Pierfrancesco Favino il trasformista, uguale a Buscetta e a Bettino Craxi

Pubblicato giovedì, 21 marzo 2019 ‐ Corriere.it

Un esponente di massimo livello all’interno di Cosa nostra e un rappresentante di massimo livello all’interno della politica italiana. Un pregiudicato che alla fine si è pentito e un latitante che non ha mai fatto ammenda. Gli anni Ottanta e Novanta come crocevia delle loro vite. Nel 1984 dopo l’arresto le rivelazioni sugli organigrammi e i piani della mafia come inizio di pentimento. Nel 1993 il lancio di monetine all’hotel Raphael e la fuga ad Hammamet come inizio della fine. Uno era Tommaso Buscetta. L’altro era Bettino Craxi. A tenerli uniti ora Pierfrancesco Favino che li interpreta con una somiglianza che lascia sbalorditi. Favino stupisce per la straordinaria trasformazione in Bettino Craxi nel nuovo film di Gianni Amelio, Hammamet, che ricostruisce, con personaggi ispirati alla realtà e con personaggi di fantasia, la caduta dell’uomo che dominò la politica italiana e fu segretario del Partito Socialista Italiano per quasi 20 anni. Un racconto più privato che pubblico, dove si scava nei sentimenti per illuminare i fatti.
Ma Favino stupisce anche per la trasformazione in Tommaso Buscetta nel nuovo film di Marco Bellocchio, Il traditore, che racconta la parabola umana e criminale del «boss dei due mondi» braccato in Brasile dai corleonesi di Riina ma arrestato da 40 poliziotti a San Paolo mentre era in compagnia di Leonardo Badalamenti, figlio del boss Gaetano. Qui Favino è ancor più trasformista, costretto a seguire le metamorfosi di Buscetta che ricorse a diverse plastiche facciali perché solo cambiando i suoi connotati poteva sfuggire alla vendetta dei killer della mafia. Una sorta di contrappasso in vita: tradire il suo aspetto fisico per poter tradire i suoi vecchi compagni.

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