Gli arazzi di Raffaello tornano a casa  nella Cappella Sistina Video

Pubblicato lunedì, 17 febbraio 2020 ‐ Corriere.it

Occasione straordinaria e irripetibile per ammirare un Raffaello poco noto al grande pubblico. I Musei Vaticani espongono nella Cappella Sistina solo dal 17 al 23 febbraio, per il quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520), i magnifici arazzi degli Atti degli Apostoli con le storie delle vite di San Pietro e di San Paolo. Adornano i grandi riquadri in basso della Cappella Sistina, ideati proprio poter accoglierli. Raffaello realizzò i cartoni preparatori tra il 1515 e il 1516: le opere vennero poi spedite per la realizzazione a Bruxelles, nella bottega del tessitore Pieter van Aelst. I dieci arazzi giunsero infine in Vaticano tra il 1519 e il 1521.
Come spiega la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta: «Pochi mesi prima della prematura e improvvisa scomparsa dell’artista, il 26 dicembre 1519, i primi sette arazzi vennero esposti alla presenza del suo committente, papa Leone X, che volle così completare idealmente il ciclo michelangiolesco e le altre opere pittoriche delle pareti (Botticelli, Pinturicchio, Ghirlandaio). Il cerimoniere della Cappella Papale, Paris de Grassis, annotò che a universale giudizio non si era mai visto niente di più bello al mondo. L’intenzione dei musei del Papa è condividere la stessa Bellezza in omaggio al divino Raffaello a cinquecento anni di distanza. Per comprendere bene Raffaello, bisogna venire in Vaticano».
Gli arazzi, estremamente delicati e sottoposti a continui monitoraggi, sono di solito conservati nelle Collezioni Vaticane ed esposti a turno nel Salone di Raffaello della Pinacoteca Vaticana. Si tratta di una irripetibile rievocazione storico-artistica dell’uso degli arazzi, esposti durante le più solenni funzioni religiose. La sorprendente monumentalità delle due storie di Pietro e Paolo dialoga e si confronta con la grandezza del Michelangelo della Volta e del Giudizio Universale.
Si esce dalla visita quasi storditi da un sovraccarico di bellezza, soprattutto dalla maestria non solo formale ma anche narrativa di Raffaello, dalla sua capacità di tradurre la Fede in ogni singola scena spettacolare, capace di attirare l’attenzione e l’anima più segreta di qualsiasi visitatore.
L’omaggio, curato da Alessandra Rodolfo — curatore dei Reparti Arazzi e Tessuti — è stato possibile grazie a un corale sforzo della macchina dei Musei Vaticani. L’uso cerimoniale degli arazzi è stato pazientemente ricostruito in anni di studi sulle scarne notizie storiche sulle cerimonie solenni in cui venivano esposti. Raffaello non potè mai ammirare tutti gli arazzi finiti ed esposti nella Cappella Sistina. Questo privilegio tocca oggi a noi, spettatori ammirati del 2020: la riprova di un genio assoluto, di un supremo Maestro.

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