Nel M5S Beppe Grillo ringrazia Di Maio (ma era contrario all’addio)

Pubblicato venerdì, 24 gennaio 2020 ‐ Corriere.it

Due giorni di silenzio. Poi un messaggio. Beppe Grillo interviene per commentare le dimissioni di Luigi Di Maio: «Per aspera ad astra», si legge in un post del garante sui social network. «Grazie Luigi per come hai gestito la situazione, per tutto quello che hai fatto per il M5S e per quello che continuerai a fare. In alto i cuori», scrive. Un ringraziamento sentito, che lascia anche intuire come il futuro dell’ex capo politico sia ancora da protagonista nel Movimento. Ma dietro le parole del garante e al silenzio di queste ultime 48 ore si cela un piccolo retroscena. Quando Di Maio gli ha annunciato che il passo di lato era prossimo, Grillo si è detto contrario. Il primo capo politico dei 5 Stelle non voleva che il suo successore lasciasse (anche se inizialmente aveva dato il suo assenso all’idea).
Un ripensamento, quindi, quando ormai però Di Maio si era convinto della scelta imminente. Fonti M5S che confermano l’accaduto, rimarcano anche come tra i due non ci sia stato nessuno scontro, ma solo la volontà di operare la decisione migliore per il bene del Movimento. Forse Grillo già si prefigurava la ridda di voci, veleni e spinte centrifughe che hanno iniziato a scuotere i 5 Stelle dall’uscita di scena di Di Maio. «Beppe dovrebbe avere il coraggio di chiudere la baracca», dice un pentastellato.
Intanto nel Movimento iniziano a fioccare le prime polemiche nei confronti di Vito Crimi. Una parte del gruppo non ha digeritol’intervista al Corriere in cui il viceministro rivendica i pieni poteri da capo politico. E ad alimentare le tensioni — secondo quanto rivela l’Adnkronos — ci sarebbe anche la volontà del reggente M5S di sospendere al momento le sanzioni. «Tempi tecnici, il percorso prosegue», spiegano nel Movimento. Ma basta un nulla per creare malessere. E mentre la corsa al ruolo di leader si arricchisce di alcune new entry, come quella di Stefano Buffagni, che viene indicato da alcuni ambienti pragmatici del Nord come possibile sfidante per la leadership, c’è anche chi si sfila dal tritacarne delle indiscrezioni. Come Stefano Patuanelli: «Lo dico chiaramente, non ho nessuna ambizione a fare il capo politico del Movimento in futuro e nessuna ambizione a fare il capo delegazione adesso all’interno di questo governo», spiega il ministro dello Sviluppo economico. Che conclude: «Continuo a fare il ministro con impegno perché sono consapevole dei miei limiti».Intanto, per una miccia che si spegne in Italia, un focolaio si accende in Europa. Ignazio Corrao attacca «gli infiltrati». Il riferimento è all’ex ministro Lorenzo Fioramonti. «Ricordo — racconta l’eurodeputato — che una volta gli mandai un messaggio chiedendogli una mano con i suoi contatti in Germania per sbloccare la negoziazione con i Verdi. Dopo qualche tempo apprendo dai giornali (e dai Verdi stessi) che probabilmente i contatti li ha usati non per cercare di aiutare il M5S ma per accreditarsi come colui che avrebbe spaccato il gruppo e gli avrebbe portato alcuni deputati». Nel M5S, rimarcando l’unità del gruppo, sostengono che i fatti risalgano a dicembre e che siano contestuali all’uscita dell’ex ministro dal Movimento.

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