La casa di Manuel fra campioni, fatiche e bambini

Pubblicato martedì, 12 febbraio 2019 ‐ Gazzetta.it

Fuori il mare è arrabbiato. Dentro non c’è voglia di sorridere. Manuel Bortuzzo è distante 25 chilometri, in una stanza della terapia intensiva dell’ospedale San Camillo. Eppure è come se fosse qui, nella sua seconda casa, la piscina dei sogni, quella che un giorno gli ha fatto fare armi e bagagli verso Ostia, pagandosi vitto e alloggio pur di entrare nell’università del nuoto, allenarsi con i grandi, con Greg Paltrinieri, con Gabriele Detti, con Ilaria Cusinato, con Stefano Morini, il «rettore»-allenatore. Si entra dentro e ti guardi intorno come a cercare un segno, una traccia, un’eco di lui. Non si fa fatica a trovarli perché ci sono le ragazze del Setterosa e della Siss Roma che vogliono mandargli un messaggio: eccole, anche loro con la M sulla spalla, ormai il simbolo di uno scatenato passaparola via social che passa da una piscina all’altra. C’è anche uno striscione con lo slogan più gettonato di questi giorni: #tutticonmanuel.
dieci più due Poi riconosci due volti visti all’ospedale, in quelle attese silenziose e discrete prima di andare a salutare l’amico. Stefano e Gianluca completano i preparativi prima di entrare in piscina, con un filo di voce parlano dei sogni, i loro sogni, «che poi sono gli stessi di Manuel». Sogni che non vivono la notte, ma rinascono ogni mattina. Anzi, mattina e pomeriggio. Fra Ostia e la vicina piscina delle Fiamme Gialle all’Infernetto. Il gruppo top viaggia sui dieci allenamenti a settimana con tre «straordinari» in palestra, tutti gli altri si assestano sul nove più tre. «Quattro o cinque ore di allenamento al giorno», racconta Pino Castellucci, un passato da vice Rudic nel Settebello, oggi direttore non stop (vive qui) del centro federale che fra qualche mese compirà dieci anni (è stato costruito per i Mondiali 2009). Dieci anni in cui è passato da queste parti mezzo mondo, non solo le stelle azzurre, i fondisti, Federica Pellegrini (d’estate, nei raduni prima di partire per Mondiali, Olimpiadi, Europei), ma anche gli stranieri, dalla Sjostrom a Le Clos, dalla Melutyte a Romanchuk, l’ucraino storico rivale di Paltrinieri. Tutti e tutte qui, nelle 79 stanze della foresteria, a poche decine di metri dalla spiaggia.
i costi del sogno Sono quelli che il loro sogno l’hanno realizzato. Un sogno che ha portato qui pure Manuel. Un sogno che costa. Costa rinunce, momenti difficili, una stanchezza più forte pure dei 19 o 20 anni che porti addosso. Alessandro, Alessandro Bori, velocista delle Fiamme Gialle, è un altro dei ragazzi dell’ospedale. Era con Manuel quella sera, è stato fra i primi a soccorrerlo, il più grande amico a Roma, il suo apripista visto che il percorso è stato lo stesso: lasciare casa, mamma e papà, arrivare qui, incontrare Greg e Gabriele non soltanto sulle gigantografie del bar o dei corridoi ma pure nelle corsie al tuo fianco. Con lui parliamo del muro, il muro che non vedi ma c’è, eccome se c’è.
giorni duri Il muro che ha incontrato pure Manuel. «È capitato — racconta il suo allenatore Christian Galenda —. I periodi di difficoltà ci sono. Stare con i campioni è motivante, moltiplica gli stimoli, ma sono anche un esame da superare. Loro hanno nuotato 10 volte i 400 stile libero e tu non sei riuscito a star dietro… I momenti difficili di Manuel? Certo, anche lui, come tutti, li ha vissuti. Anche di recente, all’inizio di gennaio. Sentiva qualcosa che non andava, gli pesava anche la scelta di interrompere temporaneamente gli studi. Ne abbiamo parlato, ci siamo confrontati, gli ho detto: datti un tempo, facciamo bene questi mesi e arriviamo agli Assoluti».
dentro e fuori Anche Alessandro ha visto il muro. «Lo vedi sempre, un nuotatore deve fare i conti con i problemi e le delusioni praticamente tutti i giorni. Resiste soltanto chi va oltre quel muro». Solo allora può pure capitare come dice Nicole Keegan nel suo «La nuotatrice», uno dei più riusciti romanzi sull’acqua, di entrare in quegli stati di «nuoto ipnotico che sono così belli che dopo averli provati diventano un bisogno». C’è un’altra cosa, però, che ti aiuta. «Dentro l’acqua sei solo, ma fuori c’è una squadra, fuori il muro si affronta insieme». Quest’acqua, questi sogni, questa piscina sono qualcosa che unisce. E forse in qualche modo venendo qui ti spieghi l’intesa profonda che lega Manuel, il suo tecnico, i suoi amici. Ognuno con il suo percorso. Ci racconta ancora Alessandro: «Da un anno mi sono iscritto a Giurisprudenza, in un’università telematica. Ci provo, non è semplice. Gli esami? Ne ho fatti due, uno è andato bene, l’altro così così».
proprio tutti D’altronde qui il nuoto non sta sulla luna, questo posto non è una torre d’avorio dello sport di alto livello. «Può pure capitare — ci dice Castellucci — di avere un pomeriggio, nello stesso momento, alcune corsie occupate dalla scuola nuoto e altre dai campioni». Qui nuotano 1100 persone, 800 sono bambini, con diversi atleti paralimpici. Domenica c’erano i master, ogni giorno si salva pure uno spazio orario per quelli del nuoto libero. C’è pure un gruppo di Aquagym, nella piscina dei sensori collegati ai chip nelle calottine per sapere tutto – distanze, consumi energetici – delle ragazze della pallanuoto. Di tutto, di più.
all’aperto Usciamo sotto la pioggia ed ecco la piscina scoperta da 50 metri, quella che si apre ogni primo maggio. Quest’acqua che aspetta è un traguardo: il cuore della stagione che arriva. Il sole. Forse, se quest’acqua potesse parlare direbbe: dai Manuel, torna presto, c’è il tuo sogno che ti aspetta.

Tag: #Nuoto

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