La Champions, il circo Max E la scuola di Fusignano...

Pubblicato venerdì, 15 marzo 2019 ‐ Gazzetta.it

È stato interessantissimo seguire l’8 settembre calcistico, molto italiano, andato in scena dopo Juve-Atletico Madrid. Molti degli hater che hanno costretto Allegri a chiudere i suoi social si sono tolti la divisa in tutta fretta e si sono lanciati in soccorso del vincitore, sul suo carro. Mentre molti partigiani del tecnico juventino, metaforicamente, hanno passato per le armi, sulle piazze virtuali, i critici di Max, senza fare distinzioni. E invece le distinzioni andavano fatte. Giusto chiedere il conto a chi aveva insultato l’allenatore livornese e ne aveva messo in dubbio le qualità professionali per un pugno di partite sotto tono. Folle. Come aveva suggerito lo stesso Allegri: "Servono dottori. Ma quelli bravi". Se anche Max non dovesse vincere più una partita, dalla prossima in poi, passerebbe comunque alla storia come un allenatore bravo e vincente, per tutto quello ha dimostrato, per i trofei vinti e per il calcio educato. Dopo tanti anni, ha superato il punto di non ritorno e la soggettività del giudizio. È bravo e basta.
il paradosso
Il capolavoro di martedì è stato soltanto l’ultimo corollario della tesi. Ma, per i critici che gli rimproveravano una certa avarizia del gioco, il discorso cambia. Loro non sono stati delegittimati dalla prestazione della Juve. Anzi. È esattamente il contrario. Allegri li ha consacrati. Per comodità di ragionamento, chiamiamola la Scuola di Fusignano. Cosa sosteneva? "Max, tu sei bravo e proprio per questo non dovresti accontentarti del risultato, ma pretendere la bellezza che la tua fortissima Juve è in grado di produrre. Non per vezzo filosofico, ma banalmente perché chi gioca meglio alla fine vince sempre. La strategia batte sempre la tattica. La tattica è l’attesa dell’errore dell’avversario, la strategia è un piano positivo da portare a termine. Difendere correndo in avanti, attaccare senza pause, con continuità e coraggio". Per smentire la Scuola di Fusignano, Allegri avrebbe dovuto vincere giocando male, magari con tre contropiede, e poi annunciare: "Conta il risultato. Per il divertimento, andate al circo". Invece ha vinto esattamente come chiedevano loro: ha difeso correndo in avanti, ha spinto i terzini fino alla linea di fondo, ha attaccato senza soste, ha imposto una strategia alla tattica del Cholo, ha travolto l’Atletico con il gioco e non solo con il Giocatore (CR7). E ha divertito come nessun circo al mondo potrebbe fare.
un modello per i quarti
La Champions ha premiato solo squadre con questo spirito positivo e costruttivo. Nei quarti non c’è traccia di Cholismo. Il Porto, che sembra il meno attrezzato, ha eliminato la Roma grazie alla superiorità del suo gioco, non solo per l’arbitro. Per questo la Champions ci entusiasmerà fino alla fine. La migliore Juve della stagione e la migliore di quella scorsa (al Bernabeu) sono nate dalla disperazione, da due rimonte apparentemente impossibili. Questa è la prossima frontiera: riuscire a essere coraggiosa e bella fin dalla partita d’andata, attaccare per scelta e per piacere, non per necessità o disperazione. Come fanno le grandi d’Europa, tipo il Manchester City che può segnarne 7 allo Schalke 04 o 9 al Burton Albion, perché è programmato per attaccare sempre e non per gestire. E così l’Ajax, prima squadra sul cammino dei bianconeri, che è inferiore alla Juve, ma attacca e pressa già in spogliatoio. Da qui "fino alla fine" Allegri sarà costretto a riproporre il circo Max, come piace alla Scuola di Fusignano. Ci divertiremo un sacco.

Tag: #Calcio

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