L’ultimo dono di Annita a 88 anni: salvate due vite grazie ai suoi organi

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

ROMA Ogni 25 aprile Annita lo celebrava nello stesso modo. In piedi davanti alla lapide dei martiri di Pietralata, vittime della retata nazista del 1943. Suo papà Crispino fu uno dei deportati della borgata, rinchiuso prima a Regina Coeli e poi spedito nei campi di concentramento di Mauthausen e per ultimo Ebensee dove morì all’età di 47 anni. Lei ancora bambina si ritrovò all’improvviso capo famiglia e, mentre la madre Maria gestiva la bancarella di frutta nei pressi di piazza Vittorio, l’unica femmina di casa Santarelli cresceva i tre fratelli maggiori e i quattro minori.
Ieri però la grande Annita, figura storica del quartiere, ultima testimone dei rastrellamenti nazisti a Pietralata, non era fra coloro che si sono riuniti attorno al monumento. Se ne è andata venerdì 19 aprile nella terapia intensiva del Policlinico Umberto I dove era stata ricoverata qualche giorno prima all’età di 88 anni per problemi legati alla vecchiaia. Dopo una vita avventurosa, di guerra e sacrifici, questa donna forte e coraggiosa ha chiuso con un ultimo atto di generosità. Ha donato gli organi dietro il consenso dei figli Stefano e Giovanni che non hanno esitato a rispondere di sì alla richiesta dei medici, interpretando le volontà della loro grande mamma. Erano certi che se fosse stata lei a parlare non si sarebbe tirata indietro.



I suoi reni, in perfette condizioni, sono andati a due pazienti in attesa nell’ospedale romano. Il fegato invece non è stato possibile utilizzarlo perché ad esami più approfonditi non è risultato idoneo. Fra non molto i due trapiantati, che hanno superato i 60 anni, verranno dimessi e potranno tornare ad abitudini dimenticate. «Stanno bene — dice Pasquale Berloco direttore del dipartimento di chirurgia e trapianti dell’Umberto I che li ha operati —. Gli organi sono stati attentamente valutati e rigenerati con le macchine di riperfusione. Una volta trapiantati hanno ripreso a funzionare subito. Non bisogna sorprendersi se utilizziamo donatori tanto avanti negli anni. È sempre più frequente. Da una parte sono diminuiti, per fortuna, i giovani vittime di incidenti stradali, dall’altra sono migliorate le tecniche e le capacità di noi chirurghi. La qualità degli organi non dipende dall’anno di nascita ma da tanti altri fattori».
Quello di Annita non è un record. Ci sono precedenti in Italia di donatori ultra novantenni, anche se rari. Massimo Cardillo, direttore del Centro Nazionale Trapianti, da tecnico non si stupisce. Ha presentato recentemente i dati dell’attività 2018: «La media anagrafica dei donatori è 63 anni rispetto ai 52 del 2004. Il 10% degli organi utilizzati provengono da persone con più di 82 anni. La qualità dei reni non è legata all’età, più difficile il fegato. Il cuore invece non è quasi mai utilizzabile». Gli organi donati dagli anziani però vengono assegnati a pazienti sopra i 60 e non a quelli più giovani. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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