La tomba del nobile egizio di 4.300 anni fa. Colori ancora vivaci

Pubblicato lunedì, 15 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Nella necropoli di Saqqara, a sud del Cairo, le autorità egiziane hanno comunicato la scoperta, lo scorso marzo, della tomba di un alto funzionario della V dinastia dell’Antico Regno (tra il 2500 e il 2300 a.C. circa). Realizzato in blocchi di calcare bianco, il sepolcro si distingue dagli altri per il suo design particolarmente sofisticato, dovuto senz’altro al rapporto privilegiato del defunto, un nobile di nome «Khuwy», con il faraone Djedkare Isesis, l’ottavo e penultimo sovrano della V dinastia, la cui piramide è poco distante. Khuwy potrebbe essere stato un parente del sovrano, oppure l’originalità architettonica potrebbe essere dovuta a specifiche riforme amministrative e religiose di quel regno, durato 40 anni e ancora poco conosciuto. Sono stati ritrovati anche la mummia di Khuwy e frammenti dei vasi canopi che contenevano gli organi interni (tranne il cuore) del morto.
A forma di L, la tomba è costituita da uno stretto tunnel simile a quello presente nelle piramidi, che conduce a un’anticamera e poi a una camera funeraria riccamente decorata di iscrizioni e dipinti dai colori vivaci, in eccezionale stato di conservazione. Il defunto è raffigurato nei rilievi dipinti seduto a un tavolo colmo d’offerte; ci sono poi scene rituali con processioni, sacrifici animali, e imbarcazioni sacre, dipinte con una resina verde e oli vegetali usati nel processo di imbalsamazione, che sono rimasti intatti per oltre quattromila anni.



La stessa équipe ha scoperto di recente altre tombe risalenti alla V dinastia, e una colonna di granito con incisa un’iscrizione alla regina Setibhor, probabilmente la sposa dello stesso Djedkare Isesis. Saqqara è un sito di grande importanza, poiché fu la necropoli ufficiale della città di Menfi, capitale d’Egitto per due millenni, ed è stata al centro di molte scoperte anche recenti. L’anno scorso sono state trovate la tomba di un alto sacerdote, completa di dipinti intatti e oltre 40 statue; poi una mummia con una maschera d’argento dorato collocata in una sorta di laboratorio di imbalsamazione; infine un complesso funerario con più di cento gatti e scarabei mummificati. L’Egitto ha sempre dimostrato grande attenzione per i ritrovamenti archeologici, nella speranza che diano una spinta al turismo, in graduale ripresa dopo la crisi del 2011.

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