Perché l'influenza ci mette al tappeto?

Pubblicato domenica, 06 gennaio 2019 ‐ Focus.it

I virus che causano l'influenza - un'infezione stagionale acuta che comprende febbre alta improvvisa, sintomi respiratori e dolori muscolari, da non confondere con le più lievi sindromi parainfluenzali - entrano nell'organismo per inalazione o attraverso il contatto di mani infette con le mucose di bocca, naso e occhi. Viaggiano fino al tratto respiratorio e si legano con le cellule che ne rivestono l'epitelio, iniziando a sfruttarne la "macchina proteica" per generare particelle virali e invadere le cellule adiacenti.

 

Reazione violenta. Questo attacco produce una piccola parte di danno polmonare, ma non è l'azione dei virus a causare il pesante malessere che si accompagna all'influenza stagionale. Febbre, mal di testa, tosse e dolori muscolari sono per lo più dovuti alla risposta del sistema immunitario, necessaria per arginare l'azione dei patogeni.

 

Il primo livello di guardia che i virus incontrano coinvolge le cellule del sistema immunitario innato, come macrofagi e neutrofili. Queste cellule sono dotate di recettori che avvertono la presenza degli intrusi e sono capaci di produrre molecole specializzate nel chiamare i rinforzi, le citochine e le chemochine. Le prime organizzano l'azione di altre cellule immunitarie più specializzate (come i linfociti T), le seconde le dirigono nell'area dell'organismo interessata dall'infezione.

 

Mal di gola. Quando i linfociti T (o cellule natural killer) riconoscono le particelle virali, preparano l'attacco iniziando a proliferare nei linfonodi che circondano gola e polmoni, che per questa ragione si gonfiano e diventano doloranti. Nei giorni seguenti, i linfociti T invadono le vie respiratorie per neutralizzare le tracce virali. In questa fase si produce un danno simile a quello di una bronchite: si possono avvertire difficoltà respiratorie, l'infezione può causare un accumulo di muco e un riflesso ad espellerlo attraverso la tosse.

 

Nelle persone sane, questi sintomi sono reversibili. Se però a contrarre l'influenza è un paziente già debilitato, le conseguenze possono risultare più serie. Negli anziani, i linfociti T non sono altrettanto efficienti, e i tempi necessari a debellare il virus si possono pericolosamente prolungare.


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Febbre da cavallo. Per sconfiggere l'influenza, le citochine e le chemochine prodotte dalle cellule immunitarie nelle vie respiratorie agiscono in modo sistemico: entrano nel circolo sanguigno e producono sintomi che coinvolgono l'intero organismo, come stanchezza, dolori muscolari, febbre, emicrania. Un tipo di citochina fondamentale per la risposta dei linfociti T, l'interleuchina-1, agisce anche sull'ipotalamo, una struttura cerebrale che regola la temperatura corporea: da qui l'origine di febbre e mal di testa.

 

L'effetto "ossa rotte". Un'altra citochina dalle proprietà antivirali, il fattore di necrosi tumorale alfa, causa però anche affaticamento e perdita di appetito, altri due comuni sintomi influenzali. E i dolori muscolari? Studi su modelli animali dimostrano che l'influenza porta a un incremento nell'espressione di geni che degradano il tessuto muscolare, e a una diminuzione di quelli che ricostruiscono i muscoli scheletrici. Questo potrebbe spiegare sia l'indolenzimento di braccia e gambe che precede l'influenza, sia i problemi a deambulare che a volte si accompagnano a questa infezione, nelle persone più anziane. 

 

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