Taylor Swift: «Ero una taglia 34. Ma mi vedevo con troppa pancia»

Pubblicato sabato, 25 gennaio 2020 ‐ Corriere.it

«C’è sempre qualche standard di bellezza a cui non si corrisponde. Perché se sei abbastanza magra, allora non hai il sedere che tutti desiderano, ma se hai abbastanza peso per avere un bel sedere, allora il tuo stomaco non è abbastanza piatto. È semplicemente impossibile». E ancora: «Non mi fa bene vedere mie foto ogni giorno». Perché ci sono state volte in cui «ho visto una foto in cui sembrava che avessi troppa pancia, o qualcuno ha detto che sembravo incinta e questo mi ha fatto scattare qualcosa: mi ha spinta ad affamarmi — a smettere di mangiare». Se il senso di inadeguatezza rispetto all’«obbligo» implicito di essere magre è un’esperienza comune alla maggior parte delle donne, fa impressione che a pronunciare queste parole sia Taylor Swift, 30 anni, popstar americana che è praticamente la personificazione dell’ideale estetico dominante: bella, bionda, alta, magrissima. Impeccabile. Eppure mai abbastanza.
In «Miss Americana», il documentario sulla sua vita presentato al Sundance Film Festival, in Utah, e su Netflix dal 31 gennaio, racconta per la prima volta il suo «periodo 34»,dove 34 sta per la taglia — oggi è una 42 —, quando viveva in «una vera e propria spirale di vergogna e odio». Di sé, ovviamente. Se qualcuno le faceva notare che era troppo magra, negava il problema. «“Certo che mangio. Mi alleno molto”, dicevo. E facevo un sacco di esercizio. Ma non mangiavo», aggiunge adesso. «Pensavo di dovermi sentire come se stessi per svenire alla fine di ogni concerto». Ha cominciato a capire che non andava bene solo quando a sua madre Andrea è stato diagnosticato un tumore. «Ti importa davvero se oggi non piaci al web quando tua madre sta male per la chemio?» chiede in «Miss Americana».



Il documentario, diretto da Lana Wilson, ripercorre la carriera musicale di Swift ma racconta anchela sua presa di coscienza «politica», scaturita dalla denuncia e dal processo al dj che durante un evento pubblico l’aveva molestata, mettendole le mani sotto la gonna. Il processo le ha dato ragione ma l’ha lasciata con la consapevolezza che senza la possibilità di pagare un buon avvocato è difficile ottenere giustizia. E l’ha spinta a superare il «bisogno di essere considerata brava», di approvazione costante che la muoveva fin da bambina.Da qui viene anche la scelta di prendere parola a favore dei diritti delle donne e delle persone lgbt e contro i conservatori alla Donald Trump. I dirigenti discografici e perfino suo padre all’inizio si sono opposti: Swift ricorda il vertice in cui le hanno detto che era «una bella ragazza» e che quindi la gente non voleva sentire le «opinioni». È noto il ruolo che ideali di bellezza insostenibili giocano nei disturbi alimentari. Che sia impossibile per le ragazze «normali» apparire come le star — per le quali la cura dell’aspetto fisico fa parte del lavoro — è scontato. Fa più effetto scoprire che sono «impossibili» anche per una popstar. Taylor Swift dimostra però che dalle gabbie imposte alle donne è possibile uscire.

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