I «nonnetti» che rubarono a Kim Kardashian diventano un fumetto

Pubblicato sabato, 25 gennaio 2020 ‐ Corriere.it

PARIGI Due giorni fa si è chiusa a Parigi l’inchiesta sulla clamorosa rapina a mano armata della notte tra il 2 e il 3 ottobre 2016, quando al numero 7 di rue Tronchet due universi lontanissimi vennero per qualche minuto in contatto. La modernità Instagram della «celebre in quanto celebre» Kim Kardashian, star americana dei reality allora 35enne, sposata al divo dell’hip hop Kanye West, da una parte; e la banda dei papys, i nonnetti, dall’altra. Vecchie glorie della malavita francese capeggiati da Aomar Aït Kedache, 63 anni, detto Omar il Vecchio, aiutato da Yunice Abbas, 66 anni, meccanico in nero, diabetico e cardiopatico, che ha accettato il ruolo di palo per pagare i debiti e la non più rinviabile operazione alle coronarie.
Un bottino di nove milioni di euro, il più importante degli ultimi vent’anni, e una risonanza mondiale per un’operazione che è andata storta subito e si conclusa come era inevitabile, con l’arresto dei banditi rimasti al XX secolo. Tutto comincia con la tardiva voglia di indipendenza di Omar il Vecchio, già rapinatore di banche riciclato nel traffico di stupefacenti, che vive sotto la falsa identità di Pascal Larbi (un cameriere della sua brasserie) a casa di Christiane Glotin detta «Cathy», 73 anni, già due volte vedova di banditi. L’anziana signora è apprensiva, controlla gli orari e gli affari di Omar, che sogna un ultimo colpo per liberarsi delle ristrettezze e dello sguardo arcigno di Cathy.



In un caffè del Marais Omar il Vecchio viene a sapere dal barista Florus, 44enne ex sociologo amico di pregiudicati, che sta per arrivare in città «la moglie di una star, un rapper americano». Omar non sa chi sia Kim Kardashian, ma l’informatore lo accompagna in un negozio di telefonini lì vicino, e mostra a lui e ad altri possibili complici una novità meravigliosa: Internet, con tutte le informazioni che Instagram può fornire senza sforzo, ovvero le foto della Kardashian, le immagini dei gioielli e in particolare dell’anello di fidanzamento regalatole da Kanye West, con un diamante da 18 carati e quattro milioni di dollari. Omar il Vecchio non crede ai suoi occhi: abituato alle banche, una giovane e ingenua americana gli sembra una preda facile.
Grazie alla soffiata dell’autista e addetto alla sicurezza di Kardashian, amico di Florus, Omar il Vecchio compie qualche appostamento al «No Address», la residenza neanche tanto segreta delle star americane — da Madonna a Leonardo DiCaprio — per i soggiorni parigini. Compra tre bici che serviranno alla fuga sul sito Le Bon Coin (sorta di Secondamano francese), recluta l’algerino Yunice Abbas dal cuore traballante, Pierre Bouianere detto Le Gros Pierrot, 75 anni, una carriera di rapinatore sulla Costa Azzurra, che sale da Grasse a Parigi apposta, poi Didier Deubreucq detto Occhi Blu, 64 anni dei quali 23 passati in prigione, e Marceau Baum-Gertner, 61enne falsario che conosce i commercianti di diamanti di Anversa e tornerà utile per provare a piazzare la refurtiva.
Il 29 settembre 2016, Kim Kardashian arriva a Parigi per la settimana della moda, dove a una festa si presenterà mascherata da lingotto d’oro. Il 2 ottobre, l’ultima sera del soggiorno parigino, la banda entra in azione. Due arrivano a piedi, tre in bicicletta. Nella corte del No Address si infilano i bracciali con la scritta «Police» e i passamontagna. Il guardiano sulle prime pensa a una squadra dell’anti-terrorismo, poi i banditi lo obbligano ad accompagnarli all’appartamento dove Kim Kardashian, lasciata sola dalle sorelle andate in discoteca, sta guardando la tv. I rapinatori sono anziani ma determinati, gridano «la ring, la ring!» alla star che è terrorizzata e non capisce, finché il guardiano-ostaggio spiega che vogliono l’anello di fidanzamento. Kim Kardashian racconterà poi che era seminuda coperta solo da un accappatoio e «ero certa che volessero violentarmi, invece quello che sembrava il capo mi ha presa in braccio come una bambina e mi ha portata nella sala da bagno».
La legano e le mettono nastro adesivo sulla bocca. Hanno guanti e i volti coperti, ma lasciano tracce Dna ovunque. «Non potevo immaginare che bastasse un capello per ritrovarmi», dira poi Omar. I pasticci continuano, Yunice scappa in bicicletta ma una gomma si buca e lui cade per terra. Si rialza e ricomincia a pedalare ma la borsa piena di gioielli si impiglia nella ruota e lo fa cadere di nuovo, mentre orecchini e collane si spargono sull’asfalto. Raccoglie tutto ma dimentica una croce tempestata di diamanti, infine riesce a raggiungere la sua casa popolare di Raincy.
La polizia li identifica in pochi giorni grazie al Dna, li segue controllando i telefonini, li fotografa mentre prendono tranquillamente il caffè tutti assieme seduti ai tavolini all’aperto di un bar. Se il colpo è stato facile, l’arresto ancora di più. Il processo comincerà nei prossimi mesi. Intanto il 6 marzo uscirà «Fashion Week» (Dargaud), l’album a fumetti di Joann Sfar, uno dei migliori autori francesi, che da regista porterà poi la storia anche al cinema in una «commedia femminista sul crepuscolo del patriarcato».

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