Plastica: dove finisce quella che buttiamo via?

Pubblicato lunedì, 15 aprile 2019 ‐ Focus.it

La plastica galleggiante onnipresente nei mari non è che una minuscola frazione di quella che gettiamo: si stima che soltanto 250.000 di 4-12 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno si riversano negli oceani affiorino in superficie: di tutto il resto si perde traccia. Dove va a finire?

 

Una serie di studi internazionali presentati nel corso dell'ultima edizione del meeting della European Geosciences Union, a Vienna, prova a far luce su questo tema. Erosione, raggi UV e azione microbica degradano la plastica, che cambia densità e rimane in balia delle correnti: a mano a mano che i frammenti sono spinti verso il fondale, diventa più difficile tracciarli.


Il Mediterraneo: una zuppa di plastica



Discariche sommerse. Alethea Mountford (Università di Newcastle, Regno Unito) ha sfruttato un modello computerizzato delle correnti oceaniche per capire dove vadano a finire i frammenti di plastica di tre diverse densità una volta che spariscono dalla superficie. Il modello ha ipotizzato una presenza di accumuli a diverse profondità e a migliaia di metri dalla superficie nel Mediterraneo, nell'Oceano Indiano e nelle acque che circondano il Sudest asiatico.

 

Molta di questa plastica si deposita sui fondali e persino nelle fosse oceaniche: un recente studio dello stesso gruppo di ricerca ha individuato tracce di microplastiche nello stomaco dei crostacei nella Fossa delle Marianne. Ma i movimenti dei rifiuti di plastica non sono sempre così lineari.

 



Delle migliaia di tonnellate di plastica che arrivano ogni giorno fino al mare, l'80% è costituito da polietilene ad alta e bassa densità e da polipropilene: buste in plastica, bicchieri, bottiglie e involucri vari.


 

Andata e ritorno. Eric van Sebille, professore di Oceanografia e Cambiamenti climatici all'Università di Utrecht, Paesi Bassi, sospetta che la maggior parte della plastica presente negli oceani torni poi a riva: questa dinamica spiegherebbe la differenza tra la quantità di plastica che finisce in mare e quella che poi effettivamente si ritrova in acqua. L'idea è che i frammenti portati dai fiumi restino per qualche tempo nelle zone costiere, e siano poi ributtati a riva dalle onde. Concentrare gli sforzi di pulizia sulle coste potrebbe interrompere questo pressoché infinito viavai.

 

Al mare e in montagna. Infine, una serie di studi condotti nell'estate 2018 sul Ghiacciaio dei Forni nel Parco Nazionale dello Stelvio, da un team di studiosi dell'Università degli Studi di Milano e dell'Università di Milano-Bicocca, ha riscontrato una grande quantità di microplastiche sul ghiacciaio alpino: da 28 a 74 particelle per ogni chilogrammo di sedimenti analizzati, una quantità paragonabile a quella rilevata nei sedimenti marini costieri europei.

 

Si stima che nell'intera lingua del ghiacciaio siano intrappolati 131-162 milioni di frammenti di plastica, portati dall'inquinamento diretto degli escursionisti (e derivanti, per esempio, dall'usura dell'abbigliamento e delle scarpe) o trasportate da masse d'aria di non chiara localizzazione.  

 

Marea di plastica: la nostra spazzatura in mare


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Tag: #Ambiente

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