Il bus dato alle fiamme a Milano e l'arresto di De Vito

Pubblicato mercoledì, 20 marzo 2019 ‐ Il Foglio

La vicenda terribile del pullman con a bordo i bambini di due classi e alcuni professori, trattenuti per 40 minuti, sotto la minaccia di dar fuoco al mezzo. "Da qui non esce vivo nessuno", aveva detto il conducente dello scuolabus, italiano dal 2004, nato in Senegal, di 47 anni. La minaccia è stata sventata grazie all'abilità e al coraggio di uno dei bambini, che era riuscito a nascondere il proprio cellulare e a non farlo prendere al sequestratore. Con il telefono ha avvisato la sua famiglia della situazione e subito sono stati chiamati i carabinieri. L'intervento è stato efficacissimo, con un'auto dei carabinieri che facendosi speronare ha fermato la corsa del pullman e ha ingaggiato il guidatore, mentre altri carabinieri hanno sfondato vetri e fatto uscire i bambini dalla parte posteriore del mezzo, mentre cominciavano a diffondersi le fiamme. La procura di Milano potrebbe a breve decidere di procedere anche per terrorismo. Il sequestratore ha parlato di ritorsione per le vittime nel Mediterraneo, forse facendo anche il nome del ministro Salvini. L'uomo era in servizio regolarmente per conto della società che gestiva il trasporto dei bambini tra la scuola e le zone delle attività sportive. Sorprende però, e ha suscitato subito proteste, che gli fosse stato dato quell'incarico anche se con precedenti penali per violenza sessuale e guida in stato di ebbrezza.
 
Il racconto del comandante dei carabinieri responsabile dell'operazione illustra tutte le fasi dei 40 minuti di paura e il modo in cui si è intervenuto, senza poter sprecare neanche un minuto ma con la necessità della massima cautela.
  
Racconto quasi in diretta anche dal ministro Salvini.
 
Allora, Marcello De Vito è stato il motore del Movimento 5 stelle a Roma, uno della prima ora, un organizzatore e un militante attento alla costruzione di una presenza ben strutturata in Campidoglio. Lo conoscono tutti tra i grillini di un certo peso. Doveva fare lui il sindaco se una cordata interna non gli avesse contrapposto, all'improvviso, Virginia Raggi con il sostegno della nota srl milanese. In ogni caso gli era stato lasciato il ruolo di presidente del consiglio comunale.  Insomma, arrestarlo, come è successo oggi, significa colpire il cuore dei 5 stelle romani e, vista la portata simbolica della giunta Raggi, significa una mazzata, maramalda, al corpo già a terra del movimento fondato (secondo il nuovo statuto) da Di Maio e Casaleggio. La vicenda poi è dolorosa perché parte da un grande appalto, da altre piccole questioni che riguardano i rapporti tra aziende e amministrazione comunale, perché tocca proprio il nucleo dell'odio politico a 5 stelle. I dimaiani-casaleggini, già grillini, si erano opposti senza remore alla stessa candidatura di Roma per le Olimpiadi, ed eccoli protagonisti negativi, stando alla procura, di affaracci legati proprio a uno stadio. L'arresto, seguito poi dalla consueta diffusione di intercettazioni (quelle di cui i già grillini hanno fatto ampio uso propagandistico e livoroso quando riguardavano il Pd o gli altri), è stato eseguito stamattina, assieme a quello di un'altra persona con diverse responsabilità, mentre altri ancora sono indagati. Quando si parla di manette affidiamoci agli specialisti.
 
Poi c'è la vicenda politica interna. Stamattina, poco dopo l'arresto, ma davvero poco dopo, è partito il battage dei dimaiani per condannare preventivamente (e tardivamente allo stesso tempo) De Vito, usando i peggiori epiteti, e per provare a rassicurare dicendo che comunque era già espulso dal partito. Due cose verosimili, possibili, ma non vere, almeno per ora. Perché la condanna, come è ovvio, deve arrivare da un tribunale, mentre perfino l'espulsione dai 5 stelle deve passare attraverso un minimo di procedure, e non basta, quindi, l'anatema del capo politico. Ma bisognava dire qualcosa e questa idea dell'espulsione è piaciuta ai comunicatori a 5 stelle, tanto da farla ripetere a tutti i parlamentari e simpatizzanti, restiamo in zona manettara per attestarlo con questo tweet di stamattina.
 
 
Le correnti interne e le faide.
 
 
Un ripasso: i grillini, allora erano tali, quando venivano arrestati gli altri.
 
 
E lo stesso De Vito, in versione spazza corrotti, in campagna elettorale.
 
Lo stadio poi si fa? Qualcuno dal gruppo consiliare e dalla Giunta fa sapere, tramite comunicato, che si va avanti con il progetto e che la sindaca non intende frenare né prendere altri provvedimenti straordinari.
 
Un altro piccolo ripasso, con i vari fatti giudiziari che hanno riguardato la storica giunta a 5 stelle nel comune di Roma.
 
Tutto questo succedeva mentre i 5 stelle nell'aula del Senato votavano disciplinati per l'immunità di Salvini sul processo riguardante il blocco agli sbarchi dalla nave Diciotti. Insomma, condanna sommaria per il loro antico adepto e invece assoluzione preventiva per il loro nuovo amico politico.
 
L'offensiva italiana dopo la sentenza di ieri, che ha rimesso in discussione il divieto a forme di sostegno per le banche a rischio di fallimento, con cui si sarebbero salvate, ad esempio, le quattro banche finite poi in risoluzione. Il presidente dell'Abi Patuelli insiste nell'intenzione di chiedere conto alle autorità europee di quanto successo, e particolarmente alla commissaria Vestager, e sembra sostenuto anche dalla Banca d'Italia. La commissaria risponde citando proprio il comportamento della banca centrale italiana, come autorità di vigilanza. Non finirà qui.
  
L'imbarazzante trattativa sulla Brexit.
 
Cosa vuole la Cina e cosa vuole l'Europa (con l'Italia in mezzo).
 
 
L'Istat che prova a misurare il senso civico degli italiani e ci lascia un po' preoccupati. 

Tag: #Paullese #Carabinieri #Pullman #MatteoSalvini #MarcelloDeVito #Roma #VirginiaRaggi #M5s #StadioDellaRoma #LuigiDiMaio #ComuneDiRoma #Campidoglio #Istat #FamiglieItaliane #Brexit #Cina

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