Terna dice stop alle bottigliette: la battaglia contro la plastica si combatte anche in azienda

Pubblicato sabato, 12 gennaio 2019 ‐ Corriere.it

Numeri da paura, ma nel senso green: 125 mila bottiglie d’acqua e altrettanti bicchieri di plastica. Che, messi insieme, fanno qualcosa come quattro tonnellate di rifiuti all’anno, e circa 13.500 chilogrammi di CO2 che non verranno immessi in atmosfera. Sono i numeri-obiettivo di Terna, società che gestisce la rete elettrica nazionale, la quale ha recentemente dichiarato guerra all’utilizzo della plastica monouso, con il progetto “Plastic free”. Un obiettivo nato all’inizio di dicembre scorso ed in perfetta sintonia (ma anche in netto anticipo) con ciò che sta accadendo nel resto dell’Europa, dove, piatti, forchette, bicchieri e cannucce di plastica monouso saranno vietati. Tutto molto bello certo, ma rispetto a Terna, soltanto a partire dal 2021.
Nel resto del mondo? In Giappone, con una Olimpiade quasi alle porte (2020), la potentissima signora Koike, governatrice di Tokyo, soltanto pochi giorni fa ha iniziato una vera e propria campagna contro la plastica nelle caffetterie. Messa subito al bando. Via. Troppo inquinante. Così come a New York, i ristoratori e gli esercizi commerciali avranno tempo fino al 30 giugno per adeguarsi al «Foam Ban», il decreto che cancellerà dai tavoli vassoi e bicchieri realizzati in polistirene espanso e schiuma. Lo stesso nostro ministero dell’Ambiente, ad ottobre scorso, ha dichiarato di liberarsi definitivamente dalla plastica, invitando enti, comuni ed istituti scolastici a fare altrettanto. 


E dalle grandi alle piccole città, un po’ in tutta Italia, in molti hanno risposto positivamente all’appello del ministero. Milano, già a novembre scorso ha approvato all’unanimità un ordine del giorno all’insegna del plastic free. Stessa cosa, da febbraio prossimo, anche a Siracusa. Mentre in Toscana, a Castiglione della Pescaia, esercenti, attività commerciali, artigianali e di somministrazione di alimenti e bevande, non potranno più distribuire ai clienti materiali plastici usa e getta. Spostandoci in Puglia, nel Tarantino, sia il capoluogo, sia Grottaglie, città celebre per la sua ceramica artistica, hanno deciso di dichiarare guerra alla plastica monouso. 
C’era già stato chi aveva iniziato a muoversi, diciamo, in solitudine — perché i tempi non erano ancora maturi — intorno ad una idea di utilizzo della plastica riciclata o riciclabile. «Re-drink», per esempio, una start up modenese, ha trovato il modo di allungare la vita dei bicchieri di plastica in ufficio. In che modo? Grazie a un copri bicchiere al quale agganciare il bicchiere in plastica per proteggerne il contenuto e permetterne il riutilizzo. Un’altra azienda, invece, «Spin-Pet», nata come spin-off all’Università di Pisa, è da anni impegnata nella ricerca e nella progettazione di materiali plastici da riciclo e rinnovabili. Recentemente, all’interno del progetto europeo «Supertex», ha progettato un tessuto con materiali plastici di scarto, costituito di fibre di alta qualità e a bassa infiammabilità. 
Ma torniamo a Roma, in via Galbani, quartiere generale di Terna, dove, dallo scorso 7 dicembre, settecento persone, mentre bevono il caffè, fanno pausa pranzo a mensa e si dissetano, stanno anche dando una mano all’ambiente. Niente più bicchieri e bottiglie di plastica monouso, al loro posto posate bicchieri in carta compostabile e posate d’acciaio. Tra le utili novità, la borraccia in acciaio inossidabile al posto delle bottigliette d’acqua in plastica. Dagli erogatori di acqua, naturale o minerale, calda o fredda, si possono, infatti, riempire le settecento borracce, contrassegnate dalle iniziali dei dipendenti. 
La visione «Plastic free» di Terna non si ferma qui. Presto saranno coinvolte nel progetto, le altre sedi del Gruppo, raggiungendo e coinvolgendo 4 mila persone. Inoltre, l’attenzione alla sostenibilità («che per noi vuol dire attuare comportamenti e azioni concrete», ricorda Luca Torchia, responsabile relazioni esterne e Sostenibilità della società che gestisce la rete elettrica nazionale) è rappresentata anche dalla raccolta differenziata: i cestini per la carta sono stati sostituiti da un unico raccoglitore posizionato all’interno degli uffici. Inoltre, sono stati organizzati punti di raccolta in tutti i piani dell’edificio di via Galbani per i residui rifiuti di plastica, carta, umido e indifferenziato. 
E se non si può parlare di sostenibilità «senza una visione da umanesimo rinascimentale delle cose: dalle diverse declinazioni di welfare per i dipendenti all’apertura e all’incontro con il territorio nel quale Terna si trova ad operare» — spiega Torchia — di fatto, la rivoluzione plastic free si potrebbe dire che è decollata. Basterebbe chiederlo ad Hi-Fly, la compagnia aerea portoghese che, lo scorso 26 dicembre, ha inaugurato il primo volo plastic free: da Lisbona a Natal, in Brasile. I passeggeri non credevano ai loro occhi: dalle posate ai bicchieri, dalla saliera fino allo spazzolino da denti, non c’era traccia di plastica. Solo biodegradabilità in alta quota. Non è stato un esperimento. Continueranno. I polimeri sono avvisati, plastic free ha preso il volo.

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