Social e vanità. Savoini,  il faccendiere 2.0 ossessionato dai selfie

Pubblicato lunedì, 15 luglio 2019 ‐ Corriere.it

Chissà se Matteo Salvini, scottato dal pasticcio russo, saprà finalmente capire che l’ossessione compulsiva dei selfie può anche portare male. Una malattia con molti e spiacevoli effetti collaterali: come fai a dire di ignorare Gianluca Savoini se poi un intero archivio di foto dimostra che Savoini ti sta fotograficamente attaccato come una ventosa, sulla Piazza Rossa a Mosca e a Palazzo Chigi e dappertutto, chissà quante altre decine di immagini stanno a testimoniare una lunga e continuativa frequentazione? Per Savoini vale ovviamente il contrario: lui è come Zelig che si ficca ovunque per godere dell’opportunità fotografica universale e per farsi vedere con i potenti e nelle occasioni storiche. Solo che lui, Savoini, non Zelig, non si ficca ovunque, ma solo nei posti dove sia possibile farsi immortalare con Salvini. I faccendieri di una volta, quelli affidabili, lavoravano nell’ombra, non si facevano vedere mai, stavano sempre due passi indietro, protetti dall’invisibilità che li rendeva ancora più potenti e carismatici.
Il faccendiere dell’età dei social invece deve apparire, deve far vedere che frequenta chi davvero conta per accreditarsi con interlocutori sospettosi: gli interlocutori dei faccendieri sono sempre sospettosi, figuriamoci i russi. Quindi per Savoini la foto è tutto, è curriculum, è prova, è alimento della propria vanità, è l’accredito della propria esistenza pubblica, insomma è un documento di identità. Ma per Matteo Salvini? Tutto il contrario. Al limite si potrebbe dire che propria la sua disponibilità a lasciarsi immortalare con Savoini è la prova che non era suo desiderio nascondere una frequentazione che avrebbe potuto metterlo in imbarazzo. Ma poi arriva il conto. Savoini chi? E poi Savoini appare in mille foto, in mille pose, in mille occasioni, in mille incontri. E il tentativo di relegare Savoini a intruso occasionale, oppure a una delle migliaia e migliaia di persone che si lasciano fotografare con il «Capitano», come era capitato con il mariuolo al raduno del Milan. Ma la voglia incontenibile di apparire può diventare un boomerang, una tagliola. Una foto in più, che vuoi che sia. Ma una foto in più con una persona che alla fine dovrai rinnegare, far finta quasi di non conoscerlo, può essere l’eccesso che fa vacillare il terreno. Troppa vanità non porta niente di buono, lo dicevano anche le nonne. Troppa vanità e dalla Russia può partire un siluro che può produrre conseguenze nefaste. Un selfie in meno e un po’ di (buon) governo in più: magari questa è la ricetta giusta.

Tag: #Politica

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