Sala: «Restituirò i diritti ai migranti, da Milano parte la nuova sinistra»

Pubblicato venerdì, 11 gennaio 2019 ‐ Corriere.it

MILANO - Beppe Sala lancia la sua sfida al governo. E pungola il centrosinistra a rinnovarsi, e a darsi una mossa, se vuol tornare alla guida del Paese. Lo fa da piazza della Scala, dove in centinaia (tremila, secondo gli organizzatori) raccolgono l’appello all’unità del Pd cittadino e salutano con un’ovazione il sindaco. Sotto il palco sventolano le bandiere di varie anime della sinistra e di tante sigle della società civile: le Acli, l’Anpi, Legambiente, Arci. «#Uniti» è il titolo hashtag della manifestazione in cui Sala promette che «se toglieranno diritti ai migranti, io glieli restituirò in qualche modo». E lancia con orgoglio il modello milanese come alternativa al fronte populista giallo-verde. Perché «è Milano — dice — il luogo da dove può ripartire un pensiero di sinistra e un’idea diversa di società».

In piazza c’è da contestare i tagli imposti dalla manovra economica, le tasse al non profit, gli attacchi alle Ong e gli effetti del decreto Sicurezza. Sul primo fronte, Matteo Salvini ribatte a muso duro all’allarme lanciato nei giorni scorsi proprio da Sala: «Ci sono più soldi per i Comuni — commenta il ministro dell’Interno —. Il 99 per cento dei sindaci è contento, poi c’è qualche sindaco distratto in cerca di visibilità che la pensa diversamente». La risposta di Sala arriva dal palco: «Questa finanziaria aiuta i piccoli Comuni, contro cui non ho niente. Ma la crescita nasce dalle grandi città, non valorizzarle vuol dire farsi male da soli, perché è con il loro traino che potremo tenere di fronte ai segnali di rallentamento».

L’ultimo incontro avuto ieri a Roma però ha confermato la dimensione del colpo di scure: «Cinquanta-sessanta milioni di euro» in meno che impongono alla giunta di correre ai ripari. «Non possiamo e non vogliamo intervenire sulle tasse — mette in chiaro — ma le vie non sono molte»: maggiori dividendi dalle società partecipate, turn over ridotto dei dipendenti comunali in uscita, e mettere mano ai servizi. «Ma se siamo la città più vivibile — aggiunge riferendosi a uno dei recenti riconoscimenti conquistati — è perché i servizi funzionano, quindi sarebbe delittuoso toccarli, ma da buon padre di famiglia devo far quadrare i conti».

È nelle critiche alla stretta impressa dal Viminale sul capitolo immigrazione con il decreto Sicurezza che emerge con nettezza la linea che il centrosinistra in generale dovrebbe seguire per puntare al governo: «Non siamo qua solo per opporci e contestare, siamo qua ad avanzare idee e proposte, il nostro modello di sviluppo e solidarietà insieme». E allora niente disobbedienza. Palazzo Marino non si accoderà ai Comuni «ribelli»: «Non sono per la disobbedienza. Se ci sarà da ricorrere, potremo farlo». Si studierà invece «una via legale» per restituire ai richiedenti asilo quei diritti che verranno loro tolti, anche se «avremo ancora più costi».


Infine c’è la strigliata rivolta al Pd («Siamo vicini alle Europee: voglio sapere oggi i candidati, non dopo le primarie») e al centrosinistra tutto, chiamato a una «rivoluzione». «Dobbiamo cambiare. È giusto non flagellarci, ma serve cambiare perché chi governa ha apparentemente saputo interpretare i bisogni della gente. Io voglio vincere, e servirà tempo, ma troviamo una formula per allargare l’insegnamento concreto di Milano».

Tag: #Milano #Politica

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