Lo sfogo di Catia: «Non trova lavoro perché dicono che sembro un uomo»

Pubblicato mercoledì, 22 maggio 2019 ‐ Corriere.it

Dopo l’ennesima porta in faccia ricevuta, ha scritto un post sui social per sfogarsi. «Questo mese ho girato come una matta per trovare un lavoro, ma ho incontrato solo gente, che io reputo ignorante, che mi ha guardata e mi ha detto che ho un aspetto maschile e che il mio fisico non rispetta i loro criteri». Catia, residente in Borgo Vittoria di 32 anni, ha alle spalle una decina di anni trascorsi a lavorare in alcuni bar, locali e mense nel torinese. Insomma, vanta un curriculum di tutto rispetto che garantisce professionalità e serietà. Se non fosse per il suo aspetto fisico curato, ma poco femminile, diventato improvvisamente un problema. «In corso Francia, un barista mi ha strappato in faccia il curriculum che gli avevo appena consegnato. Mi ha deriso spiegandomi che cercava solo ragazze di bella presenza».
Quando si è lasciata andare su Facebook, Catia non pensava di ricevere tanti messaggi di solidarietà. «Li ho letti tutti, mi hanno dato forza», ammette la donna che ha scelto di raccontare le sue disavventure «perché — spiega — mi è venuto il dubbio di essere un problema e che tutto il mondo la pensasse così». Si è sentita soffocare. Complice la stancante corsa per trovare una nuova occupazione. «Sono disposta a tutto per poter guadagnare qualcosa, ma pretendo qualcosa di serio». Scartate a priori le offerte di quelle aziende che vendono contratti di elettricità e gas in cambio di qualche provvigione, Catia si dice disponibile a diventare imbianchina, addetta alle pulizie, commessa. «Nella mia vito ho fatto di tutto: ho scaricato le cassette al mercato e ho fatto le disinfestazioni — aggiunge la trentaduenne —. Ma il mio sogno è la ristorazione». Ha studiato per questo. Dopo aver frequentato il liceo artistico Cottini, si è diplomata all’alberghiero Beccari di via Paganini e ha conquistato anche il certificato finale di un corso di contabilità organizzato dalla Regione. Pezzi di carta a cui abbina una lunga esperienza sul campo.



«Ho lavorato due anni nella cucina della residenza Principe Oddone, sette mesi, quando ero giovane, all’hotel Jolly Ambasciatori e tre anni al bar-pizzeria 393 di Carmagnola». Da un annetto, salvo qualche impegno saltuario, è a spasso dopo aver abbandonato il bar di un circolo privato dove non la pagavano. Ma non si è data per vinta e, stampati oltre 50 curriculum, ha deciso di fare la spola tra i locali che cercavano nuove dipendenti. «Ma la risposta è stata quasi sempre la stessa. Vogliamo qualcuna di diverso...». Poi, diverso da chi? Catia ha i capelli a spazzola, un piercing, un fisico poco slanciato «ma — dice quasi gridando — non ho l’aspetto di una barbona e quando mi vado a presentare indosso sempre la camicia, la giacca e anche la cravatta». Uniforme elegante come va di moda in molti uffici. Ma evidentemente non nei bar e nei ristoranti di questa città. «Anche se non sono una modella, non mi reputo “un cesso”. In questo settore, sembra non interessare la bravura, la pazienza, l’esperienza con i clienti».
In corso Vinzaglio, al telefono un ristoratore conosciuto si è detto molto interessato al curriculum di Catia, ma, al momento delle presentazioni, il proprietario le ha dato il benservito alla solita maniera. Peggio è andata in via Cigna. «Il responsabile di questo bar, che cercava una ragazza, mi ha detto che non sono abbastanza femminile perché non porto la gonna e non avrei attirato i clienti». Catia, allora, non ci ha visto più e ha risposto sdegnata: «Se è così, sono io che non voglio lavorare in un bar che ha questa considerazione delle donne».

Tag: #Torino #Cronaca

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