Amazon, tangenti e bustarelle dai venditori: dipendenti licenziati

Pubblicato lunedì, 10 dicembre 2018 ‐ Il Sole 24 ORE

Un'indagine interna durata quasi quattro mesi. Adesso la decisione di allontanare alcuni dipendenti. È quanto successo in
Amazon, alle prese con un problema che dal finire della scorsa estate ha tenuto banco: la fuga di dati sensibili e il lavoro
sporco per agevolare alcuni venditori terzi. Secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, in questi giorni il colosso
di Jeff Bezos ha mandato a casa alcuni impiegati che lavoravano negli Stati Uniti, ma anche in India e in Cina. Il tutto al culmine dell'indagine avviata a inizio settembre, nata da alcune denunce e da un funzionamento dell'algoritmo che è stato palesemente forzato.
L'inferno del Marketplace
Tutto è nato all'interno di Amazon Marketplace, la piattaforma di eCommerce proposta da Amazon ai venditori terzi. Da qualche
tempo, infatti, Amazon offre la possibilità un po' a chiunque di vendere attraverso il suo sito. Il costo per diventare un
venditore è (in Italia) di 39 euro al mese più le revenue per ogni vendita (qui la percentuale è variabile). I numeri di questa
storia sono enormi: su Amazon ci sono oggi oltre 2 milioni di venditori terzi in tutto il mondo, e danno vita ad un giro d'affari
milionario. Solo nel 2017, Marketplace ha prodotto per Amazon ricavi per 200 milioni di dollari, costituendo più della metà
delle vendite effettuate sul sito. Inutile dire che si tratta di una vetrina importantissima, per chi vende online. Oggi Amazon
è il regno dell'eCommerce, e il suo motore di ricerca verticale ha di gran lunga staccato tutti gli altri relativemente alla
ricerca di prodotti da acquistare sul web. Ma il Marketplace è anche un luogo dove la competizione è estrema. Ed è proprio
da questa competizione che sono emerse le pratiche scorrette che hanno portato alla decisione di allontanare alcuni impiegati.

I fatti
Secondo quanto appurato, alcuni dipendenti di Amazon avrebbero agevolato alcuni venditori dietro il pagamento di tangenti.
Le classiche bustarelle (fino a due mila dollari per intervento) che sarebbero servite per controllare l'algoritmo e falsarne
i risultati di ricerca. Come? In più modi. In primis, alcuni impiegati avrebbero consegnato nelle mani di alcuni venditori
i dati sensibili di determinati prodotti (chiavi di ricerca, descrizioni e quant'altro), informazioni strettamente riservate
che oggi si troverebbero sul deep web a poche migliaia di dollari. Giova ricorda che Amazon utilizza diversi criteri per stabilire
l'ordine di comparsa dei prodotti dopo una ricerca. Fra questi: qualità e quantità delle recensioni, reputazione del venditore,
click degli utenti, popolarità del prodotto e prezzo. Con queste informazioni (che sono alla base dell'algoritmo) in suo possesso,
qualsiasi venditore può trovare la strada giusta per scalare la ricerca. Ma non è finita qui: alcuni dipendenti corrotti sarebbero
intervenuti direttamente sulle recensioni verificate: cancellando quelle negative sui prodotti dei venditori amici, e inserendone
di pessime su quelli della concorrenza.

Secondo fonti vicine all'azienda, nelle ultime settimane Amazon ha anche cancellato migliaia di recensioni sospette, limitato
l'accesso dei venditori ai dati dei clienti sul proprio sito web e ha bloccato alcune tecniche che permettevano di ingannare
l'algoritmo per far emergere prodotti più in alto nei risultati di ricerca.

Tag: #ImpresaETerritori #Servizi

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