Prescizione, «Che errore abbiamo fatto». Il malessere tra i 5 Stelleche ora temono la fregatura

Pubblicato giovedì, 08 novembre 2018 ‐ Corriere.it

È una bandiera a mezz’asta quella che Di Maio può finalmente alzare, per provare a oscurare i vessilli conquistati da Salvini.L’accordo sullo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio c’è, ma il compromesso ha un retrogusto antico e il cavallo di battaglia del M5S sarà ai blocchi di partenza solo nel gennaio del 2020. Uno slittamento imposto dal Carroccio, che scatena delusione e rabbia tra i pentastellati. Nel vertice di Palazzo Chigi si è deciso di legare politicamente la prescrizione a una riforma complessiva. Ma che succede se la rivoluzione della giustizia slitta alle calende greche? Succede che salta anche lo stop alla prescrizione, come sperano in tanti nella Lega? È questo l’interrogativo che per tutto il giorno rimbalza nei capannelli dei deputati. Mentre Di Maio esulta con l’hashtag #bastaimpuniti, il M5S ribolle sui social. «C’è l’accordo ma andrà in vigore tra un anno», ritwitta polemica Elena Fattori. La senatrice dissidente rilancia il sospetto («a chi devono scadere i termini?») che la Lega prenda tempo per salvare i suoi sotto inchiesta, come Edoardo Rixi e Riccardo Molinari. Insinuazione pentastellata che ha irritato non poco Salvini.La stretta di mano sotto gli occhi dell’arbitro Giuseppe Conte ha portato una tregua, ma non ha spazzato via le ombre. A Montecitorio le opposizioni scherzano sull’accordo come «un assegno postdatato», che forse nessuno pagherà mai. Si fa la conta di vincitori e vinti. E quando Rai2 lo domanda a Di Maio, il leader del M5S distilla una goccia gelata: «Se Salvini è contento? Credo di sì... chiedetelo a lui».


Tra i dirigenti stellati c’è chi festeggia, chi lavora a un «pacchetto» di norme che comprenda la modifica della legge Severino e il conflitto di interessi nel cassetto del ministro Riccardo Fraccaro e chi fiuta un’altra «fregatura». Prova ne sia la delusione gridata da un «faro» del Movimento come l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo, preoccupato perché gli effetti della prescrizione si vedranno tra molti anni, «quando sarò morto». A trovare la quadra per «disinnescare la bomba atomica» e scongiurare una rottura irreparabile tra Salvini e Di Maioè stata la ministra leghista Giulia Bongiorno: slittamento di 14 mesi della prescrizione e legge delega al governo per la riforma del processo penale, a cui dovrà dedicarsi il Guardasigilli Alfonso Bonafede. Ma qui sta il «busillis», per dirla con il dem Stefano Ceccanti.
Per la Lega la prescrizione entra in vigore «dopo la riforma del processo penale», spiega il sottosegretario Jacopo Morrone. Per il M5S invece entra in vigore comunque, il 31 gennaio 2020. E lo scontro in atto rivela che non è questione di date, ma di opposte visioni. «Quello che Di Maio e Bonafede volevano non c’è — osserva Luca Paolini, il deputato e avvocato leghista che gira “con la bibbia di Davigo” in borsa — È meno di un pannicello caldo». I leghisti lo dicono sottovoce. Se dopo le Europee il governo dovesse saltare, sarà facile gioco per Salvini trovare i voti nel centrodestra per cancellare lo stop alla prescrizione. Lo stellato Andrea Colletti, deputato e avvocato, non si premura di scandirlo nella lingua di Oxford: «È una cagata pazzesca farla entrare in vigore dopo, visto che gli effetti li vedremo nel 2024». I ribelli sono furibondi e la Fattori lancia sul governo un’altra mina: «Congeliamo il decreto sicurezza, scritto malissimo, e lavoriamo insieme a una riforma complessiva». Ma anche il senatore Nicola Morra ironizza sui «raffinati cultori della materia» che dovranno riformare il processo penale. Salvini adesso fa paura. I 5Stelle vedono i loro consensi erodersi e il malumore è un’onda destinata a gonfiarsi. Per esorcizzare il carissimo nemico, Gianluigi Paragone si affida a una metafora calcistica: «Ronaldo ha segnato un gran gol, ma la sfida tra Juve e Manchester-United è finita 2 a 1 per gli altri».
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Tag: #Politica

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