Più raccomandati che posti: «I curriculum? Strappali subito»

Pubblicato lunedì, 15 aprile 2019 ‐ Corriere.it

«E questo che è?», si domandò il 18 giugno scorso il direttore generale degli Ospedali di Perugia (da ieri dimissionario) Emilio Duca, scartabellando nel suo ufficio. «Ah, i curriculum... è meglio che li strappiamo così vengono qua e li sequestrano... fosse mai». Detto fatto. Quei fogli finirono in pezzi, ma tutto fu ascoltato e ripreso dalle microspie e telecamere della Guardia di finanza: così quel tentativo di distruzione di prove è divenuto un indizio che s’è aggiunto a quelli che hanno portato il manager agli arresti domiciliari, insieme ad altri tre dei 35 indagati dell’inchiesta sui concorsi truccati nella Sanità umbra.
La paura di Duca di essere sotto inchiesta non l’ha salvato dalle sue stesse parole intercettate anche nei momenti di maggior timore. E più parlava, più forniva elementi a suo carico. Come quando, convinto di essere spiato, cercò di ricordare con il direttore amministrativo Maurizio Valorosi (arrestato anche lui) telefonate e incontri potenzialmente compromettenti: «Intanto m’ha chiamato Valentino (segretario della presidente della Regione Catiuscia Marini, ndr)... con la Marini, me ricordo... che sono andato su per tre volte... m’è toccato portare all’incontro... questa cosa mi preoccupa un po’...». Per la Procura di Perugia sono ammissioni che rafforzano il quadro accusatorio, come le altre precauzioni per cercare di sfuggire alle «cimici»: dalla ricerca di informazioni tramite lo zio medico di uno dei pubblici ministeri titolari dell’indagine (da cui non seppe nulla) alla decisione di affrontare certi argomenti fuori dall’ufficio: «Annamo sulla terrazza… che qua dentro, non so cosa sta succedendo».
Ma è servito a poco, perché le carte dell’inchiesta traboccano di dialoghi registrati tra Duca, Valorosi e le altre persone coinvolte nel condizionamento delle prove d’esame in favore delle persone segnalate dai politici. A cominciare dall’ex assessore alla Sanità Luca Barberini e dall’ex segretario regionale del Partito democratico Gianpiero Bocci (finiti entrambi ai domiciliari), che fanno capo alla cordata interna al Pd avversa alla presidente della Regione Marini (indagata). Accomunati però dai magistrati, che denunciano un «consolidato e collaudato meccanismo per cui ogni singola fase concorsuale viene subordinata al soddisfacimento degli interessi della classe politica, con un’ingerenza centrale e prevalente da parte di Barberini, Marini e Bocci». Discutendo delle raccomandazioni per alcuni posti riservati alle «categoria protette» dei disabili, il 4 maggio 2018 Valorosi dice a Duca: «Devono fare un ordine di priorità». E Duca svela l’identità degli sponsor: «Io ce l’ho dentro la borsa perché c’ho anche i nomi; uno ce l’ha Barberini, ce l’ha la Marini...». Valorosi ne aggiunge altri: «Quella di Bocci, che so’ andati a cena, la nipote di Conti (esponente locale del Pd legato a Bocci, ndr)..».
I due interlocutori a volte si lamentano per il numero eccessivo di richieste ricevute, e il 10 maggio 2018, parlando di Bocci, Duca sbotta ridendo: «Eh, gliel’ho detto, dico “i posti già son finiti!”». Poi aggiunge che gli stessi politici dovrebbero fare una selezione: «Anche loro devono dire “questo si e questo no!”», e riferendosi alla Marini: «Se mi chiama o mi manda giù Valentino... dopo che facemo?... Casomai tocca bocciarli! Con delle prove tocca farli fuori! Glielo dicemo!». Due mesi prima un dipendente dell’ospedale dice a Valorosi che un altro assessore — Antonio Bartolini, che non risulta indagato e ora ha avuto la delega alla Sanità — avrebbe «fatto qualche pressione» in favore di una concorrente (poi esclusa), e commenta: «Però Bartolini è al Bilancio, non ha la Sanità se Barberini dice... è un’altra cosa». E Valorosi concorda. La governatrice Marini, che si è già dichiarata estranea a ogni ipotesi di reato, oltre all’interrogatorio con i pm non ancora fissato dovrà affrontare in consiglio regionale tre mozioni di sfiducia. Il suo difensore Nicola Pepe invita alla «massima cautela e al più assoluto rispetto delle persone coinvolte e dell’autorità inquirente», mentre l’avvocato David Brunelli, che assiste Barberini, Bocci e Valorosi, esprime «forti dubbi sulla sussistenza di esigenze cautelari tali da giustificare gli arresti domiciliari».

Tag: #Politica

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