Incendi in Amazzonia: quello che c'è da sapere

Pubblicato venerdì, 23 agosto 2019 ‐ Focus.it

L'Amazzonia brucia, e diversamente dagli incendi che hanno interessato diversi Paesi artici nelle ultime settimane, non si tratta di roghi spontanei. L'abbondanza di incendi che nel mese di agosto ha investito la più grande foresta pluviale al mondo, estesa per 5,5 milioni di chilometri quadrati, oltre la metà dei quali sul territorio brasiliano, ha portato l'Amazonas (il più esteso Stato del Brasile, in gran parte coperto dalla foresta) a dichiarare un'emergenza nel sud del Paese e nella capitale, Manaus.


Un terzo delle aree naturali protette minacciato dall'uomo



Una storia che si ripete. Purtroppo, i roghi nella foresta pluviale in questa stagione non sono una novità di quest'anno, come potrebbe sembrare da alcuni titoli di giornale, né sono causati dal riscaldamento globale - piuttosto, andranno ad aggravarne le conseguenze.

 

Il fenomeno è, come spiega il sito di Quartz, strettamente legato alla deforestazione. I livelli di umidità in questo ecosistema dal clima equatoriale sono tali da rendere altamente improbabile lo sviluppo di incendi spontanei. Invece, nella stagione secca, da giugno a novembre, allevatori e coltivatori bruciano porzioni di foresta per fare spazio a nuovi pascoli o sottrarre alla foresta terreno per nuovi appezzamenti agricoli.

 

Si tagliano gli alberi, si lascia il legname ad asciugare e quindi lo si brucia, usando le ceneri per fertilizzare il suolo. Al ritorno delle piogge, a novembre, dal terreno fertile nascerà prato per nutrire il bestiame. Per gli agricoltori, il fuoco è anche un modo per ripulire il terreno in attesa della nuova stagione. Ma appiccare fuochi nella stagione secca è illegale, per l'alto rischio di incendi.

 



Incendi in Mato Grosso, Brasile, accanto ad aree già deforestate per l'agricoltura: solo il tempo dirà se la stagione secca 2019 abbia o meno registrato un numero di incendi da record. | Planet


 

I dati ufficiali. In base ai dati del satellite AQUA riportati dall'Istituto Nacional de Pesquitas Espaciais (INPE), l'Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile che insieme alla NASA e al Programma Copernicus dell'ESA vigila sulla deforestazione amazzonica, dall'inizio del 2019 ci sono stati 76.720 incendi in tutto il Brasile, l'84% in più rispetto al 2018, il numero più alto dal 2013.

 

Oltre la metà dei roghi - non la totalità, come si è letto in alcuni siti - è avvenuta nella foresta pluviale. Il numero totale di incendi (oltre 39.000) negli Stati ricoperti dalla foresta amazzonica è molto preoccupante, ma non da record, almeno per ora; anche se in alcuni Stati, come l'Amazonas, Rondônia e Parà, è in aumento rispetto alle stagioni secche degli ultimi anni.

 


To everyone concerned about the future of the Amazon: sensationalizing the current fire season in the Amazon will not help keep it from burning.

Monthly Amazon fire count data from NASA in recent years: thick red line is 2019 thru present. https://t.co/86C0ZnhbGg pic.twitter.com/LFafdEJTiB
— Dr Dan Nepstad (@dnepstad1) August 23, 2019

 

Le emissioni di CO2 nella regione amazzonica sono le più alte dal 2010.

 


#Copernicus Atmosphere Monitoring Service GFAS data, based on #NASA MODIS obs, shows many high intensity (in yellow) fires across Amazonia & S America https://t.co/dm2fVSL1fw. August total emissions are already highest for Amazonas since 2003 & for Amazonia Legal since 2010. pic.twitter.com/o2JNpuT91r
— Mark Parrington (@m_parrington) August 21, 2019

 

Monetizzare sulle foreste. Il supporto dell'attuale presidente brasiliano Jair Bolsonaro allo sfruttamento industriale e minerario della foresta amazzonica ha incoraggiato le pratiche di deforestazione, come da tempo denuncia l'INPE: nel giugno 2019 il tasso di abbattimento di piante nel polmone verde del Pianeta è stato più alto dell'88% rispetto allo stesso mese nel 2018. La denuncia del trattamento delle foreste è costata il posto a Ricardo Magnus Osório Galvão, ex capo dell'organizzazione, accusato da Bolsonaro di "aver manipolato i dati" sul tema.

 



Un'area di Amazzonia deforestata per attività minerarie illegali in Brasile. Il suolo spoglio è avvelenato da contaminanti come il mercurio. | Shutterstock


 

Non è colpa del global warming. Il clima attuale nella regione non sarebbe invece anomalo: attribuire al clima secco lo sviluppo di incendi in Amazzonia è inaccurato. Come ha precisato all'agenzia Reuters Alberto Setzer, ricercatore dell'INPE, «la piovosità nella regione amazzonica quest'anno è solo lievemente sotto la media. La stagione secca crea le condizioni favorevoli per l'uso e la diffusione del fuoco, ma appiccare un fuoco, in modo deliberato o accidentale, è un'azione dell'uomo».

 

10 foreste da salvare


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Tag: #Ambiente

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