Spiagge e turisti, il piano di Erdogan per «invadere» la città fantasma

Pubblicato lunedì, 17 febbraio 2020 ‐ Corriere.it

Risvegliare il quartiere fantasma di Varosha, la zona turistica con le spiagge da sogno tanto amata da Richard Burton e Brigitte Bardot alla fine degli anni 60, disabitata dal luglio 1974 quando i turchi invasero Cipro per rispondere a un colpo di Stato orchestrato dai greci.
Lo scorso 18 giugno il governo dell’autoproclamata Repubblica di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia, ha annunciato la prossima riapertura di Maras, come viene chiamato in turco il quartiere di Famagosta. «È un nostro diritto, non accetteremo lo stallo dei colloqui come un destino ineludibile. Questa è un’opportunità storica per rilanciare il turismo», ha detto sabato scorso il vicepresidente turco Fuat Oktay dopo un sopralluogo nell’area.
Una provocazione bella e buona per i greci perché la zona è protetta da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 1984 in cui si stabilisce che il quartiere potrà essere ripopolato solo dai suoi abitanti originari, circa 39mila persone che non hanno mai più potuto mettere piede nelle loro case. E un’altra risoluzione, la 789 del 1992 chiede che l’area sotto il controllo delle Nazioni Unite venga estesa a Varosha. Il presidente di Cipro Nicos Anastasiades ha tuonato contro il progetto: «Ci opporremo in ogni modo». E Simos Ioannou, il sindaco di Famagosta in esilio, da Nicosia ha annunciato una protesta formale al segretario generale delle Nazioni Unite e ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
È dal 1974 che i greci ciprioti fuggiti da Famagosta si ostinano ad eleggere i rappresentanti dei nove comuni. A votare sono i residenti di allora o i loro discendenti. Nessuno di loro ha abbandonato la speranza di tornare a casa. Nel frattempo, però, i turchi ciprioti hanno distrutto tutto: «Hanno obliterato la storia, cancellato ogni memoria greca». Nella parte di Cipro occupata sono cambiate abitudini, tradizioni, riti.
Più passano gli anni più tornare indietro sembra impossibile. Varosha, invece, è rimasta ferma nel tempo. Quei pochi fotografi che ne hanno varcato di soppiatto i confini hanno descritto i negozi con le merci impolverate, le case arredate invase dall’erba che, prepotente, ricopre i ricordi, le mura segnate dalle bombe. E anche ai turisti che prendono il sole guardando il mare turchese non può sfuggire la presenza lugubre dei palazzi diroccati dietro di loro. Qualche tempo fa si era vagheggiato di un accordo per riaprire il porto sotto il controllo delle Nazioni Unite e far dichiarare il territorio patrimonio dell’umanità. Ora il progetto turco riapre le ferite e non fa ben sperare per il futuro.
Il 12 aprile ci saranno le elezioni presidenziali nella Repubblica turca di Cipro del Nord, l’attuale leader Mustafa Akinci, che cerca la rielezione, è un fautore dell’indipendenza da Ankara e del raggiungimento di un accordo con la parte greca. Recentemente Akinci ha mandato su tutte le furie il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu per aver dichiarato al Guardian che se dovessero fallire i negoziati per la riunificazione la Trnc «diventerebbe di fatto una provincia turca». «Una prospettiva orribile», ha aggiunto. A sfidarlo c’è l’attuale primo ministro Ersin Tatar, fortemente appoggiato da Ankara e sostenitore di una divisione permanente dell’isola.
L’esito delle elezioni condizionerà i negoziati che partono, comunque, in salita. L’ultima vera occasione di un accordo si è avuta nel 2004 con il piano Annan che fu bocciato dai greci. Sedici anni dopo le due comunità appaiono ancora più distanti.

Tag: #Esteri

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