Mourinho, provocatore o vittima?Scholes lo boccia: «Ma lui è così»

Pubblicato giovedì, 08 novembre 2018 ‐ Corriere.it

Il giorno prima, a precisa domanda («Rifarebbe il gesto con le tre dita dell’andata o si è pentito?»), José Mourinho non aveva risposto, spostando l’attenzione sull’ossessione e «i cattivi ricordi» che hanno gli juventini nei suoi confronti, a differenza della società con la quale «c’è rispetto reciproco». Il giorno dopo l’ennesima sceneggiata, stavolta con la mano all’orecchio dopo la rimonta negli ultimi minuti allo Stadium, l’allenatore del Manchester United si conferma l’autentico «Special One» nel dividere gli animi e i giudizi: provocatore seriale all’ennesima puntata (i cori sono durati pochi minuti, non certo 90’ come ha detto lui) oppure rivoluzionario dissacrante e nemico dell’ipocrisia?
Quasi tutto si riduce a tifo, pro o contro Mourinho: da una parte il popolo in fibrillazione degli antijuventini, che al bar ha portato la mano all’orecchio per prendere in giro l’amico di turno. Dall’altra quello dei tifosi bianconeri che — al di là degli ultrà che hanno insultato Mou — forse avrebbero preferito non risvegliare l’istinto da teatrante del portoghese, che con il rumore dei nemici è tornato a divertirsi come non faceva da un po’. Al punto da oscurare l’imboscata del suo United in casa della Juve (che non perdeva allo Stadium nella fase a gironi dal 2009) e soprattutto il gol strepitoso segnato da Cristiano Ronaldo, alla sua prima rete in Champions con la maglia bianconera.
«No class». Così il tabloid Sun, che delle buone maniere non sembra aver mai fatto una sua bandiera, ha accolto Mourinho al ritorno in Inghilterra, bacchettandolo «per aver macchiato una notte di gloria per lo United». I dirimpettai del Mirror hanno puntato sul «Turin pride» e sull’orgoglio ritrovato dai Diavoli Rossi maltrattati a Old Trafford dalla Juve. Paul Scholes, leggenda United, sottolinea che «non era necessario fare quello che ha fatto José, ma lui è fatto così».
Lui, in conferenza, dopo aver ribadito di essere stato insultato per 94’, cosa non vera, ha contrattaccato alla domanda di una giornalista spagnola che si era permessa di chiedergli se la sua non fosse stata «una mancanza di rispetto verso gli avversari». «Ho solo fatto quel gesto perché volevo sentire i cori più forte. Hanno insultato la mia famiglia e la famiglia interista. Io sono un professionista e durante la partita non penso al mio passato e al fatto che ho allenato Inter, Chelsea o Madrid».
Resterebbe da capire perché lui è l’unico professionista che reagisce sempre agli insulti — all’andata lo fece addirittura durante la partita, con la sua squadra che cercava il pareggio — mentre non è certo l’unico che viene pesantemente attaccato dal tifo idiota. Carlo Ancelotti dopo Juve-Napoli ha replicato solo ai microfoni, con sarcasmo: «Mi consolo con la Champions vinta nel 2003...». Perché alla fine si torna sempre lì. Ma ognuno col suo stile.

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