Rissa sugli spalti  a Firenze, Galli:  «I genitori dall’educatore»

Pubblicato lunedì, 18 marzo 2019 ‐ Corriere.it

Sarà un allenamento atipico, stavolta. Poco calcistico e molto pedagogico. Perché in campo non scenderanno solo i baby calciatori ma i loro genitori. Anzi babbi e mamme, mentre i figli giocheranno a porte chiuse e in santa pace la partita, dovranno partecipare a una riunione rieducativa e ascoltare i consigli di psicologi, dirigenti sportivi e pedagogisti, su come ci si comporta sugli spalti e quali valori sportivi devono essere trasmessi ai figli. Insomma, una lezione sull’educazione del «tifoso quasi perfetto» e soprattutto del babbo (e della mamma) capaci di guardare una partita dei loro ragazzini senza dare in escandescenze.
A lanciare l’idea, subito accettata da società di calcio e Federazione, è stato Giovanni Galli, un passato da portiere della Nazionale, numero uno di Milan, Napoli e Fiorentina e un’esperienza politica da candidato sindaco di Firenze. Galli oggi è responsabile tecnico dell’Affrico, tra le più importanti polisportive del capoluogo toscano, che ogni anno educa centinaia di ragazzini allo sport, ed è uno degli esponenti più brillanti dello sport pedagogico, sano e puro. Così, l’ex portierone, si è molto arrabbiato domenica mattina quando un gruppo di genitori si è azzuffato sugli spalti durante la partita di esordienti, un vero e proprio derby, tra Affrico e Cattolica Virtus. «Non è successo niente di grave per fortuna — racconta Galli —. Qualche spintone, un po’ di offese, ma quelle intemperanze non possono avere scusanti. Alcuni dei ragazzini si sono messi a piangere in campo, altri hanno chiesto di giocare a porte chiuse e di cacciare via quegli adulti scorretti. Abbiamo interrotto la partita e adesso, quando sarà ripetuta, questi genitori non la vedranno ma parteciperanno a un corso di formazione, come del resto prevedono anche le regole della federazione». Giovanni Galli, classe 1958, racconta di appartenere a una generazione che aveva rispetto delle regole. «Il maestro era il signor maestro, la professoressa la signora professoressa — ricorda — e la disciplina non si discuteva. Ma i genitori erano i primi a dare il buon esempio e se io prendevo una nota a scuola o facevo arrabbiare il mister sul campo, a casa erano guai seri». Secondo l’ex portiere, oggi più che proteggere il figlio si cerca di tutelarlo a priori contro tutti e contro tutto senza capire dove sta la ragione. E su quel ragazzino si generano aspettative insostenibili, soprattutto nel calcio. «Ecco perché vogliamo occuparci non solo dei bambini ma anche dei genitori — spiega ancora Galli —. Non devono esercitare pressione psicologica sui figli e loro per primi devono dare il buon esempio. Io sono cresciuto negli spogliatoi, in campo mi hanno insegnato non solo a vincere ma a rispettare ideali ed etica. Questo è il vero calcio».

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