Gabriel strangolato: piangeva mentre i genitori erano appartati

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

«Il bambino piangeva, e lui gli ha dato due schiaffi». Donatella Di Bona lo racconta nella sua confessione davanti al pm e ai carabinieri. Accusa l’amante Nicola Feroleto di aver assistito senza fare nulla mentre lei strangolava il piccolo Gabriel nel pomeriggio del 17 aprile scorso. Un omicidio agghiacciante con un movente assurdo: il bimbo disturbava la coppia che si era appartata in auto per fare sesso. Ma prima il padre, in carcere con la donna per concorso in omicidio aggravato, avrebbe picchiato il piccolo colpevole soltanto di piangere.
Giorno dopo giorno emergono particolari sconvolgenti sulla tragica fine riservata al bambino nelle campagne di Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone. Per fare chiarezza su alcuni aspetti e individuare le effettive responsabilità di Feroleto, lunedì prossimo scenderà in campo anche il Ris dei carabinieri per accertamenti tecnici irripetibili sul telefonino del 48enne che ha cercato di costruirsi un alibi, poi smontato dagli investigatori dell’Arma, chiedendo alla compagna, Anna Vacca (con la quale convive con un altro figlio quindicenne a Villa Santa Lucia, vicino Piedimonte), di riferire a chi indaga che lui era rimasto con lei dalle 14 alle 16.30 di quel pomeriggio. Una bugia che ha resistito 48 ore. Poi Feroleto è finito in carcere.



Per il gip Salvatore Scalera avrebbe solo assistito all’omicidio senza fare nulla per salvare il bimbo, pur sussurrando all’amante e al bambino: «Vi levo dal mondo». Mentre la madre uccideva il piccolo dopo essere scesa dall’auto, lui, secondo la versione di Donatella, «un po’ guardava, un po’ si voltava. Guardava in alto, di lato, verso la macchina. No, lui non ha fatto niente, non gli importava. Non gli ha messo una mano addosso per non essere incolpato». Eppure qualche minuto prima lo avrebbe fatto lo stesso.
Scene che mettono i brividi solo a pensarci. Per la madre di Donatella, Rocca Di Branco, la nonna del piccolo, distrutta dal dolore, invece il coinvolgimento di Nicola Feroleto sarebbe stato diretto. «Mia figlia non sarebbe mai stata capace di fare una cosa del genere, quell’uomo è un assassino, ha minacciato di bruciarci tutti se avessimo parlato», ha detto la donna, ora assistita dai servizi sociali del Comune.
Davanti al gip Feroleto è apparso notevolmente confuso. Ha fornito quattro diverse versioni, ha ripetuto di non essere stato presente al fatto. Ma una testimone lo colloca in borgata Volla dove abitava la famiglia del piccolo Gabriel, un’ora e mezzo prima della morte del bambino. Ci era arrivato in auto, una Punto, con la quale si sarebbe poi allontanato proprio insieme con Donatella e il figlioletto. Che alle 16 circa lei ha riportato indietro, a piedi e da sola, ormai esanime.

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