Da Moody’s nessun giudizio sull’Italia. Il rating resta invariato

Pubblicato venerdì, 15 marzo 2019 ‐ Il Sole 24 ORE

Nessun giudizio sullo stato di salute del debito sovrano dell’Italia, il che, per i mercati, equivale a una conferma del rating
e anche dell’outlook, che resta quindi stabile. Mentre il rating era stato declassato a ottobre 2018 a livello Baa3, appena
prima del livello “junk”. Tecnicamente non si tratterebbe di un rinvio della valutazione da parte di Moody’s ma di una sorta
di “no news, good news” per l’Italia. Del resto, poche settimane fa la stessa agenzia di rating aveva lasciato intendere che
non ci sarebbero state revisioni, almeno nell’immediato, per quanto riguardava le “pagelle” del Paesi europei.
Nel corso della giornata di venerdì Piazza Affari, che è arrivata a guadagnare oltre un punto percentuale sui massimi da ottobre
- quasi +15% da inizio anno - alla fine ha chiuso con un rialzo dello 0,8% trainata dal settore tecnologico, senza mostrare
particolari timori per il verdetto di Moody's sul rating italiano.
Sempre in Europa, Standard & Poor’s ha alzato il rating del Portogallo a BBB (lo stesso livello che l’agenzia assegna anche all’Italia) con outlook stabile.
A metà febbraio, Kathrin Muehlbronner, senior vice president e lead analyst per l’Italia di Moody’s, a margine della Credit
Trends Conference a Milano, aveva parlato di «un significativo rischio di elezioni anticipate in Italia, probabilmente dopo le elezioni europee» in calendario in primavera. Nella stessa occasione l’agenzia prevedeva di rivedere
al ribasso le stime di crescita – «sicuramente sotto l'1%, probabilmente a un valore tra 0 e +0,5% nel 2019» – perché «le
misure di riforma sono state rimandate, anche tutta l’Europa sta rallentando, questo non è positivo». La precedente stima
dell’agenzia, di novembre2018, parlava di una crescita dell’1,3% nel 2019. Questo, almeno per il momento, non dovrebbe incidere
sul rating sovrano dell’Italia: «Abbiamo un outlook stabile, copre 12-18 mesi, ci dovrebbero essere performance molto diverse
da quelle attese per cambiare ancora l'outlook e non vediamo cambiamenti».
Gli altri giudizi nel recente passato
In precedenza, il 22 febbraio scorso, era stata l’agenzia di rating Fitch a esprimere il suo giudizio sull’Italia. Fitch aveva deciso di lasciare invariato il rating a BBB (a un passo, quindi, dal
livello “junk”), ma con un outlook negativo. Secondo l’agenzia era «probabile il voto anticipato» nei mesi a venire. Prima
ancora, il 26 ottobre ottobre 2018, S&P aveva scelto un giudizio praticamente analogo, confermando il rating ma tagliando l’outlook a negativo. Diverso, invece,
e non in meglio, il giudizio di Moody’s pochi giorni prima (il 19 ottobre 2018), con il declassamento dell’Italia a livello Baa3 ma, in compenso, con outlook stabile.








I quattro mesi di fuoco di conti italiani
Lo scorso 22 febbraio, con il giudizio espresso da Fitch, sono di fatto cominciati quattro mesi caldissimi per i conti pubblici italiani. Successivamente, a inizio marzo, è stata la volta del dato Istat sul Pil nel quarto trimestre 2018, ora Moody’s, poi il
26 aprile sarà la volta di Standard & Poor’. Ma prima ci sarà il Def e dopo una nuova stima Istat, ancora sul Pil ma questa
volta sul primo trimestre dell’anno, le previsioni Ue – poi le elezioni europee come intermezzo –, le stime definitive sul
Pil e a giugno le raccomandazioni Paese da parte di Bruxelles: dal giudizio sui conti pubblici italiani si capirà se al governo
verrà chiesta una manovra correttiva, e di quale entità.

Tag: #FinanzaEMercati #InPrimoPiano

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