Storia di Saturn, l’alligatore americano morto a Mosca a 84 anni

Pubblicato lunedì, 25 maggio 2020 ‐ Corriere.it

Potrebbe essere un’incredibile storia di guerra. Oppure un’avvincente spy story, un intrigo internazionale. O forse il racconto di una sopravvivenza in condizioni al limite dell’impossibile. Di certo Saturn, alligatore di 84 anni morto l’altro giorno nello zoo di Mosca, nel corso della sua vita ne ha viste tante, tantissime: le Olimpiadi di Berlino nel 1936, la battaglia di Berlino, la sconfitta del nazismo e la stretta di mano tra russi e americani, poi la guerra fredda e il trasferimento oltrecortina, nell’allora Unione Sovietica. Il grosso lucertolone si è spento per vecchiaia, «a un’età veramente notevole», come afferma la nota del giardino zoologico della capitale russa riferendosi al fatto che la vita media di un alligatore in libertà di norma spazia tra i 30 e i 50 anni. Fosse stato umano, potremmo immaginare Saturn — chissà — come un testimone del tempo, un avventuriero, un giornalista, uno «007» o un caparbio soldato capace di sopravvivere in ogni modo alla ferocia della guerra.
L’alligatore, lungo circa tre metri e mezzo, era nato a metà degli anni Trenta nelle paludi del Mississippi, Usa, per ritrovarsi pochi mesi dopo a Berlino. Fu un «regalo» del comitato olimpico americano agli organizzatori tedeschi dei Giochi del 1936, quelli che avrebbero dovuto magnificare il nazismo ma che poi videro l’afroamericano Jesse Owens, primo e indimenticabile «figlio del vento», vincere quattro medaglie d’oro stracciando tutti nei 100 e 200 metri, nella staffetta e nel salto in lungo. Specialità, anche se questa è un’altra storia, in cui Jesse battè il tedesco Lutz Long, che divenne suo amico fraterno e che poi morì in Sicilia, combattendo contro gli americani.



L’affollato e monumentale Olympiastadion teatro delle gare d’atletica filmate da Leni Riefenstahl non era nemmeno troppo lontano dallo zoo di Berlino (rimesso a nuovo sempre in vista delle Olimpiadi) dove intanto Saturn era finito per dimorare e si dice che Hitler fosse assai incuriosito dalla sua presenza, tanto da andare a vederlo più volte. Ma è a partire dal 23 novembre 1943 che la storia del grosso rettile incrocia incredibilmente la seconda guerra mondiale. Durante un terribile bombardamento il giardino zoologico venne devastato provocando una strage di circa 16 mila animali morti nelle esplosioni o di fame, per il successivo abbandono. Ma Saturn in qualche modo sopravvisse. Come avesse trascorso i tre anni successivi è un mistero, forse si cibò delle carogne di animali morti disseminati per lo zoo. Fatto sta che venne trovato — immaginarsi la loro sorpresa — tra le macerie di Berlino nel 1946 da un drappello di soldati britannici. Che poi lo regalarono ad alcuni ufficiali dell’Armata Rossa. Fu così che Saturn fu portato allo zoo di Mosca. Diventandone subito una delle principali attrazioni. Figurarsi: era il lucertolone Usa che aveva conosciuto il Führer ...
Negli anni ‘50 — siamo nel frattempo entrati nell’era kruscioviana che vide per qualche istante affievolirsi la morsa della Guerra Fredda — gli Usa regalarono all’Unione Sovietica un alligatore femmina più giovane. Si chiamava Shipka, si accoppiarono ma senza progenie poiché tutte le uova erano sterili. Quando lei morì, Saturno — hanno raccontato in questi giorni i giornali moscoviti che hanno dato ampio spazio alla storia dell’alligatore — era così angosciato che rifiutò il cibo per diversi mesi. Tra acciacchi dovuti alla vecchiaia, il morso alla mano di un guardiano che cercava di dargli da mangiare, i dispetti di alcuni giovinastri ubriachi che gli tirarono dei sassi provocandogli alcune ferite, l’alligatore ha assistito alla perestroika, al crollo del comunismo, vide Gorbaciov, Eltsin, Putin. Nel 2015 la Lacoste — la griffe francese di moda sportiva, quella del logo del coccodrillo — sponsorizzò un documentario sulla sua via. Quella di un longevo alligatore, a suo modo testimone del tempo.

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