Berlinale 2020, l'orso d'oro Mohammad Rasoulof: "Un film sulle responsabilità"

Pubblicato domenica, 01 marzo 2020 ‐ La Repubblica.it

Mohammad Rasoulof non ha potuto ritirare l'orso d'oro conquistato alla Berlinale 2020 con There is no evil. Il regime di Teheran non gli ha permesso di lasciare il Paese, ma la sua voce è arrivata comunque al festival. Con una videochiamata alla figlia Baran, che ha ritirato il premio per lui, il regista iraniano è riuscito a rilanciare personalmente un messaggio sulla grande questione della responsabilità. "Il mio film è contro chi fugge ai compiti imposti dal regime e si assume la responsabilità delle proprie azioni".

Baran Rasoulof con il presidente di giuria, Jeremy Irons Condividi  

Sul palco il presidente di giuria, Jeremy Irons, ha annunciato il premio con grande entusiasmo: "È un film che riguarda la responsabilità di ognuno di noi". Un riconoscimento che ha commosso la platea e il team che ha ritirato l'orso d'oro al posto del regista. "Siamo contentissimi, ma purtroppo è molto triste che Mohammad non sia potuto essere qui", ha detto la figlia Baran, sottolineando che al regista "non è stato permesso di lasciare il paese". I due produttori nel ricevere il premio raccontano come non ci sia alcuna prigione che possa impedire "immaginazione e arte". "Mohammad tu non sei solo" hanno gridato dal palco del gala della Berlinale.


Il cast del film 'There is no evil' Condividi  

"Il governo non gli ha consentito di venire", hanno ribadito i produttori nella conferenza stampa dopo la consegna dei premi. Rasoulof, 48 anni, non ha potuto lasciare l'Iran, le autorità gli hanno sequestrato il passaporto nel 2017 al ritorno da Cannes dove aveva vinto con A man of integrity miglior film nella sezione Un Certain Regard. Rasoulof attualmente, pur condannato a un anno di prigione per propaganda contro la repubblica islamica, non è stato ancora imprigionato, ma ha il divieto di girare film e uscire dal Paese. I produttori a Berlino hanno sottolineato come tutti coloro coinvolti in questo film hanno corso un grosso rischio. Tuttavia, "avevamo l'obiettivo comune di inviare un messaggio forte all'attuale situazione nel cinema iraniano. Tutte le persone coinvolte nel progetto avevano precedentemente deciso di non accettare le circostanze esistenti nel Paese e di dire di no a qualcosa che non possono accettare moralmente. Il nostro film è anche una dichiarazione contro la censura", hanno detto.

Il produttore iraniano Farzad Pak durante la conferenza stampa Condividi  

Il regista è stato quindi contattato al cellulare dai produttori, durante la conferenza stampa finale a Berlino. Comparso in videochiamata, il regista è stato accolto da un caloroso applauso della stampa, ed è riuscito a rilanciare personalmente un messaggio sulla grande questione della responsabilità. "Ha avuto l'idea per questo film quattro mesi fa, ci siamo messi subito al lavoro, perché non sapeva se sarebbe finito in prigione", ha raccontato uno dei produttori alla stampa prima di riuscire a contattare il regista. "Lo sforzo, l'empatia e il rischio corso dal cast e dallo staff ha dato il risultato che avete visto sullo schermo". Nella sala dei giornalisti è arrivata anche la notizia che sui social alcuni iraniani sarebbero stati "felici della vittoria", mentre altri invece hanno affermato che il film sia "politico", secondo quanto ha riferito un giornalista parlando in farsi.

Baran Rasoulof con i produttori Kaveh Farnam e Farzad Pak Condividi  
There is no evil, che uscirà in Italia distribuito da Satine Film, racconta quattro storie piene di poesia con tanto di Bella ciao cantata in italiano per far capire che questo film sa dove vuole andare. Quattro storie che parlano di pena di morte, repressione, colpa e la capacità di schierarsi. Tutto parte con Heshmat (Ehsan Mirhosseini), marito e padre esemplare, un uomo che ogni moglie e figlia vorrebbero, uno che addirittura fa la tintura ai capelli della sua compagna. Ma alle tre di notte ha la sveglia, e va a fare un orribile lavoro, quello del boia. Anche per Pouya (Kaveh Ahangar) non è diverso. Non può immaginare, lui che è un soldato alle prime armi, di dover dare morte a altro uomo, ma gli viene detto che deve farlo. Javad (Mohammad Valizadegan) invece è stato militare e ha ucciso. E ha anche ucciso l'uomo sbagliato. Così quando sta per chiedere alla sua amata se vuole sposarlo avrà una triste sorpresa. Protagonista dell'ultima storia Bahram (Mohammad Seddighimehr) un singolare medico impossibilitato a fare il suo lavoro. Per lui, che sta male, un ultimo imprescindibile appuntamento: quello di spiegare alla nipote il perché della sua vita da emarginato.

Tag: #Spettacoli #Cinema

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