Se il nome diventa un peso... I Crusaders lo cambieranno

Pubblicato giovedì, 21 marzo 2019 ‐ Gazzetta.it

Una delle squadre di rugby più forti del mondo, i neozelandesi Crusaders, vogliono cambiare nome. Giocano a Christchurch, la città che ha pagato con 50 morti la pazzia di un suprematista bianco. Spade, croci, cavalieri con la corazza: dopo l’attentato di venerdì alle due moschee della città, riti e simboli e lo stesso nome adottato dalla squadra si sono improvvisamente caricati di un significato perverso. Sui caricatori preparati per la strage c’era il nome di Boemondo I d’Antiochia e la data “Acri 1189”, due riferimenti diretti alle crociate. Da qui il cortocircuito tra fatti storici, follia omicida e un nome che fino a giovedì nessuno aveva pensato di cambiare.
crociata per la pace
Non era mai capitato che un fatto di cronaca rendesse improvvisamente inopportuni nome e simbolo di un club sportivo. “La squadra e lo staff sono profondamente scioccati — ha detto Colin Mansbridge, amministratore delegato dei Crusaders — e preghiamo per le vittime e per le loro famiglie. Quello che è successo va oltre il rugby. Per quanto riguarda il nome, capiamo tutti i dubbi che sono emersi. Per noi il nome Crusaders è un riflesso dello spirito guerriero della comunità. Ciò per cui ci battiamo è il contrario di quanto è successo a Christchurch venerdì: la nostra crociata è per la pace, per l’inclusione e per lo spirito di comunità. Al momento opportuno terremo in considerazione il tema del cambio di nome, confrontandoci anche con la comunità musulmana”. La squadra tornerà in campo sabato in Australia contro i Waratahs, mentre il primo match a Christchurch è previsto il 6 aprile con i Brumbies. Possibile che per quel giorno qualcosa cambi, almeno nel cerimoniale di inizio partita: le squadre di solito sono accolte da alcuni figuranti vestiti da cavalieri, con spade e una grossa croce sul petto.
politically
Non è la prima volta però che la parola “Crusaders” viene sostituita. Nel 2009 in Inghilterra la squadra di cricket del Middlesex lo trasformò in “Panthers” dopo le proteste delle comunità musulmane ed ebraiche. In Europa però questi cambiamenti sono rari, principalmente perché l’abitudine di affiancare un “nickname” al nome storico del club è recente e d’importazione statunitense. Ed è proprio nello sport americano che sono più frequenti queste discussioni. Secondo il New York Times, sono centinaia le squadre di ogni sport e di ogni livello che nei decenni hanno cambiato nome, il più delle volte su spinta dei Nativi Americani. Il tema è soprattutto quello del rispetto delle minoranze. Sono serviti decenni perché parole come “redskin” o “Indians” diventassero offensive per il sentire comune. La necessità di non usare certi termini, però, spesso si scontra da una parte con la sensibilità dei tifosi, dall’altra con interessi commerciali enormi legati a quel nome e al simbolo che l’accompagna.
il caso chief wahoo
Uno dei casi più clamorosi — e irrisolti — è quello dei Washington Redskins di football: da cinquant’anni i Nativi Americani protestano contro il termine “pellerossa”, ritenuto razzista così come il logo della squadra. Altrettanto famosa la questione attorno alla squadra di baseball di Cleveland, gli Indians, e soprattutto al loro simbolo, “Chief Wahoo”. L’indianino rosso e sorridente è l’amatissima mascotte della squadra e uno dei loghi più riconoscibili e amati dagli appassionati delle Major League, ma dagli Anni Settanta è anche al centro delle proteste delle associazioni per i diritti civili. Dopo decenni di polemiche, alla fine del 2018 Chief Wahoo è stato cancellato dalle uniformi degli Indians, ma il merchandising con il logo può essere ancora venduto allo stadio degli Indians e nell’Ohio (ma non altrove e online).
altri casi
I Washington Wizards di basket Nba fino al 1997 si chiamavano Bullets. A volere il nuovo nome fu il proprietario Abe Pollin, cui non piaceva il nomignolo di “proiettili” in un periodo in cui la città viveva un aumento degli episodi di violenza armata.

Tag: #Rugby

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