Salvini indagato, la mail del Viminale per negare lo sbarco. La Procura: «Atto politico»

Pubblicato lunedì, 15 aprile 2019 ‐ Corriere.it

La scelta di tenere per sei giorni ferma nel porto di Siracusa la nava Sea Watch con 47 persone a bordo fu sequestro di persona. Ma si trattava di un «atto politico» e dunque l’inchiesta deve essere archiviata. È la richiesta del procuratore di Catania al tribunale dei ministri, in linea con quanto era già stato fatto per la nave Diciotti (rimasta lo scorso agosto 10 giorni senza autorizzazione allo sbarco). Anche se questa volta il magistrato sceglie di compiere un ulteriore passo. Mentre per la Diciotti aveva messo sotto accusa soltanto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, adesso contesta il reato anche al premier Giuseppe Conte, al vice Luigi Di Maio e al titolare dei Trasporti Vincenzo Toninelli. Sono gli stessi membri dell’esecutivo che per la Diciotti avevano deciso di autodenunciarsi spiegando di aver «condiviso ogni scelta». E adesso anche su questo dovranno esprimersi i giudici esaminando le mail, i verbali e le relazioni di servizio raccolte dal pubblico ministero.
Uno dei documenti chiave per l’indagine è la mail trasmessa il 22 gennaio dal ministero dell’Interno a Centro di coordinamento della Guardia Costiera, per negare il permesso di sbarco. Scrive l’ufficiale di servizio: «Sulla base dei documenti trasmessi da codesto comando relativi all’evento avvenuto in acque Sar libiche e per il quale il Centro non ha mai assunto il coordinamento, non sussistono, allo stato attuale i presupposti per l’assegnazione di un place of safety», vale a dire il porto sicuro dove attraccare. I migranti sono stati soccorsi tre giorni prima, il 19 gennaio, e subito dalla Sea Watch hanno chiesto «alle autorità maltesi, olandesi e italiane, ma anche a quelle libiche, di essere autorizzati all’approdo. Quanto accaduto dopo viene ricostruito nell’informativa che la capitaneria di porto trasmette ai magistrato.



La relazione evidenzia come il 23 gennaio «mentre le condizioni meteo marine subivano un peggioramento da non rendere lo stazionamento a ridosso dell’isola di Lampedusa sufficiente a garantire le condizioni di sicurezza, la nave - senza alcuna comunicazione ufficiale - intraprendeva una navigazione verso malta e, oltrepassata quest’ultima, dirigeva verso le coste orientali siciliane esponendo l’unità, l’equipaggio e i migranti a un rischio maggiore sul piano della sicurezza della navigazione». E per questo si sottolinea che «le unità da pesca si sono dirette verso la Tunisia che si trova a 75 miglia e non verso la Sicilia che invece distava 100 miglia». In realtà il comandante della nave è stato interrogato e ha spiegato di non aver intrapreso quella rotta perché le condizioni del mare non lo permettevano e per questo la sua posizione è già stata archiviata.
La nave è dunque arrivata Siracusa e il 24 gennaio ha ottenuto di rimanere «alla fonda». L’autorizzazione allo sbarco è arrivata soltanto «il 30 gennaio quando il prefetto Gerarda Pantalone, capo del dipartimento Immigrazione del Viminale - ha concesso il Pos». In realtà - questa è l’accusa di Zuccaro - una volta entrata in acque territoriali la nave doveva ottenere il via libera all’approdo. Sequestro di persona, dunque ma - è la tesi del magistrato - per «motivi politivi» dunque insindacabili da parte dei giudici. Zuccaro ha trasmesso un unico atto con richiesta di archiviazione coinvolgendo tutti i ministri competenti, ma - come nel caso della Diciotti - sono le carte a dimostrare che la regia è sempre stata del Viminale e dunque è possibile che anche questa volta il tribunale decida di procedere solo contro salvini, proprio come accaduto per la Diciotti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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