violanski", sottolineando l'impunità del regista accusato da diverse donne di violenze sessuali. Attori e registi hanno dovuto passare attraverso fumogeni, all'interno di un cordone di sicurezza, per raggiungere il tappeto rosso. Tante le defezioni a cominciare da quella - auspicata da alcuni - di Roman Polanski che al momento delle nomination aveva invece salutato i giudizi "senza morale" dell'accademia. 
César, le femministe contro Polanski. Le proteste degenerano: scontri con la polizia

Il regista polacco di 86 anni era assente dopo aver spiegato di volersi sottrarre a un "tribunale autoproclamato". Una scelta che il ministro della Cultura ha definito "saggia". Ieri il suo produttore francese ha denunciato un "linciaggio" e nel pomeriggio si è scoperto che l'intero cast del film -. da Jean Dujardin a Louis Garrel alla moglie Emmanuelle Seigner - aveva deciso di disertare polemicamente la cerimonia.


Altra clamoroso forfait dell'ultimora è stato quello di Brad Pitt. L'accademia francese voleva dare un premio alla carriera all'attore americano che, viste le tensioni, ha finalmente deciso di non presentarsi. Fino all'ultimo sono mancati anche gli artisti disposti a rimettere i premi: molti contattati hanno voluto restare lontano dallo scomodo palco. 


La contestazione fuori dalla festa del cinema è solo l'epilogo di un inedito crescendo di polemiche. Quindici giorni fa l'accademia francese che dal 1976 organizza la premiazione aveva presentato dimissioni collettive sotto la pressione di una parte del settore. Più di quattrocento attori, registi, autori ed esponenti del cinema avevano infatti denunciato una "gestione opaca ed elitista". Tra i nomi che avevano sottoscritto la protesta, da Léa Seydoux a Gilles Lellouche, da Bertrand Tavernier a Omar Sy a Marion Cotillard. Il rinnovamento auspicato dovrebbe portare più parità nei vertici dell'accademia (che erano 39 uomini su 47 membri) e un metodo di voto più trasparente. 


In attesa di una riforma degli statuti che è in corso, la presidenza a lungo occupata dall'intramontabile produttore Alain Terzian è stata assunta ad interim dalla produttrice Margareth Ménégoz. "Benvenuti all'ultima, pardon alla quarantacinquesima edizione dei César" ha esordito Florence Foresti che conduceva la cerimonia. L'umorista, molto impegnata nel movimento MeToo, ha citato Polanski con vari nomignoli, "Roro", "Popo", per poi concludere: "Ho deciso che non è abbastanza grande per fare ombra al resto dei nominati". E poi è scoppiato un lungo applauso per Adèle Haenel, attrice per 'Ritratto di giovane in fiammè di Celine Sciamma - in corsa con 11 nomination - e icona del movimento femminista francese dopo che nel novembre scorso ha denunciato il regista Christophe Ruggia di molestie quando era adolescente.


Haenel e la regista Sciamma sono uscite dalla sala polemicamente quando, verso mezzanotte, è stato annunciato che il premio alla miglior regia era stato assegnato a Polanski. "Dargli un premio sarebbe come sputare in faccia alle vittime" aveva detto l'attrice qualche giorno fa. "L'ufficiale e la spia" ha vinto anche il premio per l'adattamento e quello per i costumi. Molte le donne protagoniste della cerimonia, dall'eleganza di Fanny Ardant (miglior attrice non protagonista per "La Belle Epoque"), alle lacrime di Flora Volpelière (miglior montaggio per "I Miserabili"), all'appello di Claire Mathon (miglior fotografia per il film di Sciamma): "Spero che le donne che faranno cinema in futuro seguiranno parità e diversità". Il premio al miglior film è andato a "I Miserabili" di Ladj Ly, la pellicola che racconta la vita di poliziotti di banlieue, già in corsa agli Oscar. "E' tempo di abbassare le armi e di unirsi - ha detto il regista, cresciuto nella periferia di Montfermeil - L'unico nemico non è l'altro, ma la miseria".

 

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