Caso Siri, Arata e Nicastri accusano l'ex sottosegretario: "Gli abbiamo promesso 30 mila euro"

Pubblicato domenica, 21 luglio 2019 ‐ La Repubblica.it

Due supertestimoni che accusano Armando Siri, l'ex sottosegretario alle Infrastrutture cacciato dal presidente del Consiglio Conte dopo l'avviso di garanzia per corruzione (mentre il ministro Salvini continua a difenderlo). Sono Vito Nicastri, il "re" dell'eolico ritenuto vicino ai clan, e suo figlio Manlio. Fino a qualche mese fa, erano i soci occulti di un grande amico di Siri, Francesco Paolo Arata, il consulente della Lega per l'energia intercettato dalla Dia di Trapani mentre diceva a suo figlio e al figlio di Nicastri: "Gli do 30.000 euro perché sia chiaro tra di noi. Io ad Armando Siri ve lo dico...". Dalle carte emerge quest'altro spezzone del dialogo del 10 settembre 2018 anticipato da Repubblica un mese fa. "L'emendamento passa". E ancora: "Siri ci lavora un secondo per guadagnare trentamila euro". Poi, però, il provvedimento non passò per l'opposizione dei Cinque Stelle.


Ma c'era la promessa di Arata. Tanto basta per contestare la corruzione. Nicastri e il figlio, finiti in carcere il 12 giugno, hanno deciso di svelare le grandi intese che correvano fra Trapani e Roma. "So che Siri e Arata avevano buoni rapporti", ha esordito Nicastri junior, che inizialmente aveva qualche titubanza a parlare. Poi, quando gli hanno fatto sentire l'intercettazione di Arata, ha confermato: "C'ero pure io quella sera. Siri non è stato pagato, ma Arata mi disse di avergli promesso 30 mila euro se l'emendamento fosse passato".


L'8 luglio, il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi sono a Palermo per sentire anche Vito Nicastri, che ha offerto un'altra conferma: "All'epoca stavo in carcere, era mio figlio che parlava con Arata. E mio figlio mi ha detto che Arata avrebbe fatto un regalo a Siri se l'emendamento fosse passato. Un regalo che ritengo fosse quantificabile in 30 mila euro. Arata non disdegnava di pagare. Come anche io". Il "re" dell'eolico ha raccontato di tangenti pure ad alcuni funzionari della Regione siciliana per sbloccare le pratiche, come già svelato dalle intercettazioni della Dia di Trapani. Ora, il "re" dell'eolico aggiunge: "Arata mi chiese di creare provviste in contanti". Fondi neri per le mazzette.

L'incidente probatorio

Dunque, Siri, l'amico romano. Per i pm, il caso è definito. Proprio grazie alle testimonianze dei Nicastri, che giovedì saranno sentiti dalla gip Emanuela Attura, così come ha chiesto la procura, in incidente probatorio, che è una sorta di anticipazione del processo, serve a cristallizzare le prove. Un passaggio delicato che arriva in una settimana cruciale per il governo. Mentre sul caso Siri, lo scontro fra Lega ed M5S continua ad avere toni accesi: le ultime polemiche, una settimana fa, per la presenza dell'ex sottosegretario accanto a Salvini nell'incontro al Viminale con imprese e sindacati.

Intanto annunciano battaglia i legali di Siri e Arata, Fabio Pinelli e Gaetano Scalise, che puntano a smontare l'attendibilità dei Nicastri (assistiti dagli avvocati Sebastiano Dara, Maria Mollica e Giovanni Di Benedetto). Ma il verbale di Vito è molto dettagliato.

Pressioni sul ministero

Il "re" dell'eolico racconta di quando perse un milione di euro "per una modifica della legge sugli incentivi". E di quando si aprirono nuove inaspettate prospettive grazie all'avvio della società (occulta) con Arata. Era il 2015. "Provò a fare pressioni sul ministero dello Sviluppo Economico, quando c'era Calenda, conosceva una funzionaria - precisa Nicastri - ma senza risultati". Poi, Arata iniziò a "presentarsi come responsabile della Lega per le rinnovabili". Le intercettazioni disposte dalla procura di Palermo attorno a Nicastri disegnano un percorso di favori: Siri piazzò nel programma del governo Lega-Cinque Stelle capitolo sul biometano che tanto stava a cuore alla coppia Arata-Nicastri. Poi, Arata sponsorizzò Siri per la nomina a sottosegretario.


 

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