Stati Uniti, indice manifatturiero in calo ma aumentano le offerte di lavoro

Pubblicato venerdì, 15 marzo 2019 ‐ Il Sole 24 ORE

NEW YORK - L’indice che misura la produzione manifatturiera negli Stati Uniti nel mese di febbraio è diminuito dello 0,3 per
cento. Si tratta del secondo mese di fila negativo a riprova del raffreddamento della crescita economica americana nel primo
trimestre. Anche l’indice Empire State, che misura l’andamento dell’attività manifatturiera nell’area di New York è tornato
a perdere quota portandosi sui minimi di quasi due anni fa. Il dato, redatto dalla Fed è sceso a 3,7 punti da 8,8 punti di
febbraio. Gli analisti attendevano un calo a 8,3 punti. «La crescita resta un poco al di sotto di quanto non lo fosse nel
2018», rileva la Fed di New York. In generale a febbraio la produzione industriale americana è cresciuta di appena lo 0,1%,
aiutata dai buoni risultati delle utilities e del settore minerario. Dati economici deboli che confermano l’atteggiamento
attendista della Federal Reserve verso ulteriori aumenti dei tassi di interesse quest’anno: martedì e mercoledì prossimo i
vertici della banca centrale americana dovrebbero incontrarsi per valutare il momento congiunturale e decidere il corso della
politica monetaria. Lo scorso anno la Fed aveva alzato i tassi quattro volte.
Il calo della produzione è guidato dall’industria dell’auto e della componentistica, macchinari e nell’arredo. A gennaio
l’output delle fabbriche Usa era sceso dello 0,5% rispetto alle stime di un incremento dello 0,9 per cento.
Un sondaggio effettuato da Reuters tra gli economisti prevedeva per febbraio un aumento della produzione dello 0,3 per cento.
Più in particolare l’output legato al settore dei veicoli a motore e della componentistica ha registrato un calo dello 0,1%
lo scorso mese, in scia sulla frenata del -7,6% di gennaio.

Anche l’indice Ism che misura l’attività manifatturiera questo mese è sceso ai minimi da due anni, con un forte calo degli
ordinativi. Le attività sono condizionate dall’incertezza conseguente alle trade war tra Stati Uniti e Cina, dal dollaro forte
e dalla frenata dell’economia in Europa e Asia che rallenta le esportazioni.
Diminuisce la produzione ma non la fiducia dei consumatori. Nel mese di marzo la lettura preliminare dell’indice redatto
mensilmente dall'Università del Michigan è salita a 97,8 punti dai 93,8 punti di febbraio e dai 91,2 punti di gennaio. Gli
analisti attendevano un dato a 95,3 punti. Secondo l’ateneo, il dato è stato sostenuto da una maggiore fiducia espressa sullo
stato delle proprie finanze dalle famiglie con redditi medio-bassi. Per quanto riguarda l’inflazione, le aspettative a un
anno sono scese al 2,4% da 2,6% del mese precedente, quelle a cinque anni sono salite al 2,5% dal 2,3%. Il dato finale verrà
diffuso il prossimo 29 marzo.
Negli Stati Uniti in ogni caso a gennaio il numero di annunci di lavoro ha raggiunto il record di 7,6 milioni, superando ancora
il numero di disoccupati, questa volta di oltre un milione di unità. Lo ha annunciato il dipartimento del Lavoro, pubblicando
il Job Openings and Labor Turnover Survey (JOLTS). A fine dicembre, gli annunci per le offerte di lavoro erano stati 7,48
milioni. Prima di un anno fa, il numero di posti di lavoro pronti a essere occupati non aveva mai superato il numero di disoccupati
in oltre 17 anni. (Ri.Ba.)


Tag: #Mondo #Usa

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