Trashtag challenge: quelli che puliscono il mondo dai rifiuti

Pubblicato lunedì, 18 marzo 2019 ‐ Corriere.it

La prima a spopolare fu l’Ice Bucket Challenge, con secchiate d’acqua gelida per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sclerosi laterale amiotrofica; l’ultima la Ten Year Challenge, con il confronto delle proprie foto a distanza di dieci anni. Ora l’ennesima sfida virale, la Trashtag Challenge, chiama tutti in causa per salvare il pianeta. Una gara a chi raccoglie più rifiuti lanciata nell’etere con regole molto semplici: due foto che permettano di confrontare il pre e il post intervento di pulizia e, ovviamente, l’hashtag che accomuna i blitz compiuti in ogni parte del mondo.
Bottiglie di plastica abbandonate in spiaggia o mozziconi di sigaretta spenti in cima alle Dolomiti, lattine vuote nel parcheggio dello stadio o elettrodomestici scaricati nei boschi: sono già quasi 40mila i post che su Instagram documentano le sfide dei volontari ambientalisti. Dalla foto di gruppo degli Erasmus sulla Costa del Sol, con decine di sacchetti colmi di rifiuti, all’intervento di un ecologista solitario lungo l’oceano a New York, dai copertoni raccolti in un torrente in Bielorussia al selfie del sub che raccatta plastica nuotando nelle acque di Bali.


Un’iniziativa dal successo annunciato, mentre l’attenzione alle tematiche ambientali è altissima anche grazie a Greta, la piccola attivista svedese che lotta contro il cambiamento climatico. A volte, poi, le idee migliori nascono da un imprevisto. Papa Dame Diop, 49 anni, senegalese in Italia dal 2000, deve a un polso rotto il lancio del plogging a Bolzano, dove è diventato una celebrità attirando eco-volontari per la raccolta di rifiuti urbani. «Vivo in una delle città più pulite e curate d’Italia», spiega. «Per questo stona trovare sui marciapiedi o lungo gli argini del fiume Adige bottiglie, cartacce e siringhe».
Con guanti, sacchetti e magliette sponsorizzate, gli amici del plogging (neologismo che unisce jogging e «plocka upp», raccolta di rifiuti in svedese) si ritrovano ogni sabato per le corse ecologiste che stanno spopolando tanto tra gli stranieri quanto tra gli italiani. Il gruppo, che ora include una cinquantina di persone, nasce in sordina grazie all’ex atleta della Nazionale di karate del Senegal, costretto a lasciare il suo Paese nel 2000 per arrivare clandestino in Italia. A Brescia viene assunto all’Iveco, nel 2008 l’azienda lo manda a Bolzano con moglie e figli dove lavora e insegna karate, ma un anno e mezzo fa si rompe un polso. «Non potendo più allenarmi in palestra ho scoperto la corsa e ogni volta tornavo a casa con due sacchetti pieni di rifiuti », ricorda. «Così ho coinvolto amici e colleghi, poi il Comune e i media. Da allora siamo in continua crescita».
Christian Bacci, tributarista bolzanino, ha aderito a novembre. «Quella del plogging è una bellissima esperienza che crea senso civico, educa al rispetto degli spazi comuni e ti fa venire voglia di spiegare ai tuoi concittadini che gettare una carta in terra è come buttarla in salotto». Il professionista ha coinvolto nel jogging ecologico anche la sua compagna. «Il fatto che questa iniziativa sia nata da un migrante rende il messaggio del plogging ancora più incisivo», sottolinea Fiorenza Mascarello. «A febbraio noi italiani eravamo quasi più degli stranieri». Papa Dame invita personalmente i richiedenti asilo a seguirlo. «Non hanno niente da fare: si alzano, mangiano e la sera tornano al centro di accoglienza. Li capisco, ci sono passato anch’io, ma delinquere non deve diventare un’alternativa: così li coinvolgo nelle mie “corse di pulizia” e fanno la loro parte volentieri».

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