Regionali 2020 - Emilia Romagna: la sfida tra benessere e paure

Pubblicato venerdì, 24 gennaio 2020 ‐ Corriere.it

All’inizio si chiamava Pci, poi Pds, Ds, Ulivo, Pd. Per 68 anni il simbolo più votato in Emilia cambia nome ma non pelle. Tra il 1946 e il 2014 si svolgono 36 elezioni fra Politiche, Regionali ed Europee: per 24 volte il Partito supera il milione di voti con in media il 40% dei consensi; per le altre 12 è sempre primo con il 30% e risultati sopra gli 800 mila voti. Il distacco, prima sulla Dc e poi su Forza Italia, è di 18 punti. Un patrimonio che per la sinistra italiana, forma e sforna militanti e dirigenti. Da qui provengono un quarto degli iscritti nazionali al Partito e figure di spicco come Luciano Lama, Nilde Iotti e Pierluigi Bersani.Una elezione dopo l’altra, il dominio è incontrastato. Il Pci dal ’63 al ‘90 è sempre oltre il 40%, con la punta del 49% nelle Europee del 1984, sull’onda emotiva della morte del segretario del Partito Enrico Berlinguer e anno dello storico sorpasso dei comunisti sulla Dc a livello nazionale. L’Ulivo del leader bolognese Romano Prodi incassa alle Europee 2004, Regionali 2005, Politiche 2006 più di un milione di voti e il 40%. Il Pd di Walter Veltroni, al suo battesimo nelle Politiche 2008, nella Regione vola con 1.282.535 preferenze (45,73%), ma il record è quello del Pd di Matteo Renzi delle Europee 2014: 52,5%. Il tasso di affluenza dell’Emilia-Romagna è sempre stato il più alto: fino alle politiche del 1994, oltre il 90% degli aventi diritto si reca alle urne. Il dato, che poi costantemente si riduce, si mantiene comunque superiore a quello nazionale (oltre il 75%). Il primo tonfo arriva nelle Regionali 2010 per il terzo mandato di Vasco Errani: meno 300 mila voti (quasi 10 punti), un elettore su tre si astiene. Quelli che non votano diventano due su tre alle Regionali del 2014, al debutto di Stefano Bonaccini. È la reazione alla fine anticipata della legislatura con le dimissioni di Errani, condannato in primo grado per falso ideologico (poi assolto definitivamente). Dal 1970, data di nascita delle Regioni, l’Emilia Romagna è governata ininterrottamente dalla sinistra. Il crollo arriva con le Politiche del 2018: in Emilia sbanca il M5S con il 27,5% dei voti e il Pd retrocede al 26,3%. Alle Europee 2019 la Lega diventa il primo partito con il 33,7% dei consensi, il Pd secondo al 31,2%. Il 9 giugno 2019, la roccaforte rossa Ferrara ha il suo primo sindaco leghista, Alan Fabbri. Matteo Salvini può arringare dai comizi citando i suoi elettori: «Per una vita ho votato a sinistra per tradizione e per cultura, ma adesso voto Lega che parla di precari, artigiani e operai». Stefano Bonaccini punta sull’orgoglio di vivere in una regione «che garantisce a chiunque l’opportunità di lavorare perché solo il lavoro è dignità per sé e per le proprie famiglie e qui anche l’ultimo della fila può tagliare il traguardo». Intanto, se fino al 2007 l’Emilia forniva un quarto degli iscritti al Partito nazionale, oggi solo uno su 10.Secondo un sondaggio Swg realizzato nel novembre 2018, l’incertezza verso il futuro e la sicurezza sono le prime due paure che affliggono gli emiliano-romagnoli. Per valutare gli indicatori socioeconomici occorre confrontare i numeri dell’Emilia alla Lombardia e al Veneto, le tre regioni locomotiva d’Italia. A trainare l’economia emiliana sono le esportazioni e il manifatturiero, con distretti produttivi come la Motor Valley, l’agroalimentare e la ceramica.È una società più eterogenea rispetto al passato, che significa più immigrati: gli stranieri residenti sono 547.537, il 12% della popolazione, la Lombardia è all’11,75%, il Veneto al 10,2. È una regione che invecchia: negli anni 80 gli over 64 erano il 16% della popolazione, oggi sono saliti al 24%. In tema di sicurezza, per quel che riguarda omicidi, furti, rapine, violenza sessuale (ovvero i reati che più incidono sulle paure dei cittadini), in Emilia si contano 2.939 crimini ogni 100 mila abitanti, in Lombardia 2.633, in Veneto 1.819. In calo del 20% negli ultimi 4 anni, come su tutto il territorio nazionale.Copertura vaccinale, adesione agli screening, tasso di ospedalizzazione, appropriatezza degli interventi, tempi di arrivo dell’ambulanza: dagli ultimi dati del ministero della Salute l’Emilia Romagna è la seconda migliore regione italiana nel garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè le prestazioni che ogni Regione deve offrire con il servizio sanitario nazionale. La supera solo il Veneto; la Lombardia è al 5° posto. Le liste d’attesa rispettano i tempi previsti dalla legge. Val la pena di aggiungere che a Bologna è presente da quasi 40 anni uno dei centri di ricerca primaria indipendente più prestigiosi a livello internazionale: l’Istituto Ramazzini. Da qui sono usciti i test sul Cvm (cloruro di vinile monomero), che hanno imposto all’industria chimica mondiale di cambiare modello produttivo, i test definitivi sulla cancerogenicità dell’amianto, del benzene e della formaldeide. Recentemente la Regione ha chiesto al Ministero che venga accreditato come Irccs, al fine di accedere ai fondi pubblici e permettere ai nostri migliori ricercatori di non espatriare. Per quel che riguarda il sostegno alle famiglie, gli asili nido sono una eccellenza nazionale: 34,5 posti ogni 100 bambini, Lombardia sono 26,5, in Veneto 25,8.Secondo l’Istituto Carlo Cattaneo, prestigioso centro studi di Bologna, gli emiliano-romagnoli si avvicinano al voto regionale con un misto di nostalgia per un passato pieno di buoni valori e buona comunità, e un’ansia per il futuro percepita più carica di rischi che di opportunità. La doverosa aspirazione dei cittadini a migliorare, passa anche dalla loro capacità di valutare l’esperienza, la competenza e risultati prodotti dai candidati. Un’analisi indispensabile prima di mettere in mano a qualcuno le chiavi della propria Regione, Comune, Paese.

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