Salvini: «I miei figli vaccinati». Ma è scettico sul patto di Burioni

Pubblicato venerdì, 11 gennaio 2019 ‐ Corriere.it

«Più fatti, meno patti». Matteo Salvini lo ammette di buon grado: non ha ancora letto il «patto per la scienza» lanciato da Roberto Burioni e Guido Silvestri. Quello che impegna le forze politiche a non «sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica (negazionismo dell’Aids, anti-vaccinismo, terapie non basate sull’evidenza scientifica, etc.)». Beppe Grillo lo ha firmato, suscitando le furie degli stellati anti vaccini, e lo stesso ha fatto Matteo Renzi. Salvini promette: nei prossimi giorni leggerà «certamente» il testo dell’appello, ma di firme a scatola chiusa non intende darne. «Io sono grato alla scienza, so bene quale sia l’importanza della ricerca e dell’attività medica». Però, «non posso ignorare le grida d’allarme dei cittadini». Quelle, appunto, sui vaccini: «Io non sono un No vax, i miei figli sono entrambi vaccinati e va bene così. Però, quando parlo con le mamme che non possono portare i figli a scuola perché non sono vaccinati, non posso rimanere sordo».
Ma il problema non è proprio quello che i bambini non vaccinati contribuiscono a diminuire l’«immunità di gregge» della popolazione? Secondo il leader leghista, «in Italia per fortuna abbiamo una copertura vaccinale molto estesa. Il punto è che in tante realtà estere si spiega e non si obbliga». Salvini cita la Svizzera: «Non credo che là siano tutti terrapiattisti o anti vaccini. Semplicemente, si fanno campagne di informazione e la gente sceglie». Inoltre, «in parecchi paesi i vaccini non si fanno tutti e non si fanno tutti insieme. Io sono convinto che ci sono vaccini che salvano vite, è evidente che servano. Ma altri sono più discussi. E il tutto o niente, in questo campo, non mi pare l’alternativa giusta». Quindi leggerà sì il patto ma «la cosa importante sono i fatti, più che i patti. Con la manovra ci saranno 1.000 ricercatori in più e 600 specializzati che prima non c’erano. Il punto è allargare la possibilità di diventare medici, troppi italiani sono costretti a curarsi in Albania o negli Usa. Il mio impegno per la scienza lo dimostro con i fatti. Ma da vaccinato padre di figli vaccinati difendo il diritto per tutti i bambini di andare a scuola».


Salvini è a Milano per l’inaugurazione della nuova sede dell’Ugl, il sindacato di destra erede della Cisnal, da cui proviene anche Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro che infatti lo accompagna. Il segretario generale Paolo Capone offre il destro per parlare di attualità politica salutando con favore «la manovra “più a sinistra” degli ultimi anni poiché cerca di combattere seriamente la povertà con il reddito di cittadinanza e dà un forte contributo al ricambio generazionale con “quota 100”». Salvini annuisce e scommette sulla tenuta del governo: «Vogliono mandarci a casa facendoci litigare ma non ci riusciranno. Non mangeremo una colomba sola, ne mangeremo cinque», quelle della legislatura completa. Ma il leader leghista continua a tornare alla vicenda del padre di una delle vittime della tragedia di Rigopiano multato per avere portato fiori al figlio violando i sigilli. E così, il 18 gennaio Salvini sarà in Abruzzo per la commemorazione. E promette: «Stiamo lavorandoci. Spero per quel giorno di aver risolto questa cosa incredibile».

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